La professione del commercialista sta attraversando in questi periodi una fase di cambiamento quasi strutturale per quanto riguarda i contenuti del “mestiere” e le nuove competenze che devono entrare in gioco. Si parla di una vera e propria trasformazione culturale che la categoria deve essere in grado di accettare, metabolizzare e implementare: un processo che richiederà adeguati tempi. I cambiamenti richiesti hanno e avranno sempre più un impatto sul rapporto professionale con i clienti (si parla soprattutto delle PMI) e, nel caso specifico, con i temporary manager chiamati dai clienti stessi ad operare nell’area finanza, amministrazione e controllo. Qui il rapporto assume particolare delicatezza, stanti i rischi di potenziali sovrapposizioni con gli interventi manageriali, a maggior ragione per le implicazioni derivanti dalla trasformazione in legge della PDL 2474 (già trattata in queste pagine). Non è un caso che ad oggi, sui tanti progetti temporary realizzati con PMI, quelli relativi all’area finanza siano del tutto marginali (come del resto, sia pure per motivi diversi, quelli relativi all’ambito HR!). Il macro tema dell’evoluzione del ruolo è stato oggetto di un interessante convegno “L’evoluzione del ruolo del commercialista nell’era dell’Intelligenza Artificiale: competenze, strumenti e nuove prospettive” tenutosi lo scorso 15 Aprile presso la sede del Circolo Ufficiale Pio IX a Roma, di cui segue la sintesi dei principali interventi.
L’avanzamento dell’Intelligenza Artificiale e l’automazione crescente dei processi stanno segnando un cambiamento epocale non solo nelle aziende ma anche in numerosi ruoli professionali. Il Convegno ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra commercialisti e professionisti di vari settori. Il vero salto culturale sta nel considerare l’IA non come uno strumento tecnologico da acquistare e implementare, ma come un agente di trasformazione organizzativa e lavorativa. L’evoluzione apportata dall’avvento dell’intelligenza artificiale nella quotidianità dell’attività professionale richiede una vera e propria trasformazione culturale e un ripensamento delle competenze. Per governare questo cambiamento, il commercialista deve evolvere il proprio bagaglio tecnico e relazionale dalla conformità alla consulenza di valore e alla specializzazione in nuovi ambiti. Saranno sempre più richieste competenze in settori critici come la crisi d’impresa, la sostenibilità (report ESG), la gestione della compliance digitale, nonché la consulenza strategica, l’analisi finanziaria e la pianificazione aziendale. Il Convegno promuovendo un approccio multidisciplinare ha voluto evidenziare le competenze e gli strumenti necessari per affrontare il cambiamento in atto e rafforzare il ruolo del commercialista come partner strategico per le imprese.
L’intervento di Maria Grazia De Angelis ho sottolineato come questo scenario richieda anche ai commercialisti di ripensare il proprio ruolo e di esplorare nuove opportunità. In un mondo con informazioni eccessivamente semplificate dal web, il professionista rimane il garante della correttezza dei dati e delle norme nel rapporto tra imprese ed enti pubblici. Ogni consulenza, ogni parere, ogni bilancio che viene redatto ha un impatto diretto sul benessere delle imprese, delle famiglie, delle Istituzioni e, in ultima analisi, sulla crescita dell’intero paese. Quello che vogliamo sottolineare oggi è che, mentre ci dedichiamo con competenza al nostro lavoro, non dobbiamo mai perdere di vista l’importanza di agire con lungimiranza. La sfida è quella di essere in grado di ridefinire l’identità del proprio ruolo. Ma la vera sfida per un commercialista è convincere l’imprenditore ad adottare nuovi approcci e nuovi strumenti e di guidarlo superandone le resistenze. Questo richiede soft skills specifiche raramente insegnate nei percorsi formativi tradizionali. La capacità di comunicare concetti complessi in modo comprensibile, l’abilità di gestire obiezioni senza entrare in conflitto, la competenza nel change management per guidare trasformazioni organizzative delicate.
Il cambiamento di ruolo è stato al centro dell’intervento di Maurizio Quarta, Managing Partner di Temporary Management & Capital Advisors: prendendo spunto dal Progetto di Legge 2474 attualmente in itinere, ha sottolineato come nelle PMI sia essenziale la collaborazione virtuosa tra professionisti (commercialisti in particolare) e temporary manager. Si è poi soffermato su alcuni dei passaggi critici nell’attuale formulazione del testo. In particolare: sui requisiti del temporary manager (il TM non ha a che fare con appartenenza a ordini, titoli accademici, o dato anagrafico puntuale) e sul rischio di escludere le altre aree professionali e di non rappresentare il mercato reale; sull’utilizzo dell’EBITDA (un solo indicatore può essere inadeguato); sulla durata minima di 6 mesi, che può essere eccessiva specie per aziende molto piccole e ignora forme di supporto part time; sulla mancata considerazione di altre dimensioni non immediatamente misurabili , ad esempio il miglioramento delle competenze ESG (richieste dal sistema bancario), la sostenibilità dei processi produttivi, la digitalizzazione consapevole e pilotata e la gestione delle risorse umane.
Ha anche ricordato come, attraverso i fondi, sia possibile finanziare la parte “formativa” di progetti di temporary management nelle PMI. Nella quasi totalità dei casi, infatti, le PMI utilizzano temporary anche e soprattutto per acquisire competenze manageriali: questa parte “formativa” dell’intervento può essere scorporata e finanziata con i fondi interprofessionali.
Secondo Giovanni Galvan, esperto di formazione finanziata, “i Fondi Interprofessionali, utilizzando lo 0,30% dei contributi obbligatori, rappresentano lo strumento principale con cui le imprese possono finanziare la formazione dei lavoratori per accrescerne le competenze, Solo una consapevole analisi dell’accessibilità può aiutare le imprese a districarsi in questo complesso scenario, in questo senso è strategico il supporto di uno specialista”.
Nel suo intervento ha ripercorso l’origine normativa dei Fondi e il loro sviluppo a partire dal 2003, evidenziandone la crescita e la differenziazione settoriale, nonché una panoramica dei principali Fondi, delle risorse gestite e della platea di imprese e lavoratori coinvolti.
Ha sottolineato inoltre la forte frammentazione dell’offerta pubblica e la scarsa consapevolezza delle imprese rispetto alle opportunità disponibili.
Guido Massimiano, Partner Agesvin – società di finanza agevolata, ha delineato un’altra fonte a cui le aziende possono accedere per il loro finanziamento: lo strumento della finanza agevola come leva per lo sviluppo finanziario di start up e PMI e come incentivo per gli imprenditori all’assunzione del rischio legato all’avvio di piani di investimenti. In tal senso il ruolo del commercialista è quello di supportare il cliente nell’individuazione della misura più idonea e nella pre-fattibilitá del suo finanziamento agevolato, potendosi anche avvalere di un professionista partner per la scelta dello strumento e per la presentazione della relativa domanda.
Secondo Alfonso Selva – Consulente Finanziario “la collaborazione tra commercialista e consulente finanziario diventa oggi un presidio fondamentale per accompagnare le aziende nel…
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Maria Grazia De Angelis e Maurizio Quarta
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