rendimenti elevati (potenziali), ma tanti rischi (reali) — idealista/news


Negli ultimi anni tra le proposte avanzate dalle reti di consulenza finanziarie ai propri clienti vi sono anche i cosiddetti investimenti illiquidi,  un tempo riservati quasi esclusivamente agli investitori istituzionali ossia fondi pensione, compagnie assicurative e banche.

Questo cambiamento è legato a una trasformazione del mercato del risparmio gestito: da un lato la ricerca di rendimenti in un contesto di tassi più incerti, dall’altro l’evoluzione normativa europea che consente, a determinate condizioni, di proporre alcuni strumenti anche ai risparmiatori privati

In Italia, la Consob, l’autorità che vigila sui mercati finanziari in Italia, ha definito regole stringenti per gli intermediari finanziari nella distribuzione di prodotti illiquidi, per garantire che l’investitore sia pienamente informato sui rischi e sulla reale complessità dello strumento. Nonostante quest’obbligo in capo a chi colloca i prodotti, è opportuno che il singolo investitore, prima di valutarne l’inserimento nel proprio portafoglio comprenda le caratteristiche, i vantaggi e soprattutto i rischi.  In sintesi, l’innovazione dei mercati finanziari offre nuove opportunità, ma richiede anche un livello di conoscenza da parte dei risparmiatori ancora più elevato.

Cosa sono gli “investimenti illiquidi”

Per capire come funziona questa tipologia di investimento occorre partire dal concetto di liquidità.

Un investimento è considerato liquido quando può essere venduto facilmente sul mercato e trasformato in denaro in tempi brevi. È il caso, ad esempio, delle azioni quotate, delle obbligazioni negoziate sui mercati regolamentati o della maggior parte dei fondi comuni conformi alla normativa europea UCITS, che possono essere acquistati e venduti con relativa facilità.

Un investimento è invece illiquido quando non può essere convertito rapidamente in denaro oppure quando la vendita richiede tempi lunghi o comporta il rischio di dover accettare un prezzo di gran lunga inferiore al suo valore teorico.

Secondo la Consob, uno strumento finanziario è illiquido quando “presenta ostacoli oggettivi allo smobilizzo dell’investimento in tempi brevi e a condizioni di mercato eque”. La difficoltà nasce dal fatto che questi strumenti non vengono normalmente scambiati su mercati regolamentati caratterizzati da un continuo incontro tra domanda e offerta. Il loro valore viene quindi determinato attraverso valutazioni periodiche: non è quindi possibile ottenere un prezzo aggiornato in tempo reale.

Proprio perché il capitale rimane vincolato per diversi anni, gli investimenti illiquidi offrono generalmente quello che gli esperti definiscono “premio di illiquidità”: un rendimento potenzialmente superiore rispetto agli investimenti tradizionali, destinato a compensare l’investitore per la minore disponibilità del capitale.

Quali sono gli strumenti di investimento illiquidi

La categoria degli investimenti illiquidi comprende strumenti molto diversi tra loro, accomunati dalla difficoltà di essere venduti rapidamente sui mercati finanziari.

Tra i principali rientrano:

  • Private equity, cioè investimenti nel capitale di società non quotate con l’obiettivo di sostenerne la crescita e valorizzarle nel tempo.
  • Venture capital, destinato soprattutto a startup innovative e imprese nelle prime fasi di sviluppo, caratterizzato da un elevato potenziale di rendimento ma anche da un rischio particolarmente elevato.
  • Private debt, ovvero finanziamenti concessi direttamente alle imprese attraverso canali alternativi al credito bancario tradizionale.
  • Investimenti immobiliari, sia diretti sia attraverso fondi immobiliari chiusi.
  • Investimenti in infrastrutture, come reti energetiche, impianti per le energie rinnovabili, autostrade, aeroporti o reti di telecomunicazione.
  • Fondi di investimento alternativi (FIA), che possono investire in mercati privati, crediti, infrastrutture o altri attivi non quotati.
  • ELTIF (European Long-Term Investment Funds), strumenti europei pensati per finanziare l’economia reale e che, grazie alla recente evoluzione normativa, sono diventati più accessibili anche agli investitori retail.
  • Quote o azioni di società non quotate, per le quali non esiste un mercato regolamentato di riferimento.
  • Alcuni strumenti finanziari complessi, come obbligazioni non negoziate sui mercati ufficiali, polizze assicurative a contenuto finanziario particolarmente complesse, derivati OTC e alcune azioni di banche cooperative o popolari non quotate.
  • Hedge fund e altri fondi con finestre di rimborso limitate, nei casi in cui prevedano restrizioni all’uscita degli investitori.

