Otello apre l’era Chung il 7 dicembre


La Stagione 2026/2027 della Scala va letta come un cambio di passo operativo. L’apertura con Otello concentra in una sola serata il nuovo incarico di Chung, la prima programmazione interamente costruita da Ortombina e una scelta scenica che evita la scorciatoia del colore di pelle. Il dato artistico diventa così anche un dato istituzionale: il teatro decide di misurarsi con la propria memoria senza lasciarsi bloccare dalla memoria stessa.

Nota di lettura: questa ricostruzione riguarda informazioni disponibili al momento della pubblicazione, con particolare attenzione a date, cast, assetto produttivo, biglietteria e conseguenze culturali del nuovo cartellone.

Sommario dei contenuti

Otello come soglia politica e musicale della stagione

Otello entra in scena alla Scala lunedì 7 dicembre 2026 alle 18 e prosegue con repliche dal 10 dicembre al 5 gennaio 2027. Il dettaglio dell’orario conta: la serata inaugurale mantiene il suo statuto rituale nella città di Milano e apre una stagione costruita su un equilibrio fragile, quello fra repertorio identitario e rischio produttivo. Verdi torna come lingua madre del Piermarini e la scelta di Chung e Michieletto indica che l’operazione riguarda il presente del teatro.

La scheda artistica chiarisce la natura della produzione. Orchestra e Coro del Teatro alla Scala sostengono un nuovo allestimento con scene di Paolo Fantin, costumi di Carla Teti, luci di Alessandro Carletti e drammaturgia di Mattia Palma. Il dato tecnico è essenziale perché colloca Otello dentro un lavoro di fabbrica teatrale che supera la semplice scelta di titolo.

Il cast della Prima e l’alternanza delle ultime recite

Brian Jagde canta Otello nelle recite del 7, 10, 13, 16, 19 e 22 dicembre. Nello stesso arco Luca Salsi affronta Iago e Eleonora Buratto canta Desdemona. La Scala ha già definito l’alternanza per le ultime date: Arsen Soghomonyan assume il ruolo del titolo il 29 dicembre, il 2 gennaio e il 5 gennaio; Roberto Frontali subentra come Iago e Roberta Mantegna come Desdemona nelle stesse serate.

Il resto della compagnia completa un impianto di precisione. Juan Francisco Gatell è Cassio, Cristiano Olivieri è Roderigo, Huanhong Li è Lodovico, Nicolò Ceriani è Montano e Szilvia Vörös è Emilia. La distribuzione mostra una linea chiara: la Prima è affidata a voci già capaci di sostenere lo spazio scaligero e le repliche finali vengono protette con un secondo cast strutturato, senza ridurre la produzione a una sola serata mediatica.

Perché la scelta senza trucco nero pesa sulla lettura dell’opera

La decisione di portare in scena Otello senza trucco nero elimina una convenzione storica che per lungo tempo ha identificato il personaggio con un segno esterno immediato. La conseguenza teatrale è molto concreta: la regia deve costruire estraneità, autorità, vulnerabilità e isolamento attraverso relazione scenica, gesto, parola cantata e lavoro sugli altri personaggi.

Questa impostazione affina il dramma. Lo rende più esigente. Nel testo di Boito e nella partitura di Verdi il conflitto nasce dal modo in cui una comunità riconosce e poi distrugge il proprio condottiero, ben oltre una maschera cromatica. La produzione scaligera mette quindi il cantante al centro di una prova più nuda: il personaggio deve nascere dalla musica, senza appoggiarsi su un codice visivo automatico.

Chung inaugura con Verdi e torna a Verdi con Macbeth

Il primo cartellone di Myung-Whun Chung come direttore musicale si apre con Verdi e rientra su Verdi nel mese di maggio 2027 con Macbeth. La sequenza ha un valore più forte di una preferenza repertoriale: collega due tragedie shakespeariane e definisce la grammatica iniziale del nuovo mandato. Da una parte c’è l’ultimo Verdi, quello della densità psicologica di Otello; dall’altra c’è il Verdi di Macbeth, già proiettato verso una drammaturgia del potere corrosivo.

Macbeth andrà in scena dal 4 al 22 maggio 2027 nella produzione della Wiener Staatsoper firmata da Barrie Kosky, con Chung sul podio. Luca Salsi affronta il ruolo del titolo nelle prime recite della serie e Anastasia Bartoli entra come Lady Macbeth nello stesso blocco. Il raccordo fra Otello e Macbeth consegna alla stagione una colonna verdiana riconoscibile, distribuita in due momenti molto diversi dell’anno teatrale.

Ortombina costruisce un cartellone che usa il rischio come metodo

Il tratto più leggibile della programmazione di Fortunato Ortombina è il rifiuto dell’attesa infinita del cast perfetto. Un teatro come la Scala evita di sospendere un titolo centrale per anni in nome della prudenza assoluta; deve cercare interpreti, formarli dentro un sistema di prove e metterli nelle condizioni di sostenere una sala che pretende canto e teatro. Otello diventa il manifesto di questa idea perché costringe tutti a esporsi subito.

La stagione d’opera conta tredici titoli. Dentro quel perimetro ci sono opere mai arrivate sul palcoscenico scaligero, rientri dopo decenni, nuove produzioni e recuperi di allestimenti riconoscibili. La cifra dei debutti direttoriali e registici va letta come indicatore produttivo: segnala il tentativo di rinnovare la macchina artistica mentre la Scala continua a parlare con i propri autori storici.

