La casa non è una semplice merce, né un bene d’investimento da far fruttare sul mercato finanziario, ma il pilastro fondamentale su cui si regge la cittadinanza, l’accesso ai servizi e la tenuta sociale delle nostre comunità. Parte da questo assunto l’XI Rapporto sulle città «Non solo casa. Ripensare il sistema dell’abitare», curato dal Centro Nazionale di Studi per le Politiche Urbane (Urban@it) e edito da Il Mulino, presentato venerdì 6 novembre nel corso dell’incontro pubblico promosso dal Sunia di Varese (il sindacato inquilini della Cgil) e dalla Caritas della Zona Pastorale di Varese presso lo Spazio YAK del quartiere Bustecche.
L’iniziativa, moderata dalla professoressa Francesca Cognetti (Politecnico di Milano – CURA Lab), ha visto la partecipazione del curatore del report Carlo Cellamare (Università La Sapienza di Roma), dei ricercatori Paolo Grassi (Università Milano-Bicocca) ed Eduardo Barbera (Politecnico di Milano), oltre ai saluti introduttivi di Andrea Cazzolaro (Segretario Generale Sunia Varese) e Don Matteo Rivolta (Responsabile Caritas della Zona Pastorale di Varese).
L’Italia della povertà abitativa: i dati del Rapporto Urban@it
L’analisi scattata da Urban@it compone un quadro drammatico a livello nazionale. Nel 2024 si contano in Italia 1,53 milioni di famiglie in condizione di disagio abitativo acuto o grave, di cui ben il 78% vive in affitto.
A fronte di un fabbisogno enorme, il patrimonio di Edilizia Residenziale Pubblica (ERP) conta circa 769.000 alloggi, ma ne vengono assegnati appena 16.000 all’anno (pari al 2,1% dello stock complessivo), lasciando al palo oltre 350.000 famiglie utilmente collocate nelle graduatorie comunali. A questo si aggiunge la piaga degli alloggi pubblici inutilizzati: sono ben 63.730 gli appartamenti ERP sfitti in Italia perché privi dei fondi necessari per la manutenzione straordinaria.
«Il problema della casa in Italia è strutturale ed è legato a decenni di disimpegno dello Stato, a partire dal definanziamento del settore dopo l’eliminazione del fondo Gescal nel 1996», evidenziano i ricercatori nel volume. La scomparsa della produzione pubblica di alloggi popolari ha consegnato il settore interamente alle dinamiche del mercato privato, spingendo verso la svalutazione del diritto alla casa in favore della sua finanziarizzazione.
Affitti brevi, rincari e la morsa del mercato privato
Il report evidenzia come negli ultimi anni le distorsioni del mercato si siano consolidate attorno a due fenomeni convergenti:
L’esplosione delle locazioni turistiche brevi: nel 2024 si sono toccate le 754.000 unità immobiliari inserite su piattaforme come Airbnb (+52% rispetto al 2017), sottraendo alloggi alla residenzialità stabile e spingendo in alto i canoni nei centri urbani.
L’impennata dei prezzi di locazione: nell’ultimo anno i canoni a lungo termine sono cresciuti di oltre il 10% (con picchi quintuplicati rispetto al 2020), mentre oltre 2,5 milioni di famiglie italiane destinano più del 40% del proprio reddito alle spese per l’abitazione e le utenze.
Il risultato è un’ondata di sfratti che ha ripreso a correre dopo la parentesi pandemica (con 99.000 provvedimenti nel 2022 e 74.000 nel 2023) e la formazione di un’ampia “fascia grigia”: famiglie con redditi da lavoro che non hanno i requisiti per accedere alle case popolari ma al contempo non sono in grado di sostenere i prezzi del mercato privato o di accedere a un mutuo ipotecario.
Dal quadro nazionale alla realtà di Varese
La presentazione del report Urban@it si è intrecciata con i dati dell’indagine locale «Atlante e storie dell’edilizia pubblica a Varese», promossa da CURA Lab in collaborazione con il Sunia.
Anche nel capoluogo bosino le dinamiche nazionali trovano conferma puntuale: nel 2024 a Varese sono stati messi a bando solo 25 alloggi pubblici a fronte di oltre 300 domande, mentre la mappatura del patrimonio ha svelato la presenza di 422 alloggi sfitti complessivi tra la gestione ALER (253 appartamenti non assegnati) e quella del Comune (169 alloggi, di cui 96 da ristrutturare senza finanziamenti).
Durante la tavola rotonda conclusiva – che ha visto gli interventi di Roberto Molinari (Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Varese), Roberta Bettoni (Cooperativa Lotta contro l’emarginazione) e Oliviero Motta (Presidente Cooperativa Sociale Intrecci) – è emersa con forza la necessità di superare la gestione meramente emergenziale e settoriale delle politiche abitative.
Le proposte: rilanciare il ruolo pubblico e la governance territoriale
Per rispondere alla crisi dell’abitare, il Rapporto Urban@it indica una serie di leve strategiche e di indirizzi di policy per gli enti locali e le istituzioni nazionali:
Ripresa di un piano nazionale per la casa pubblica: garantire flussi di finanziamento certi e continui per il recupero del patrimonio sfitto e la nuova produzione pubblica a consumo di suolo zero.
Regolamentazione del mercato degli affitti: introduzione di strumenti di calmiere sui canoni e norme nazionali e locali per la gestione dei flussi di affitto breve turistico.
Potenziamento delle Agenzie Sociali per l’Affitto (ASA): creare soggetti pubblici e del terzo settore capaci di fare da garanti tra proprietari e inquilini, incentivando la locazione a canone concordato.
Integrazione tra casa e welfare di quartiere: applicare modelli come l’Housing First per le fragilità estreme e sviluppare interventi di rigenerazione urbana integrata che coniughino casa, servizi sociali, scuola e mobilità.
La serata allo Spazio YAK si è conclusa con un rinfresco a offerta libera a sostegno delle attività dell’unità distratta del Centro Diurno “Il Viandante”, testimoniando ancora una volta come la riflessione scientifica sulle politiche urbane debba camminare di pari passo con l’azione solidale sul territorio.
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