In tutti questi casi l’investitore deve mettere in conto che potrebbero essere necessari mesi, o addirittura anni, prima di recuperare integralmente il capitale investito.

I vantaggi degli investimenti illiquidi

Nonostante i vincoli stringenti che li caratterizzano, gli investimenti illiquidi rappresentano oggi una componente sempre più importante nei portafogli dei grandi investitori istituzionali perché offrono alcuni interessanti vantaggi.

Il primo è rappresentato dal cosiddetto premio di illiquidità. Poiché il capitale rimane investito per periodi prolungati, spesso compresi tra cinque e dieci anni o anche oltre, l’investitore può ottenere rendimenti potenzialmente più elevati rispetto agli strumenti più facilmente negoziabili.

Un secondo beneficio riguarda la diversificazione del portafoglio. Gli investimenti nei mercati privati seguono dinamiche spesso differenti rispetto a quelle delle Borse. Questo significa che il loro andamento tende a essere meno influenzato dalle oscillazioni quotidiane dei mercati finanziari. Inserire una quota contenuta di investimenti illiquidi in un portafoglio già ben diversificato può quindi contribuire a ridurre la correlazione complessiva tra le diverse attività finanziarie.

Un ulteriore aspetto positivo è la possibilità di investire direttamente nell’economia reale, finanziando imprese non quotate, startup innovative, progetti infrastrutturali o iniziative immobiliari. Naturalmente questi vantaggi non costituiscono una garanzia di rendimento e il maggiore potenziale di guadagno rappresenta il corrispettivo di un rischio più elevato.

Quali sono i rischi?

L’elemento di rischio più evidente è proprio la scarsa liquidità. Se l’investitore dovesse avere improvvisamente bisogno del denaro investito, potrebbe non riuscire a vendere il proprio investimento in tempi rapidi oppure potrebbe essere costretto ad accettare un prezzo significativamente inferiore al valore stimato.

A questo si aggiungono altri fattori di rischio. Il primo riguarda la durata dell’investimento. Molti fondi alternativi prevedono un periodo minimo di permanenza durante il quale non è possibile richiedere il rimborso delle quote.

Esiste poi un problema di trasparenza nella valutazione. Non essendoci un mercato regolamentato che determina quotidianamente il prezzo degli strumenti, il valore viene aggiornato periodicamente sulla base di modelli valutativi e di stime effettuati da figure tecniche.

Un altro aspetto riguarda la complessità: gli investimenti illiquidi sono spesso caratterizzati da strutture contrattuali articolate e da costi più elevati rispetto ai fondi tradizionali . Infine, come per qualsiasi investimento, esiste il rischio di perdita anche significativa del capitale. Rendimenti potenzialmente più elevati non significano infatti rendimenti certi.

Per questo motivo la Consob raccomanda agli intermediari di verificare attentamente che questi prodotti siano coerenti con il profilo di rischio e con gli obiettivi dell’investitore, fornendo informazioni complete sui vincoli di durata e sulle difficoltà di disinvestimento.

A chi sono adatti gli investimenti illiquidi

Gli investimenti illiquidi non sono adatti a tutti. Secondo quanto indicato da Consob e da Banca d’Italia, chi vuole utilizzare questi strumenti per diversificare il proprio portafoglio deve avere alcune caratteristiche fondamentali.

Innanzitutto deve avere un orizzonte temporale lungo, perché il capitale potrebbe rimanere vincolato per molti anni. Di conseguenza, chi sceglie questi strumenti deve disporre di un’adeguata riserva di liquidità destinata alle esigenze impreviste. Nessun risparmiatore dovrebbe investire somme che potrebbero servirgli nel breve periodo per affrontare spese familiari, sanitarie o lavorative.

Occorre poi avere una buona tolleranza al rischio, essere consapevoli che il valore dell’investimento può oscillare nel tempo e accettare la possibilità di perdite anche rilevanti.

Un’altra caratteristica fondamentale è la diversificazione. Gli esperti consigliano generalmente di limitare il peso degli investimenti illiquidi a una quota contenuta del patrimonio complessivo, inserendoli all’interno di un portafoglio già ben diversificato tra strumenti liquidi, obbligazioni, azioni e altre attività.

In ogni caso, come per qualunque altro tipo di investimento, prima della sottoscrizione è opportuno leggere attentamente la documentazione informativa, verificare costi, durata, modalità di rimborso e scenari di rischio, chiedendo chiarimenti all’intermediario  che li ha proposti in caso di dubbi.


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 Rosaria Barrile

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