Fra i primi nove mesi del 2025 e lo stesso periodo del 2026 Mediobanca ha prodotto 239,8 milioni di ricavi aggiuntivi e ha ridotto gli oneri operativi di 5,2 milioni. La somma dei due movimenti vale 245 milioni, quasi l’intero incremento del margine operativo lordo. L’espansione commerciale è passata così nel conto economico con una dispersione minima sulla base dei costi.
Periodo confrontato: i dati 2025 coprono il tratto compreso fra il 1° gennaio e il 30 settembre e sono stati rielaborati su basi omogenee, includendo gli effetti retrospettivi della regola IAS 40 adottata per gli immobili detenuti a investimento.
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La crescita operativa vale 245 milioni in più
Il margine di interesse sale dell’1,9%, da 1,4732 a 1,5019 miliardi e le commissioni nette avanzano dell’1,2% fino a 677,2 milioni. Il margine primario cresce così dell’1,7%, un passo più lento dell’espansione complessiva dei ricavi.
La spinta ulteriore arriva dalle partecipazioni e dall’attività sui mercati. La voce che riunisce dividendi e utili delle partecipate raggiunge 477,9 milioni, il 20,7% in più; negoziazione e valutazioni al fair value, comprese le cessioni, salgono a 228,9 milioni, con un incremento dell’84,4%. La perdita netta sulle coperture si restringe da 18,4 a 2,6 milioni e gli altri proventi di gestione si attestano a 42,3 milioni.
La base di costo racconta l’altra metà del movimento. Le spese per il personale aumentano dell’1,6% a 645,7 milioni, mentre le altre spese amministrative scendono del 4,3% a 411,1 milioni. Le rettifiche su attività materiali e immateriali salgono a 86 milioni. Il rapporto fra costi e ricavi passa dal 42,7% al 39,1%: su cento euro di ricavi, poco più di trentanove vengono assorbiti dalla macchina operativa.
La fiscalità assorbe 112,1 milioni in più
L’utile prima delle imposte aumenta di 198,7 milioni e raggiunge 1,4896 miliardi. Il prelievo fiscale cresce di 112,1 milioni, da 278,8 a 390,9 milioni. Il 56,4% dell’incremento ante imposte viene assorbito dalle tasse, una quota che spiega la distanza fra il progresso operativo e quello dell’utile attribuibile agli azionisti.
L’aliquota effettiva sale dal 21,6% al 26,2%. Mediobanca collega l’aumento alla legge di bilancio 2026, che ha introdotto la parziale indeducibilità degli interessi passivi ai fini IRES e IRAP e ha innalzato di due punti percentuali l’aliquota IRAP applicabile al settore.
Nel confronto entrano anche partite straordinarie di natura diversa. Il 2026 contiene 42,5 milioni di oneri di ristrutturazione e integrazione; il periodo precedente includeva 56 milioni di oneri per operazioni straordinarie. La valutazione al fair value di attività materiali e immateriali genera 27,6 milioni nel 2026, mentre le cessioni di investimenti aggiungono 5,8 milioni. Guardare soltanto alla riga finale nasconderebbe questo incrocio di costi e proventi irripetibili.
Settembre chiude un trimestre da 378,9 milioni
Fra luglio e settembre i ricavi raggiungono 977,4 milioni, il 15% in più sull’anno e il 3% in meno sul trimestre precedente. L’utile netto è pari a 378,9 milioni, con una crescita del 30% sull’anno e una flessione sequenziale del 2%. Il rallentamento dal picco di giugno resta circoscritto, pur coincidendo con la normalizzazione delle attività CIB dopo il trimestre record.
Il confronto con i 291 milioni dello stesso trimestre 2025 parte da 128,4 milioni di ricavi aggiuntivi. Gli oneri operativi aumentano di 8,4 milioni e le rettifiche sul credito di 20,3 milioni; il risultato operativo netto guadagna comunque 100,5 milioni e raggiunge 521,3 milioni. L’utile prima delle imposte arriva a 499 milioni, le tasse incidono per 115,6 milioni e la quota destinata a terzi ammonta a 4,5 milioni.
Il CIB raggiunge 689 milioni con più credito alle imprese
Corporate & Investment Banking porta i ricavi a 689 milioni, il 14% in più e l’utile netto a 233 milioni, con un aumento del 27%. Il rapporto costi-ricavi scende al 46% e il costo del rischio resta a 5 punti base. La divisione combina così espansione commerciale e qualità del portafoglio.
L’Advisory genera 197,4 milioni nei nove mesi, il 3,3% in più e Markets arriva a 203,1 milioni, con un balzo del 44,3% sostenuto da operazioni su titoli di Stato e derivati di credito, affiancate dal collocamento di certificates. L’Equity Capital Markets contribuisce per 18 milioni. Nel terzo trimestre il CIB produce 197 milioni di ricavi, il 17% in più sull’anno e il 27% in meno sul trimestre, una variazione legata alla stagionalità estiva e al picco raggiunto fra aprile e giugno.
I finanziamenti alla clientela della divisione salgono a 21,9 miliardi, il 15,9% in più sull’anno; 17,9 miliardi appartengono al Large Corporate. La collaborazione con MPS è già attiva nelle aree Markets e Lending, un passaggio commerciale visibile anche prima di qualunque semplificazione societaria.
Compass supera 7,9 miliardi di nuove erogazioni
Il Consumer Finance registra 7,9428 miliardi di nuovi prestiti, il 12% in più, favorito dalla distribuzione diretta e dal contributo della rete MPS. Lo stock dei finanziamenti sale a 17,7485 miliardi, con una crescita annua dell’8,9%. I ricavi arrivano a 1,001 miliardi e le spese scendono a 270 milioni, portando il rapporto costi-ricavi al 26,9%.