I titoli mai affrontati dalla Scala aprono il repertorio laterale

Don Quichotte di Jules Massenet arriva dal 23 maggio al 14 giugno 2027 con Bertrand de Billy sul podio e Damiano Michieletto in regia. La sua presenza modifica la geografia francese della stagione perché accosta al Bizet più raro dei Pêcheurs una partitura tardo-massenetiana costruita su disillusione, memoria e solitudine del protagonista.

Nixon in China di John Adams entra dal 26 giugno al 13 luglio 2027 con Kent Nagano e la regia di Valentina Carrasco. È il passaggio più netto verso il repertorio statunitense del secondo Novecento. La presenza di Thomas Hampson e Renée Fleming rafforza il profilo internazionale della produzione. Leonora di Ferdinando Paër, affidata alle forze dell’Accademia dall’11 al 26 settembre, chiude il triangolo dei titoli nuovi con un gesto diverso: rileggere Beethoven attraverso il teatro musicale che lo precede e lo affianca.

I grandi ritorni servono a riposizionare il repertorio

Les Pêcheurs de perles rientra dal 22 gennaio al 7 febbraio 2027 dopo l’ultima presenza scaligera del 1948. La nuova produzione in co-produzione con il Teatro Real di Madrid porta il doppio debutto di Henrik Nánási e Arnaud Bernard. In un teatro spesso identificato con il Bizet di Carmen, recuperare l’opera del 1863 significa riaprire una zona del repertorio francese in cui colore orchestrale e scrittura corale pesano quanto il duetto più celebre.

I puritani torna dal 15 giugno al 1 luglio 2027 dopo un’assenza dal 1971. Fabio Luisi dirige e Davide Livermore firma la regia. Il recupero supera l’omaggio nostalgico al belcanto e diventa una prova di tenuta tecnica per una sala che deve misurare voci, articolazione stilistica e sostenibilità produttiva di parti fra le più impervie del repertorio italiano.

Dal Don Giovanni alla Bohème: la tradizione viene usata come infrastruttura

Don Giovanni torna dal 3 al 28 febbraio 2027 nella regia di Robert Carsen con Thomas Guggeis sul podio. Il mese di febbraio prosegue con La bohème nell’allestimento di Franco Zeffirelli creato nel 1963, diretto da Daniel Oren. La vicinanza di Mozart e Puccini nello stesso segmento di stagione produce un effetto preciso: mette a confronto una regia storicizzata e una lettura mozartiana ormai entrata nella memoria recente del teatro.

Anna Bolena riporta Donizetti dal 30 marzo al 16 aprile con la regia di Chiara Muti e Francesco Ivan Ciampa sul podio. The Rake’s Progress di Stravinskij, dal 17 al 30 aprile, chiama Riccardo Chailly dentro un nuovo allestimento di Kasper Holten. Il finale d’opera passa poi da Il barbiere di Siviglia diretto da Giulio Cilona a Dido and Æneas di Purcell con Gianluca Capuano e Marcos Morau, scelta che chiude l’arco cronologico sul teatro musicale preclassico.

Balletto e concerti completano la nuova identità di stagione

La sezione balletto parte con Lo schiaccianoci di Rudolf Nureyev e inserisce al centro della stagione la Giselle di Akram Khan, nata nel 2016 per l’English National Ballet e ora affidata agli artisti scaligeri. L’operazione più delicata riguarda il linguaggio: una compagnia di repertorio entra in una scrittura contemporanea radicata nel Kathak, con musica e sound design di Vincenzo Lamagna da Adolphe Adam.

Il centenario della nascita di Maurice Béjart produce un omaggio con L’uccello di fuoco, Boléro e Serait-ce la mort?. La stagione concertistica colloca Chung anche fuori dalla buca, con due appuntamenti sinfonici legati al bicentenario della morte di Beethoven. Accanto a lui restano Riccardo Chailly, Klaus Mäkelä e Kirill Petrenko, con un calendario che sposta il baricentro della nuova direzione musicale dall’inaugurazione alla durata dell’intera stagione.

Biglietteria: le date da fissare subito

Gli abbonamenti per le formule a data fissa sono disponibili dal 30 maggio 2026. La prelazione gratuita per il posto della stagione precedente resta esercitabile fino al 15 settembre 2026. Dal 30 settembre 2026 entrano nel sistema i Carnet componibili a scelta libera, a partire da tre spettacoli. Per Otello il calendario di vendita separa tre momenti: la serata inaugurale dal 7 ottobre 2026, le repliche dal 14 ottobre 2026 e l’Anteprima Under30 dal 4 novembre 2026.

La politica di accesso annunciata dal teatro va letta dentro questo calendario. L’aumento di alcune categorie di prezzo viene presentato come leva per sostenere scontistica e platee con minore capacità di spesa. Il punto pratico per il pubblico è semplice: la stagione 2026/2027 chiede di scegliere per tempo titoli e canale di ingresso più adatto.

Il collegamento con la nostra copertura sulla Scala

Nel nostro archivio la linea scaligera resta aperta con la ricostruzione su Scala, Mattarella al concerto della rinascita 1946-2026. Quel passaggio chiariva il rapporto fra memoria del Piermarini, istituzioni e funzione civile del teatro. Il nuovo cartellone 2026/2027 completa idealmente quel quadro: dopo il lavoro sulla ricostruzione del 1946, la Scala mette in scena il proprio futuro attraverso una programmazione che misura repertorio, accesso e responsabilità artistica.


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 Junior Cristarella

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