L’agricoltura italiana affronta una fase di trasformazione
in cui competitività, innovazione e sostenibilità diventano sempre più
interconnesse. Tecnologie 4.0, energie rinnovabili, gestione delle risorse e
adattamento climatico stanno cambiando il modo di fare impresa nei campi.
L’agricoltura italiana non è più soltanto una questione di
produzione. Oggi un’azienda agricola deve confrontarsi contemporaneamente con cambiamento
climatico, costi energetici, disponibilità di acqua, innovazione tecnologica,
qualità delle produzioni e competitività della filiera.
È una trasformazione che riguarda un settore ancora centrale
per l’economia italiana. Secondo Istat, nel 2025 il comparto agricoltura,
silvicoltura e pesca ha generato 80,1 miliardi di euro di valore della
produzione, in crescita del 3,9% rispetto al 2024. Il valore aggiunto ha
raggiunto 46,6 miliardi di euro. L’Italia si è inoltre confermata il Paese
dell’Unione europea con il più alto valore aggiunto agricolo. Dietro questi
numeri, però, c’è un sistema che deve adattarsi a condizioni produttive sempre
più complesse.
Un settore che deve innovare per restare competitivo
L’innovazione tecnologica è una delle leve attraverso cui le
imprese agricole possono affrontare questa trasformazione.
Agricoltura di precisione, sensoristica, sistemi di
monitoraggio, droni, macchinari connessi e strumenti digitali consentono di
utilizzare i dati per prendere decisioni più puntuali sulla gestione delle
colture e delle risorse.
Il V Rapporto AGRIcoltura100, realizzato da Reale
Mutua e Confagricoltura su oltre 3.500 imprese, mostra proprio questa
evoluzione. Nel 2024 la quota di imprese che dichiarava iniziative di
Agricoltura 4.0 era salita al 20,7%, rispetto al 18,5% del 2023.
La ricerca evidenzia inoltre una relazione tra innovazione e
sostenibilità: tra le imprese con un livello elevato di sostenibilità,
l’utilizzo dell’Agricoltura 4.0 risulta molto più diffuso rispetto alla media.
Nel campione analizzato, il 48,5% delle imprese con alto livello di
sostenibilità adottava tecniche di Agricoltura 4.0, contro il 2,1% delle
imprese con livello di sostenibilità di base.
Il dato non dimostra da solo un rapporto causale tra
sostenibilità e innovazione, ma evidenzia una forte associazione tra i due
fenomeni all’interno del campione. Ed è un passaggio importante: la
sostenibilità non riguarda necessariamente soltanto la riduzione dell’impatto
ambientale, ma può diventare parte della strategia con cui un’impresa agricola
organizza produzione, investimenti e gestione delle risorse.
Meno risorse sprecate, più precisione
Uno degli ambiti in cui questa trasformazione è più evidente
è la gestione degli input agricoli.
Utilizzare dati e tecnologie per distribuire acqua,
fertilizzanti o prodotti fitosanitari in funzione delle reali necessità delle
colture può contribuire a rendere più efficiente l’utilizzo delle risorse.
La stessa Politica agricola comune europea considera la gestione
sostenibile di acqua, suolo e aria uno degli obiettivi strategici della PAC
2023-2027, insieme alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici.
Il tema è particolarmente rilevante per l’Italia, dove la
varietà climatica e territoriale rende molto diverse le condizioni produttive
tra Nord, Centro e Sud.
La strategia italiana della PAC tiene conto proprio di
questa diversità. Il Piano strategico nazionale riguarda circa 1,1 milioni
di aziende agricole e 12,6 milioni di ettari di superficie agricola, mentre
oltre metà della superficie agricola italiana è classificata come montuosa o
soggetta a vincoli naturali.
In questo contesto non esiste una sola soluzione tecnologica
valida per tutti. La transizione deve adattarsi alle caratteristiche delle
colture, dei territori e delle dimensioni aziendali.
Anche l’energia entra nella trasformazione dell’azienda agricola
Un altro pezzo della transizione riguarda l’energia.
Le aziende agricole possono diventare produttrici di energia
attraverso il fotovoltaico sui fabbricati, utilizzare sistemi di accumulo e
migliorare l’efficienza energetica delle proprie strutture.
Un esempio concreto arriva dal Parco Agrisolare, che
sostiene l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti degli edifici
agricoli e agroindustriali, insieme a interventi di riqualificazione delle
coperture.
Nel 2026, Confagricoltura ha evidenziato anche le
opportunità legate alla nuova Facility Parco Agrisolare, con una
dotazione complessiva indicata in 789 milioni di euro, destinata a sostenere
interventi di produzione di energia rinnovabile e riqualificazione degli
edifici agricoli.
Il fotovoltaico può quindi entrare nella strategia aziendale
non soltanto come investimento ambientale, ma anche come strumento per ridurre
la dipendenza energetica e affrontare una delle voci di costo della produzione.
Secondo Istat, nel 2025 l’energia ha rappresentato 4,7
miliardi di euro dei consumi intermedi dell’agricoltura italiana, con un
aumento del 7,4% in volume rispetto all’anno precedente.