L’utile della divisione si ferma a 301,3 milioni, il 4,4% in meno. La ragione emerge appena si segue il credito: le rettifiche aumentano da 206,2 a 249,6 milioni e il costo del rischio raggiunge 186 punti base. Nei nove mesi sono stati utilizzati 44 milioni di overlay, con 79 milioni ancora disponibili; la fiscalità della divisione sale da 158,5 a 171,2 milioni.
Compass sta allargando i volumi in un periodo nel quale il rendimento dei nuovi impieghi si adegua gradualmente ai tassi più elevati. La redditività corrente rimane ampia, mentre accantonamenti e imposte trattengono una parte maggiore del margine prodotto.
Wealth Management torna alla raccolta positiva
Le attività finanziarie della clientela si attestano a 117 miliardi, l’1% in più sull’anno e stabili sui livelli di giugno. Nel terzo trimestre la raccolta netta torna positiva per 700 milioni, trainata dal risparmio gestito. La rete distributiva non arretra nel trimestre, un segnale che pesa dopo gli interventi di retention avviati nei mesi precedenti.
I ricavi restano vicini a 680 milioni. Le commissioni di gestione salgono del 9,3% a 341,3 milioni e quelle bancarie crescono del 9,5% a 70,1 milioni; le commissioni iniziali scendono da 90,8 a 61,8 milioni. Il totale commissionale si riduce così del 3,4%, pur mostrando una composizione più legata alle masse amministrate nel tempo.
I costi ammontano a 450 milioni e scendono del 2% escludendo le spese di retention. Il rapporto costi-ricavi è al 66%. L’utile netto raggiunge 129 milioni, il 22% in meno e incorpora 27,8 milioni di oneri non ricorrenti insieme a una pressione fiscale superiore.
Insurance contribuisce con 475 milioni di utile
Insurance & Principal Investing genera 513 milioni di ricavi, il 23% in più e 475 milioni di utile netto, con un incremento del 18%. La divisione rappresenta quasi il 44% del risultato attribuibile a Mediobanca nei nove mesi, una quota che rende evidente il peso della partecipazione in Assicurazioni Generali.
Il contributo entra nel conto economico attraverso la porzione di utile attribuita alla partecipata, con una natura diversa dai ricavi prodotti da commissioni o margine di interesse. La crescita del gruppo assicurativo accresce il risultato della divisione nello stesso periodo e accentua la dipendenza del consolidato dall’andamento di Generali.
Prestiti a 65 miliardi e capitale sopra i requisiti
Il totale attivo sale a 113,1316 miliardi. I prestiti alla clientela raggiungono 65,0033 miliardi, l’8,4% in più sull’anno e il 3,9% sopra giugno; la componente commerciale vale 57,9 miliardi e cresce del 9%. La maggiore espansione del credito si concentra nel CIB e nel Consumer Finance.
I crediti deteriorati lordi ammontano a 1,2003 miliardi. La loro incidenza resta all’1,81% degli impieghi lordi e allo 0,76% di quelli netti. La normalizzazione del credito al consumo concentra la gran parte delle rettifiche, mentre le altre divisioni conservano indicatori di qualità più stabili.
Il coefficiente fully loaded si colloca al 14,7%, includendo gli effetti completi del CRR III con esclusione del FRTB. Il Total Capital Ratio è al 17% e il leverage ratio al 6,7%. Nel trimestre la misura phase-in arretra di circa 90 punti base per l’aumento dei volumi, le deduzioni prudenziali, le riserve OCI e l’ipotesi di distribuzione integrale dell’utile maturato.
Il requisito MREL raggiunge il 35,2% degli attivi ponderati per il rischio e il 15,6% dell’esposizione usata nel leverage ratio. L’utile per azione è pari a 1,34 euro, quello rettificato a 1,39 euro; il patrimonio netto per azione sale a 14,7 euro e il patrimonio per azione depurato dagli intangibili resta a 12,1 euro.
Le previsioni ammettono un ritmo più basso nel quarto trimestre
Il passo accumulato nei primi tre trimestri supera già gli intervalli indicati per l’intero 2026. La conferma comunicata a novembre incorpora una normalizzazione fra ottobre e dicembre: un ultimo trimestre meno rapido lascerebbe ancora il gruppo sulle traiettorie annunciate.
Fra il costo del rischio maturato e la soglia annuale restano due punti base. La distanza lascia un margine moderato per rettifiche più alte nell’ultimo trimestre; la misura annuale dipenderà anche dalla consistenza media degli impieghi. Il Consumer Finance viaggia su livelli molto più elevati della media di gruppo. La guida esprime il traguardo attraverso tassi di crescita e soglie di rischio, lasciando privo di una cifra autonoma l’utile del solo quarto trimestre.
Mediobanca resta quotata sotto il controllo di MPS
MPS detiene il 86,35% del capitale di Mediobanca. Il progetto di incorporazione non avrà esecuzione, poiché l’assemblea straordinaria di Monte dei Paschi non lo ha approvato il 29 ottobre. L’assemblea Mediobanca aveva espresso voto favorevole ma l’assenza del via libera della controllante ha fatto venir meno una condizione richiesta dall’operazione.
La banca di Piazzetta Cuccia prosegue come società quotata distinta all’interno del gruppo senese. Le sinergie commerciali hanno già lasciato traccia nei conti: la rete MPS contribuisce alle erogazioni Compass e la cooperazione con il CIB riguarda Markets e Lending. Il voto societario e il lavoro commerciale viaggiano su piani separati, come abbiamo raccontato nell’articolo dedicato all’assemblea del 29 ottobre.
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