Per un tratto di serata la politica ha fatto la cosa più difficile: ha smesso di litigare. Poi, subito dopo, è tornata a fare quello che le riesce meglio: contendersi il racconto. Il Consiglio comunale di ieri sera ha avuto due tempi. Nel primo, quello della mozione ambientale sul fiume Sacco, maggioranza e opposizione hanno votato insieme. Nel secondo, quello sui lavori al Castello dei Conti, la tregua è saltata ed è tornata la battaglia.
Ma sarebbe un errore leggere la seduta solo come una serata di schermaglie. Perché dentro quei due punti c’è stato molto di più: un passaggio politico importante sull’ambiente, una nuova frattura sul Castello e anche un dato che inizia a vedersi sempre meglio, cioè la crescita di Alessandro Ciotoli dentro l’equilibrio della maggioranza.
Il Sacco, per una volta, mette tutti d’accordo
La prima fotografia è quella dell’unità. La minoranza, come scritto nel comunicato diffuso dai consiglieri del centrodestra Ugo Di Pofi, Alessia Macciomei e Ginevra Bianchini, ha votato in maniera unanime una mozione ritenuta fondamentale. E non è un dettaglio. Perché su un tema come l’Ambiente, e soprattutto sul Sacco, il voto comune non è soltanto un gesto di responsabilità: è un segnale politico.
La stessa Ginevra Bianchini, capogruppo di Fratelli d’Italia, nella sua dichiarazione di voto ha ribadito che questi sono temi sui quali la politica non deve essere divisiva. Un passaggio netto, condiviso anche dal delegato all’Ambiente Colombo Massa, che nel suo intervento ha richiamato la necessità di una risposta unitaria e ha citato anche l’intervento dell’onorevole Filiberto Zaratti nei confronti del ministro dell’Ambiente sul tema del Sacco.
Entrambi, sia Bianchini che Massa, hanno detto in sostanza la stessa cosa: la questione è troppo seria per trasformarla in una guerriglia di parte. Ma entrambi, e questo è il sale della politica, hanno anche provato a metterci sopra una loro bandierina.
Le bandierine restano, anche quando si invoca unità
Bianchini, ad esempio, ha riportato alla memoria il famoso episodio della camionetta, quando un gruppo di giovani guidato – come ha ricordato lei – dall’onorevole Massimo Ruspandini si presentò sotto Palazzo Antonelli con tute bianche e volti semicoperti per protestare contro la situazione ambientale.
Dall’altra parte Colombo Massa ha richiamato il lavoro politico e istituzionale che si sta muovendo intorno alla vicenda, dal territorio fino ai livelli più alti. Insomma: tutti dicono che l’ambiente non deve essere una battaglia politica, ma nessuno rinuncia del tutto a ricordare da dove arriva e dove vuole portare il proprio pezzo di merito.
I primi dati sulle acque e il peso della mozione
Eppure, al netto delle appartenenze, il passaggio conta. Conta davvero.
Perché la mozione è stata votata all’unanimità, come ricordato nei due comunicati. E perché il sindaco Andrea Querqui, intervenendo in aula, lo ha detto senza ipocrisie: non sarà certo una mozione a risolvere i problemi del Sacco. Però resta un atto importante. E, soprattutto, un atto politicamente importante.
Querqui, nel comunicato diffuso dallo staff del Sindaco, ha anche divulgato in Consiglio le prime risultanze delle analisi effettuate da Arpa Lazio su schiuma e pesci morti prelevati il 7 e l’8 aprile dopo gli ultimi sversamenti illeciti. I dati preliminari, ha spiegato, sono compatibili con una crisi di ossigeno, dovuta a uno sversamento di sostanza organica, con tutta probabilità liquami.
Si attendono ancora gli esiti analitici di laboratorio per accertare tutte le sostanze inquinanti ma il quadro che emerge è già pesante. Ed è qui che il sindaco ha voluto ringraziare anche l’onorevole Ilaria Fontana, perché il Comune ha ottenuto l’esito delle analisi grazie a un accesso agli atti promosso proprio da lei. (Leggi qui: Frosinone 2027, la mossa 5 Stelle: Ilaria Fontana rafforza il Campo Largo).
La politica, stavolta, prova a contare
Il punto politico, dunque, è doppio. Da una parte c’è l’unità del Consiglio. Dall’altra c’è il riconoscimento che la politica, su una materia del genere, deve contare. E deve contare davvero. Lo ha detto anche Colombo Massa, esprimendo soddisfazione per la convergenza dell’intero Consiglio comunale: una grande dimostrazione di maturità, un segnale importante ai cittadini, che non avrebbero tollerato una spaccatura politica su una questione così seria. Qui c’è la parte migliore della serata: quando la politica smette di guardarsi allo specchio e prova a guardare il territorio.
E in questo passaggio va riconosciuto anche il ruolo del prefetto, che coordinerà il tavolo affinché tutto vada per il verso giusto. Nel comunicato del Comune si ricorda infatti che, forti del mandato di tutto il Consiglio, è stato proposto ai Comuni della Valle del Sacco un protocollo d’intesa e un tavolo interistituzionale coordinato proprio dalla Prefettura. Un passaggio che pesa, perché dà alla mozione un respiro più largo del confine comunalee la sottrae al rischio di diventare l’ennesimo atto simbolico buono solo per un comunicato.
Poi il Consiglio cambia pelle
Poi però il Consiglio ha cambiato pelle. Finita la pagina dell’unità sul Sacco, si è aperta quella molto più aspra sui lavori al Castello dei Conti. E qui la minoranza è entrata mirando agli stinchi, come mostra chiaramente il comunicato del centrodestra, che va riportato per intero nel suo senso politico: la discussione è stata molto più serrata, non sono mancati momenti nei quali è stato necessario alzare i toni, e l’amministrazione, secondo l’opposizione, non è stata in grado di rispondere a una domanda semplice.
Se la revoca del direttore dei lavori al Castello era stata già disposta dal commissario prefettizio nel maggio 2025, prima ancora dell’insediamento dell’attuale maggioranza, perché da un anno la nomina del nuovo direttore sarebbe rimasta ferma? Questo è il cuore dell’attacco.
La minoranza scrive di aver registrato“una grande delusione” nel constatare che dopo oltre tre ore di dibattito non sia arrivata una risposta chiara. E aggiunge che la maggioranza, sulla questione, non solo non avrebbe risposto ma avrebbe mostrato di “brancolare ancora nel buio pesto”.
Il comunicato del centrodestra è un atto d’accusa
Da lì in poi, il comunicato del centrodestra si trasforma in una radiografia impietosa della maggioranza. Viene descritta come una coalizione che sulla questione del Castello viaggia “in ordine sparso, senza una linea, contraddicendosi l’uno con l’altro”. E qui entrano in scena i protagonisti della bagarre.
Il primo a essere colpito è l’assessore ai Lavori Pubblici Giulio Conti, al quale viene contrapposto il tono quasi catastrofico del presidente della Commissione Lavori Pubblici Emiliano Di Pofi. Poi c’è il siparietto attribuito al consigliere Mariano Cavese, accusato di aver parlato a nome del collega Emiliano Di Pofi stravolgendone le parole mentre quello protestava alle sue spalle.
E ancora: all’intervento di Alessandro Ciotoli, che ha provato a elevare il livello della discussione con un excursus sui pessimi lavori eseguiti…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Alessioporcu.it
Source link



