Inizialmente dovevano essere sessanta. Di centri di aggregazione per adolescenti e giovani non si parlava più da decenni, nella diffusa convinzione che agli adolescenti nativi digitali un luogo fisico per incontrarsi con gli amici non interessasse nemmeno più. All’avviso del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (250 milioni di euro del PN Inclusione e Lotta alla povertà per progetti triennali che realizzassero delle “comunità aggregative” per adolescenti fra gli 11 e i 18 anni), invece risposero in 185, tre volte tanto, tutte superando con esito positivo la fase di ammissibilità formale: segno del bisogno che c’è sui territori. Oggi, di incremento in incremento, le risorse complessivamente stanziate sono diventate 342 milioni di euro e i presidi socioeducativi di comunità rivolti ai ragazzi e alle ragazze dagli 11 ai 21 anni sono saliti a cento, su tutto il territorio nazionale.
Sono i centri DesTEENazione-Desideri in azione, una sfida culturale e progettuale con cui l’Italia prova a rispondere al nuovo bisogno di socializzazione e aggregazione degli adolescenti, fuori dai cliché di quello che funzionava una volta e che oggi ai ragazzi e alle ragazze non interessa più. Spazi che tengono insieme attività e libertà di stare senza fare nulla, che offrano un’opportunità per la musica ma anche per la salute mentale, che sappiano intercettare precocemente i bisogni dei più giovani ma anche dare supporto ai loro genitori. Tutto a bassa soglia, in un vero, nuovo welfare di prossimità.
Avviata nel 2024, la sperimentazione nazionale DesTEENazione è realizzata nell’ambito della Child Guarantee. I progetti sono triennali e sono finanziati nell’ambito del Programma Nazionale Inclusione e lotta alla povertà 2021-2027. «Quelli già attivi sono 55», dice Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali. «Queste comunità giovanili rispondono pienamente all’obiettivo che ci eravamo prefissati di favorire una fattiva alleanza tra Terzo settore e istituzioni pubbliche, nello spirito dell’amministrazione condivisa. Il progetto vede alleati Terzo settore e enti locali sia nella fase di programmazione e coprogettazione, sia in quella di gestione delle comunità giovanili. Per DesTEENazione il finanziamento straordinario è arrivato a 342 milioni di euro».
Il Governo «ha creduto molto in questa iniziativa, la risposta degli enti locali e del Terzo settore è stata così entusiasta che ci ha portato a individuare ulteriori risorse per alimentare queste azioni. Io ho partecipato a molte delle inaugurazioni», prosegue la viceministra, «e ciò che mi ha colpito sempre è il sentimento comune che ho ritrovato. Le persone che ho incontrato sono positivamente colpite da un’attività progettuale che concretamente risponde ai bisogni dei più giovani, alle necessità del territorio di creare una rigenerazione sociale ma anche urbana».
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Questa è la prima puntata di un viaggio che VITA ha deciso di fare nei centri di aggregazione giovanili per vedere, in presa diretta, come funzionano, cosa offrono questi centri e per raccogliere le impressioni degli utenti. «Quando manca uno spazio pensato per i giovani, non manca semplicemente un servizio. Manca una possibilità di esistere insieme ad altri, di misurarsi, di essere riconosciuti», ha scritto su VITA Vanna Iori, pedagogista. «Per questo il tema degli spazi di aggregazione giovanile, di cui in questi mesi si torna finalmente a discutere, non riguarda l’urbanistica o l’organizzazione del tempo libero. Riguarda l’educazione nel suo nucleo più profondo».
I dati raccontano una carenza che dura da tempo. «In Italia i centri di aggregazione giovanile raggiungono in media 11 ragazzi ogni mille minorenni residenti», continua Iori. «La legge 285 del 1997 aveva aperto una stagione di investimento su questi luoghi, spostando lo sguardo da una logica emergenziale, di contenimento del disagio, a una logica di promozione del benessere. Quella stagione, in troppi territori, si è interrotta o non è mai davvero cominciata». Dall’ultimo report dell’istituto Demopolis, promosso dall’impresa sociale Con i bambini, emerge con evidenza una carenza importante: il 70% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni che vivono nelle periferie non ritengono adeguate le occasioni per il tempo libero.
