È morta Zeudi Araya, il volto dell’erotismo elegante aveva 75 anni


Dopo una lunga malattia è morta l’attrice e produttrice cinematografica Zeudi Araya. Venere Nera più famosa d’Italia negli anni ’70, incoronata regina sexy dalla pelle lunare, protagonista di una stagione irripetibile del cinema italiano e volto simbolo dell’erotismo elegante, Zeudi Araya, con la sua bellezza magnetica, il sorriso enigmatico e una presenza scenica capace di conquistare il pubblico fin dal primo sguardo, è stata una delle attrici che hanno segnato il filone delle pellicole sexy con titoli come “La ragazza dalla pelle di luna” (1972), “La ragazza fuoristrada” (1973) e “Il corpo” (1974). Attrice, produttrice cinematografica e figura di riferimento per diverse generazioni di professionisti del settore audiovisivo, si è spenta domenica 24 maggio nella sua abitazione romana all’età di 75 anni. A dare la notizia della scomparsa, a distanza di sei giorni dal decesso, è stato oggi il figlio Michelangelo Spano. “In questo momento di grande tristezza, la famiglia desidera esprimere la propria gratitudine a quanti le sono stati vicini con affetto e discrezione. Le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni in forma strettamente privata. La famiglia ringrazia per la comprensione e chiede che venga rispettata la propria riservatezza in questo momento di lutto”, si legge in una nota.

Nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, in Eritrea, Zeudi Araya proveniva da una famiglia importante. Era figlia di un uomo politico e nipote di un ambasciatore etiope a Roma. Il suo nome, nella lingua tigrina, significa “corona imperiale”, un significato che sembrò accompagnarla per tutta la vita, quasi a descrivere il portamento aristocratico e la naturale eleganza che la contraddistinsero sia sullo schermo sia nella vita privata. Dopo aver completato gli studi nel 1969, fu eletta Miss Eritrea, un riconoscimento che rappresentò il primo passo verso una carriera del tutto imprevedibile. Nessuno, in quel momento, avrebbe immaginato che quella giovane ragazza africana sarebbe diventata uno dei volti più celebri del cinema italiano degli anni Settanta. Fu infatti un viaggio in Italia a cambiare il corso della sua esistenza.

Nei primi anni Settanta partecipò a uno spot televisivo per il Caffè Tazza d’Oro. Fu in quell’occasione che il regista Luigi Scattini notò la sua straordinaria fotogenia e intuì immediatamente il potenziale cinematografico della giovane eritrea. Scattini le affidò così il ruolo principale ne “La ragazza dalla pelle di luna” (1972), il film che avrebbe cambiato per sempre la sua vita. Ambientata nelle Seychelles, la pellicola raccontava la storia di una coppia in crisi, interpretata da Ugo Pagliai e Beba Loncar, che durante una vacanza incontra Simon, una giovane donna locale impersonata da Zeudi Araya. La sensualità del personaggio e la capacità dell’attrice di trasmettere fascino e mistero conquistarono immediatamente il pubblico. Il successo fu notevole e il nome di Zeudi Araya divenne nel giro di pochi mesi uno dei più popolari del panorama cinematografico italiano. Il film contribuì a creare un vero e proprio fenomeno mediatico. La giovane attrice apparve sulle copertine delle riviste più diffuse dell’epoca, partecipò a trasmissioni televisive e incise persino un 45 giri, sfruttando l’ondata di popolarità che la stava travolgendo. In un’Italia che si apriva sempre più a suggestioni internazionali, la sua figura rappresentava una novità assoluta: una bellezza africana capace di imporsi nel cuore dell’industria cinematografica nazionale.

Il sodalizio con Luigi Scattini proseguì negli anni successivi con “La ragazza fuoristrada” (1973) e “Il corpo” (1974), due film che consolidarono definitivamente la sua immagine di diva del cinema erotico. In particolare “Il corpo” divenne uno dei titoli più celebri della sua filmografia, grazie a una miscela di tensione psicologica, atmosfere sensuali e suggestioni esotiche che ne fecero uno dei film simbolo del genere. Accanto a queste pellicole arrivarono altri lavori importanti come “La preda” (1974) di Domenico Paolella e “La peccatrice” (1975) di Pier Ludovico Pavoni. In pochi anni Zeudi Araya divenne uno dei volti più richiesti del cinema italiano. Tuttavia la sua carriera non si limitò mai al semplice ruolo di sex symbol. Pur essendo spesso associata a personaggi costruiti intorno alla sua straordinaria bellezza, l’attrice riuscì a conferire ai propri ruoli una personalità riconoscibile, evitando di essere relegata a una dimensione esclusivamente estetica.