Il tema dell’efficienza energetica assume quindi anche una
dimensione economica.
Il clima cambia e cambia anche il modo di produrre
Per l’agricoltura, la sostenibilità non può essere separata
dall’adattamento climatico.
Siccità, temperature elevate, eventi meteorologici estremi e
cambiamenti nella disponibilità idrica possono modificare rese, calendari
agricoli e condizioni di allevamento.
La Commissione europea segnala che, nell’UE, le perdite di
colture legate a siccità e ondate di calore sono triplicate negli ultimi 50
anni, evidenziando l’aumento del rischio per produttività agricola e
sicurezza alimentare.
La PAC 2023-2027 include infatti tra i propri obiettivi
proprio l’azione contro il cambiamento climatico e l’adattamento ai suoi
effetti, oltre alla protezione della biodiversità e alla gestione efficiente
delle risorse naturali.
Per le imprese agricole questo significa investire anche
nella capacità di prevedere e gestire il rischio: dall’irrigazione più
efficiente alla scelta delle varietà, fino ai sistemi di monitoraggio e alle
tecniche agronomiche capaci di adattarsi alle nuove condizioni.
La sostenibilità deve essere anche economica
C’è però un elemento che non può essere trascurato: un’impresa
agricola deve essere economicamente sostenibile per poter continuare a
investire nella transizione.
Nel 2025 la produzione agricola italiana è cresciuta in
valore del 4,2%, arrivando a 75,2 miliardi di euro. La crescita è stata però
trainata soprattutto dai prezzi, mentre i volumi sono aumentati soltanto dello
0,3%.
Allo stesso tempo, i consumi intermedi dell’agricoltura
hanno superato i 32 miliardi di euro, pari al 42,7% del valore della
produzione.
Questo rende evidente una delle principali questioni per il
settore: gli investimenti in innovazione e sostenibilità devono essere
compatibili con la redditività delle aziende.
È anche uno dei motivi per cui il tema della competitività è
presente accanto alla sostenibilità nella strategia europea della PAC. Tra i
dieci obiettivi della politica agricola comune ci sono infatti sia la tutela
dell’ambiente e l’azione climatica sia il reddito equo degli agricoltori, la
competitività e il miglioramento della posizione degli agricoltori nella
filiera alimentare.
Il ruolo delle imprese e delle organizzazioni di settore
In questa trasformazione assume un ruolo anche la
rappresentanza del mondo agricolo.
Confagricoltura, organizzazione professionale che
rappresenta imprese agricole e agroalimentari, ha tra le proprie attività il
confronto con istituzioni e stakeholder sui temi che riguardano competitività,
innovazione, sostenibilità e sviluppo del settore.
Le sue iniziative recenti mostrano proprio la centralità di
questi temi. Nel programma di Confagricoltura a Fruit Logistica 2026, per
esempio, sono stati affrontati l’utilizzo delle nuove tecnologie in campo, la
ricerca e l’innovazione nell’ortofrutta e il rapporto tra dati, genetica e
sostenibilità.
Anche il rapporto AGRIcoltura100 evidenzia una crescente
attenzione delle imprese verso questi investimenti: circa il 70% delle
aziende intervistate aveva effettuato investimenti nell’ultimo anno, mentre
il 21% adottava pratiche di agricoltura di precisione e il 19% produceva
autonomamente energia.
La transizione, quindi, non è soltanto una questione
normativa. È già presente nelle decisioni di investimento di una parte delle
imprese.
Dalla sostenibilità alla resilienza
La vera trasformazione dell’agricoltura italiana potrebbe
essere proprio il passaggio da una concezione della sostenibilità legata
esclusivamente alla riduzione degli impatti a una visione più ampia, nella
quale sostenibilità e resilienza diventano condizioni della competitività.
Un’azienda che consuma meno acqua, utilizza l’energia in
modo più efficiente, monitora le colture con strumenti digitali e riesce a
prevenire parte dei rischi climatici può contemporaneamente ridurre alcuni
impatti e migliorare la propria capacità di affrontare condizioni di mercato e
produzione più instabili. Ma il processo non è automatico.
Tecnologie, investimenti e innovazione richiedono capitale,
competenze e infrastrutture. E le differenze dimensionali tra le imprese
possono rendere l’accesso a queste opportunità molto diverso.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi capire come
rendere l’innovazione accessibile anche alle aziende più piccole,
accompagnando la digitalizzazione con formazione, investimenti e strumenti
finanziari adeguati.
La Commissione europea indica proprio conoscenza e
innovazione tra i dieci obiettivi della PAC 2023-2027, insieme alla
competitività, all’azione climatica e alla tutela delle risorse naturali.
L’agricoltura italiana si trova così davanti a una
trasformazione che non riguarda soltanto ciò che viene prodotto, ma come
viene prodotto. E il futuro del settore potrebbe dipendere sempre più dalla
capacità di tenere insieme tre elementi: produrre in modo competitivo,
utilizzare meglio le risorse e adattarsi a un clima che sta cambiando.
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