Professionalità che accompagnano con competenza
La viceministra sottolinea che nei centri «i ragazzi possono trovare opportunità gratuite, dai laboratori artistici alla musica alle attività sportive, che si diversificano anche sulla base della specificità del territorio. Non sono solo luoghi in cui stare, ma sono animati da professionalità (psicologi, educatori, pedagogisti) che possono accompagnare con competenza i ragazzi, anche a mettere in azione i loro desideri».
I ragazzi nei centri non sono degli ospiti, sono protagonisti di una progettazione in itinere. Hanno chiesto alle istituzioni non solo di soddisfare i loro bisogni ma di alimentare i loro desideri
Maria Teresa Bellucci, viceministra del Lavoro e delle Politiche sociali
Non solo utenti, ma coinvolti nella progettazione
“Desideri in azione”, il sottotitolo del progetto, «è stato scelto dai ragazzi coinvolti, con i quali ho avuto vari incontri, in un percorso di collaborazione fattiva e di condivisione. Il protagonismo giovanile non c’è se, prima di tutto, non si ascoltano i giovani rispetto alla costruzione di politiche pubbliche che possano dare sostanza al loro protagonismo. Chiedevano di avere a disposizione dei luoghi fisici reali, complementari alla scuola, dove poter stare insieme, condividere, parlare, poter fare attività gratuitamente», continua Bellucci. «I ragazzi nei centri non sono ospiti. Loro hanno chiesto alle istituzioni non solo di soddisfare i loro bisogni ma di alimentare i loro desideri, di riconoscere loro la possibilità di sognare. Ci hanno chiesto di prenderli per mano per aiutarli a costruire quegli obiettivi che li potrebbero portare anche a realizzare i loro desideri e i loro sogni. I ragazzi sono protagonisti di una progettazione in itinere».


«Anche il logo è ideato dai ragazzi, con un centro e intorno una serie di strati concentrici», prosegue Bellucci. «Rappresenta bene il concetto di prendersi cura, di fare comunità, che è lo spirito dei centri DesTEENazione, estremamente in sintonia con il welfare di comunità che questo Governo ha voluto costruire in questi anni».
In rete grazie alla radio
Radioimmaginaria, la radio europea interamente creata, diretta e condotta da adolescenti dagli 11 ai 17 anni, è partner e protagonista del progetto DesTEENazione, partecipa portando le proprie antenne e i propri laboratori di comunicazione all’interno di questi nuovi centri giovanili. «I ragazzi di questa radio, che abbiamo coinvolto negli ultimi anni anche attraverso il Festival dell’ascolto (la prima edizione si è tenuta nell’aprile 2026, nda), coinvolgono i ragazzi dei centri per creare un circuito di appartenenza di questa comunità, che valica i confini comunali e regionali. Tramite lo strumento della radio, dal Nord al Sud dell’Italia si possono mettere in connessione e in comunicazione. Ai ragazzi è data la possibilità di costruire dei podcast».
Valutazione e verifica dell’impatto
DesTEENazione «è un programma attenzionato a livello europeo. Abbiamo delle fasi di valutazione in itinere sia negli stati di avanzamento, di attuazione, ma anche di verifica dell’impatto. C’è un monitoraggio costante e continuativo. Per noi sarà fondamentale raccogliere ciò che è accaduto, ci è di aiuto per continuare a progettare e a programmare». Bellucci conclude: «I laboratori di idee per la politica nascono attraverso l’incontro con i ragazzi».


Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO
Sarà vera svolta? Parola a tre esperti
DesTEENazione – Desideri in Azione rappresenta un investimento straordinario per le politiche giovanili in Italia. Dai tempi dei vecchi Centri di aggregazione giovanili – Cag, a cavallo tra gli anni ’80 e 2000, le istituzioni centrali non promuovevano una misura strutturata e così massiccia su scala nazionale per gli spazi giovanili. Ma mentre i vecchi Cag nascevano frammentati e dipendevano dalle delibere dei singoli Comuni, il piano DesTEENazione è una strategia organica nazionale, coordinata dal ministero. Per questo motivo, è importante vedere come il progetto nazionale sta andando. Per un’analisi, abbiamo dialogato con tre esperti d politiche giovanili: Ennio Ripamonti, Stefano Manici e Viviana Bartolucci.
