Non autosufficienza, l’emergenza silenziosa che il sistema non governa


Anche volendo far finta di niente, è difficile non vedere il cambiamento demografico in atto e le sue conseguenze economiche e sociali, che portano a regolari richiami sulla necessità di strategie urgenti per la presa in carico delle persone anziano non autosufficienti.

Se ne occupa l’ottava edizione del Rapporto di ricerca dell’Osservatorio Long Term Care Cergas – Sda Bocconi, con il supporto di Essity Italia sull’assistenza a lungo termine, che analizza le trasformazioni in atto nel settore dell’assistenza agli anziani non autosufficienti in Italia e le soluzioni già adottate da altri paesi, dove lo sviluppo di nuovi ecosistemi di servizi tra domicilio, forme di residenzialità innovative e comunità è più avanzato rispetto al nostro paese.

La situazione è nota, notissima. Viviamo in un continente dove ad avere più di 65 anni è il 22% della popolazione, cifra che arriverà al 32% entro la fine del secolo, quando gli ultraottantenni saranno il 15% del totale. Inoltre, tra il 2011 e il 2021, il tasso di persone tra i 65 e i 74 anni con patologie croniche è aumentato dal 44% al 50%. In Italia, i non autosufficienti sono oltre 4 milioni, in crescita. A prendersene cura 1.032.903 badanti, tra regolari e irregolari: circa uno su tre degli over 75 non autosufficienti si avvale di una badante. Nel frattempo, non sale ma cala la spesa pubblica per l’assistenza a lungo termine erogata ai cittadini over 65, che si attesta all’1,18% del Pil nel 2024, in contrazione rispetto all’1,43% del 2020. E comunque i trasferimenti diretti ai cittadini, come l’indennità di accompagnamento, voce maggioritaria della spesa pubblica, finanziano l’autonomia delle persone, ma raramente si traducono in servizi organizzati e innovativi.  Che è quello di cui avremmo bisogno con urgenza.

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La logica da adottare

«La sfida non è trovare La soluzione, ma intervenire affrontando il crescente disallineamento strutturale tra bisogni che aumentano e risorse limitate. Per farlo bisogna che il regolatore pubblico passi da una logica di “soluzione” a una logica di governo del problema e gli enti gestori abbandonino ogni atteggiamento di attesa e si impegnino attivamente nell’innovazione» spiega Elisabetta Notarnicola, coordinatrice dell’Osservatorio Long Term Care del Cergas Bocconi e tra le curatrici del rapporto che cerca di rispondere a domanda concrete su come si possa generare innovazione reale e duratura nell’attuale situazione di bisogni destinati a crescere rapidamente.

Cinque parole chiave

Il rapporto fornisce alcune parole chiave per la pianificazione e l’azione che sono coerenza, tra bisogni reali, modelli offerti e risorse disponibili; integrazione, tra le diverse dimensioni della cura; adattività, che è la capacità dei servizi di evolvere con il cambiare delle condizioni dell’anziano; sostenibilità operativa, modelli compatibili con i vincoli reali di personale; legittimazione, capacità delle soluzioni di essere riconosciute come utili e appropriate dalle famiglie. «Questi concetti indicano lo spirito con cui guardare al futuro. Finora, la sostenibilità economica non è stata la priorità del Sistema, che non si è mai interrogato sulla situazione nel suo complesso, come conferma ad esempio la questione delle rette Rsa» spiega Notarnicola che, se dovesse usare uno slogan, direbbe «basta a iniziative magari di successo, ma del qui e ora, come ad esempio l’ennesima sperimentazione locale su un tool digitale di cui complessivamente pochi beneficeranno; ora servono innovazioni di sistema, raggiungibili con iniziative di rete che sappiano coinvolgere più attori. Per interventi di questa natura vale la pena unire energie e risorse che ora sono disperse in azioni frammentarie». Non da ultimo, Notarnicola vuole sottolineare che «la soluzione dei nodi riguardanti l’invecchiamento della popolazione e i suoi crescenti bisogni riguarda interventi legislativi in ambiti diversi, dalle politiche industriali a quelle economico-finanziarie e non soltanto quelle sanitarie o sociali».

Basta con iniziative e sperimentazioni locali del qui e ora, servono innovazioni di sistema

Elisabetta Notarnicola

Il pilastro del badantato

In Italia, la territorialità e la domiciliarità sono considerate obiettivi strategici prioritari in Italia, specialmente nel contesto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza Pnnr Missione 6, che mira a rendere la casa primo luogo di cura entro il 2026. Eppure, la cura domiciliare si regge ancora quasi esclusivamente su due pilastri informali o semi-formali. Essi sono il “badantato”, con oltre 1 milione di badanti (di cui circa il 60% irregolari), l’unico vero pilastro per le famiglie, che comporta un elevato carico economico e organizzativo gestito in autonomia dai privati; e il Welfare Pubblico Selettivo, con il sistema pubblico che interviene spesso solo in casi di elevata gravità, lasciando alle famiglie la responsabilità della costruzione quotidiana delle soluzioni di assistenza. La premessa che dovrebbe ormai essere chiara, tiene a sottolineare Notarnicola, è che «la soluzione dei nodi riguardanti l’invecchiamento della popolazione e i suoi crescenti bisogni riguarda interventi legislativi in ambiti diversi, dalle politiche industriali a quelle economico-finanziarie e non soltanto quelle sanitarie o sociali».

Il domicilio. Ma quale?

Il Rapporto presenta buone pratiche e modelli già adottati in altri paesi, replicabili anche qui. «In Italia, la questione dei nuovi modelli abitativi per gli anziani è una sfida culturale ed economico-finanziaria. Non si è ancora capito che con l’età anche i bisogni e le risposte abitative cambiano. Inoltre, se da un lato gli investimenti riguardanti gli immobili sono molto costosi, dall’altro c’è il tema delle risorse esistenti nell’edilizia pubblica e nei patrimoni delle aziende di servizi alla persona» commenta Notarnicola. Il Rapporto riconosce ai paesi scandinavi il ruolo di pionieri nei modelli cooperativi e si focalizza su Svezia e Danimarca per illustrare le applicazioni pratiche più mature di questi concetti nel settore della Ltc.

Nel nostro paese, un esempio notevole è il Borgo Mazzini Smart Cohousing di Treviso dove l’EnEA (ex Israa), ente pubblico che gestisce servizi di ricovero e assistenza per anziani e dal 1 gennaio anche per bambini (da cui il nome Enea), ha attivato un percorso di rigenerazione urbana partecipata. Undici co-housing per 67 alloggi, un complesso che condivide anche spazi comuni tutto intorno a un chiostro del 1500, provvisto di tecnologie d’avanguardia e servizi di assistenza personalizzati per chi sta invecchiando e attività culturali e ricreative aperte a tutti. Il Borgo sorge nel cuore della città, inserito nella vita quotidiana dei suoi cittadini tutti. Un caso molto avanzato, aggiunge Notarnicola, «il più simile a quello svedese citato dal Rapporto di SällBo, modello di social living multigenerazionale e multiculturale».

Un evento per tutti nel Borgo Mazzini di Trevio

Caratteristiche vincenti

Tutte le esperienze europee e casi studio significativi su cui si concentra il rapporto sono accomunati, osserva Notarnicola, da alcune caratteristiche come “il superamento della logica a…


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 Nicla Panciera

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