La svolta decisiva arrivò con l’incontro con Franco Cristaldi, uno dei più importanti produttori della storia del cinema italiano. Il loro rapporto professionale e sentimentale segnò profondamente la vita di entrambi. Cristaldi era una figura centrale dell’industria cinematografica nazionale, produttore di opere fondamentali e scopritore di talenti. Con lui Zeudi Araya trovò non soltanto un compagno di vita, ma anche un punto di riferimento culturale e professionale. Con Cristaldi (che avrebbe poi sposato nel 1983), la sua carriera conobbe una significativa evoluzione. Progressivamente si allontanò dal filone erotico per approdare a produzioni di più ampio respiro. Nel 1976 interpretò il ruolo che probabilmente resta il più popolare della sua carriera: la splendida Venerdì ne “Il signor Robinson, mostruosa storia d’amore e d’avventure” (1976) di Sergio Corbucci. Accanto a Paolo Villaggio, Araya diede vita a un personaggio entrato nell’immaginario collettivo degli italiani. Il successo del film fu enorme e contribuì a consolidare ulteriormente la sua notorietà presso il grande pubblico. A differenza delle interpretazioni precedenti, il personaggio di Venerdì metteva in evidenza anche la sua vena ironica e la capacità di muoversi con naturalezza all’interno della commedia.

Negli anni successivi arrivarono altri film importanti. In “Giallo napoletano” (1979) condivise il set con Marcello Mastroianni, Ornella Muti e Michel Piccoli, mentre in “Tesoromio” (1979) lavorò accanto a Johnny Dorelli, Sandra Milo e Renato Pozzetto. Successivamente partecipò a “I paladini: storia d’armi e d’amori” (1983) di Giacomo Battiato e a “Il giorno prima” (1987) di Giuliano Montaldo, una delle sue ultime interpretazioni cinematografiche.

Con l’inizio degli anni Novanta, mentre molte attrici della sua generazione cercavano di mantenere la visibilità pubblica a ogni costo, Zeudi Araya compì una scelta diversa. Decise infatti di ritirarsi progressivamente dalle scene e di intraprendere un nuovo percorso professionale dietro la macchina da presa. Fu una trasformazione meno appariscente ma non meno significativa. Dopo la morte di Franco Cristaldi nel 1992, Araya si dedicò con grande impegno all’attività di produzione cinematografica e televisiva. Iniziò una seconda carriera lontana dai riflettori ma centrale per il funzionamento dell’industria audiovisiva.

Per oltre tre decenni lavorò come produttrice, seguendo progetti destinati sia al cinema sia alla televisione. Chi ha collaborato con lei ne ricorda la competenza, il rigore professionale e la capacità di affrontare le difficoltà produttive con equilibrio e determinazione. Forte dell’esperienza maturata accanto a Cristaldi, conosceva perfettamente ogni fase del processo produttivo e possedeva una visione complessiva del settore che pochi ex attori possono vantare. Il suo lavoro dietro le quinte contribuì a mantenere vivo un patrimonio di relazioni professionali e culturali costruito nell’arco di decenni. Araya divenne inoltre una custode della memoria storica del cinema italiano, partecipando a iniziative dedicate alla valorizzazione delle grandi opere prodotte da Cristaldi e più in generale alla conservazione del patrimonio cinematografico nazionale. Particolarmente significativa fu la sua presenza nel 2018 a Bologna, accanto a Giuseppe Tornatore, in occasione della presentazione della versione restaurata in 4K di “Divorzio all’italiana”, uno dei capolavori prodotti da Franco Cristaldi. Quella partecipazione rappresentò simbolicamente il legame mai interrotto con la storia del cinema italiano e con l’eredità artistica del marito.

Anche la sua vita privata è stata caratterizzata da una grande discrezione. Dopo la scomparsa del produttore Franco Cristaldi, Araya trovò nuovamente la serenità accanto al regista Massimo Spano, con il quale ha condiviso una una lunga relazione dal 1994. Dal loro rapporto è nato Michelangelo Spano nel 1995. Il figlio divenne il punto di riferimento della sua vita familiare e rappresentò uno degli aspetti più importanti della sua maturità. Pur essendo stata per anni un personaggio pubblico, Zeudi Araya cercò sempre di proteggere la propria dimensione privata, mantenendo una distanza dai meccanismi della mondanità e del gossip. Le apparizioni televisive furono sempre più rare. Nel 2001 accettò l’invito di Daniele Luttazzi a partecipare a “Satyricon”, offrendo al pubblico una delle poche occasioni per rivederla sul piccolo schermo. Nel 2015 tornò invece ospite de “La vita in diretta”, dove ripercorse alcuni dei momenti più importanti della propria carriera, raccontando con lucidità e ironia gli anni del successo. Negli ultimi tempi conduceva una vita appartata, lontana dall’esposizione mediatica che aveva caratterizzato la sua giovinezza. Continuava tuttavia a seguire con attenzione il mondo del cinema e a mantenere rapporti con professionisti e istituzioni culturali. La sua figura era ormai diventata quella di una testimone privilegiata di una stagione irripetibile dello spettacolo italiano. (
di Paolo Martini
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