Ennio Ripamonti: «La sfida? Essere innovativi, ma per davvero»
«Intravvedo nei centri DesTEENazione un segnale importante, cioè il protagonismo e la responsabilità dello Stato nell’allestire presìdi educativi territoriali, con il lodevole tentativo di dare vita a spazi di comunità dove operano équipe professionali che agiscono in una prospettiva di welfare di prossimità, in grado di intercettare i bisogni e desideri degli adolescenti prima che diventino emergenze», dice Ennio Ripamonti, presidente della società di consulenza Metodi di Milano. «Sia le linee progettuali che e le linee di indirizzo elaborate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e dell’Istituto degli Innocenti tratteggiano un quadro metodologico che pone l’accento sull’importanza della partecipazione attiva dei ragazzi e la co-progettazione territoriale tramite patti educativi e organismi di gestione paritetica, configurando un approccio maturo e contemporaneo, di questo non si può che essere soddisfatti».
Un altro elemento che Ripamonti considera «molto positivamente» è la rigenerazione di beni pubblici inutilizzati o confiscati alla criminalità organizzata per trasformarli in luoghi di crescita e di cittadinanza civica: «Una strategia quantomai rilevante per molte aree del nostro Paese, con una potenzialità pedagogica tutta da cogliere e da valorizzare».


Non mancano però i rischi. «In questa iniziativa vedo due rischi fondamentali. Il primo, più immediato, è la possibile distanza fra intenzioni e azioni. A fronte, cioè, di una strategia (politico-culturale e tecnico-metodologica) ambiziosa e innovativa il rischio è quello di non essere all’altezza della sfida, finendo per mettere in campo approcci e azioni convenzionali, routinarie, poco coraggiose e scarsamente proattive. I modelli di azione educativa hanno bisogno di essere profondamente innovati in modo da sintonizzarsi con le sensibilità, i temi e i modi degli adolescenti contemporanei, evitando di reiterare quelle posture assistenzialistiche o paternalistiche».
Un primo rischio è quello di non essere all’altezza della sfida, finendo per mettere in campo azioni convenzionali, routinarie, poco coraggiose e scarsamente proattive. Il secondo è la sostenibilità finanziaria
Ennio Ripamonti, presidente della società di consulenza Metodi di Milano.
«Con 100 Centri DesTEENazione», prosegue Ripamonti, «si deve mettere in conto che non tutti riescano a lavorare al meglio ma confido che ci sia una “massa critica” di esperienze capace di ingaggiare in modo efficace e appassionato i ragazzi e le ragazze, offrendo loro opportunità educativa significative e appassionanti, che possano “fare la differenza” nelle loro biografie. II secondo rischio, a medio termine, riguarda la sostenibilità del tempo dell’iniziativa. La misura dipende da finanziamenti europei e nazionali a scadenza e, senza una chiara strategia di stabilizzazione, il rischio è che alcuni centri non riescano a garantire continuità dopo la fine dei fondi».
Stefano Manici: «Serve un upgrade: da “centri giovani” a centri polivalenti di comunità»
DesTEENazione «è sicuramente un investimento importante e, soprattutto, intercetta un bisogno reale», secondo Stefano Manici, docente di Storia e Filosofia, pedagogista e formatore. «Da anni molti progetti e centri aggregativi rivolti ai giovani hanno la necessità di riqualificarsi: non basta più offrire semplicemente uno spazio in cui stare, servono luoghi capaci di mettere insieme socialità, educazione, orientamento, cultura, sport e sostegno nei momenti di difficoltà. Da questo punto di vista l’impostazione di partenza è molto interessante. Il passaggio ulteriore dovrebbe essere quello di non pensare questi luoghi esclusivamente come “centri giovani”, ma come veri centri polivalenti di comunità, certamente costruiti a partire dai ragazzi e dalle loro esigenze, ma capaci nel tempo di diventare punti di riferimento anche per altri cittadini, per le famiglie e per il territorio».
Il passaggio ulteriore dovrebbe essere quello di non pensare questi luoghi esclusivamente come “centri giovani”, ma come veri centri polivalenti di comunità
Stefano Manici, docente di Storia e Filosofia, pedagogista e formatore
C’è una novità del progetto che Manici considera molto importante: «La presenza di équipe interprofessionali. I problemi di un adolescente difficilmente sono soltanto scolastici, soltanto psicologici o soltanto sociali. Spesso queste dimensioni si intrecciano. Per questo educatori, psicologi, pedagogisti, assistenti sociali e altre professionalità devono potersi confrontare e lavorare insieme. A mio avviso un modello di questo tipo dovrebbe diventare molto più presente anche nella scuola».


Riguardo al fatto che siano davvero una «svolta per le politiche sociali della nostra nazione», Manici è prudente: «La svolta non consiste nell’aprire 100 centri, ma nel cambiare il modo in cui costruiamo le politiche sociali. Se DesTEENazione riuscirà davvero a mettere i ragazzi al centro delle decisioni, a creare équipe interprofessionali stabili e a costruire una collaborazione strutturale tra enti locali, scuole, servizi e Terzo settore, allora potrà indicare una direzione nuova. Il ruolo del Terzo settore, in particolare, è fondamentale. Molte organizzazioni hanno competenze, esperienza e una conoscenza dei territori che la pubblica amministrazione da sola difficilmente potrebbe sostituire».
Ma proprio qui Manici vede anche uno dei rischi principali del programma: «Il sistema del lavoro educativo sta vivendo una difficoltà molto seria nel trovare e trattenere professionisti, anche perché spesso parliamo di lavori con grandi responsabilità, ma con retribuzioni e condizioni contrattuali non adeguate. Non possiamo costruire politiche sociali innovative affidandoci alla precarietà di chi materialmente deve realizzarle».


Viviana Bartolucci: «Bene l’investimento a lungo termine»
«Il fatto di aver deciso per un investimento triennale, quindi di iniziare a lavorare non sulla breve distanza ma sulla lunga distanza è fondamentale», dice Viviana Bartolucci, presidente di Arciragazzi nazionale e coordinatrice tecnica del centro DesTEENazione di Empoli. «Vorremmo che da questa progettualità nasca qualcosa che diventi un’infrastruttura presente in 100 città italiane e magari anche di più».
Il fatto di aver deciso per un investimento triennale, di lavorare sulla lunga distanza, è fondamentale. Vorremmo che da questa progettualità nasca qualcosa che diventi un’infrastruttura stabile
Viviana Bartolucci, presidente Arciragazzi nazionale, coordinatrice tecnica del centro DesTEENazione di Empoli
Il punto di Empoli è partito il 27 marzo 2026. «In questi primi sei mesi, abbiamo avuto un riscontro positivo, anche molto al di sopra di quello che avrei immaginato. Siamo in centro città, c’è una frequentazione costante e continuativa. Ci sono ragazzi che frequentano tutti i giorni, altri qualche volta a settimana», prosegue Bartolucci. «Una caratteristica dei centri è la “soglia bassa”: puoi fare attività, puoi stare senza fare nulla, puoi stare 10 minuti come otto ore. È una libera scelta. Siamo stati sommersi dalle richieste rispetto alla prevenzione dell’abbandono scolastico. Portiamo avanti un lavoro con le scuole, dovremmo arrivare a strutturare dei percorsi in cui le scuole stesse siano attente ai segnali della dispersione e ad agire in tempo prima che la dispersione diventi reale».
Il viaggio di VITA nei centri DesTEENazione entra nel vivo. Seguici. La prima tappa sarà nel centro aperto a Roma.
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Le foto nell’articolo sono del centro DesTEENazione di Empolese-Valdarno inferiore, tranne la foto in apertura con la viceministra Maria Teresa Bellucci, fornita dall’ufficio stampa del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali


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