Presidenza del Consiglio, la vera partita ad alto rischio di Mastrangeli

Le fibrillazioni nella maggioranza che sostiene il sindaco di Frosinone Riccardo Mastrangeli sono ormai diventate un genere letterario: per ripetitività, caratteristiche, forma e contenuti. Le ultime, solo in ordine di tempo, hanno i nomi dei Consiglieri Paolo Fanelli (FdI), Sergio Crescenzi e Marco Ferrara (Identità Frusinate). Tre amministratori di lungo corso, con un vissuto politico importante ma uniti dallo stesso filo conduttore: una irrequietezza che agita gli equilibri interni alla coalizione.

Il sindaco è abituato ormai a convivere, da quasi 4 anni, con ogni genere di malessere politico e riesce sempre a trovare il farmaco giusto, capace di anestetizzare qualsiasi genere di dolore: perché perfettamente consapevole che la spina alla consiliatura non la staccherà mai nessuno.

Ciò detto, i malumori dei tre Consiglieri non sono comunque per niente neutri.

Il caso-Fanelli sul tavolo del direttivo di FdI

Il consigliere ed ex sindaco Paolo Fanelli

Il dossier più delicato, almeno per i potenziali rapidi sviluppi, riguarda l’ex sindaco Paolo Fanelli. Ieri sera si è svolto il direttivo cittadino di Fratelli d’Italia, era chiamato a discutere, tra le altre cose, anche  la sua posizione, estremamente delicata: nel partito e in maggioranza. (Leggi qui: Il Consiglio dell’assurdo: tutti litigano, nessuno stacca la spina. E qui: «Il BRT paralizza la città»: Fanelli (FdI) minaccia il passaggio all’opposizione).

La linea che filtra è piuttosto netta: o Fanelli si riallinea alle decisioni del Partito, che non vuole attriti con Mastrangeli (almeno per questa consiliatura) come anticipato in aula dal capogruppo Franco Carfagna, oppure rischia di essere accompagnato gentilmente alla porta.

Un po’ quello che stava scritto nelle vecchie locande dell’800: “Qui si mangia quello che passa il convento. Se non ti va, la porta è quella”. La pratica passerà al livello regionale. In ogni caso il rapporto tra Fanelli e FdI sembra irrimediabilmente compromesso.  La rottura sembra inevitabile. E sarebbe un segnale politico pesante.

Franco Carfagna, capogruppo di FdI

Perché Fanelli non è un consigliere comunale qualunque. È un ex sindaco, viene da una importante famiglia di Frosinone che ha fatto la storia politica del capoluogo, conosce i meccanismi del Palazzo, ha relazioni e, soprattutto, conosce bene le dinamiche interne alla maggioranza. Per questo il suo malessere pesa più dei numeri. In politica il problema non è mai chi alza la voce una volta. Il problema è chi smette di aver paura di alzarla e Fanelli, pur senza alzare la voce, fuori e dentro l’ aula consiliare, ha detto chiaramente come la pensa. Potrebbe “pagare dazio” per questo.

Crescenzi e Ferrara di nuovo sull’Aventino

Poi c’è la situazione, tutta “particolare” dei consiglieri Sergio Crescenzi e Marco Ferrara. Sembrano non trovare pace. Anche loro fino a qualche mese fa stavano in Fratelli d’Italia. Anche loro avevano qualcosa da rivendicare. In particolare, un assessorato per Crescenzi, che sembrava ormai cosa fatta, almeno fino all’altolà a tutta l’operazione imposto dal coordinatore regionale FdI l’onorevole Paolo Trancassini. (Leggi qui: FdI rialza la testa: restituite le deleghe, Trancassini congela il resto. E qui: Nuovo vertice a Montecitorio: Trancassini rimette in bilico Frosinone).

Sergio Crescenzi

Stop secco e partita chiusa. Da lì, la rottura con il Partito e l’approdo dei due Consiglieri in Identità Frusinate. Una tregua iniziale, qualche settimana di calma apparente, poi di nuovo le tensioni con il sindaco e con una parte della maggioranza. E qui potrebbe esserci la vera lettura politica della vicenda. (Leggi qui: Il Consiglio come un Cubo di Rubik: colori che cambiano a ogni mossa).

I maldipancia di Crescenzi e Ferrara, potrebbero non essere soltanto una questione di divergenza di vedute con Mastrangeli, o di peso amministrativo, o del ruolo del Consigliere Comunale. Potrebbero avere un obiettivo molto più concreto dal punto di vista politico: la presidenza del Consiglio comunale. Perché è lì che si giocherà la vera battaglia per il sindaco Mastrangeli.

Via al totopresidente

Come noto, Massimiliano Tagliaferri ha preannunciato le dimissioni da presidente d’aula e dal Consiglio comunale, tuttavia, per dirla con le parole del Senatore Luigi Zanda quando si rivolse a Matteo Renzi:Le dimissioni si danno, non si annunciano”. Quindi finché non verranno formalizzate, tutto resta sospeso. Nulla questio. (Leggi qui: Tagliaferri si dimette da tutto: per Mastrangeli è il punto di non ritorno. E qui: Le dimissioni di Tagliaferri non aprono la crisi: la fotografano e la cristallizzano).

Max Tagliaferri, presidente del Consiglio comunale

Ma se davveroTagliaferri dovesse compiere il passo definitivo, allora per Mastrangeli inizierebbero i problemi seri. Fino ad oggi il sindaco ha gestito tutte le criticità interne con sufficiente disinvoltura, anche grazie alle divisioni stratificate e trasversali in aula, (il famoso divide et impera sempre attuale).

Eleggere un nuovo presidente del Consiglio, specialmente con questi chiari di luna, e con questi equilibri precari, è tutta un’altra storia. Lì i numeri diventano personali. Gli appetiti si moltiplicano. E ogni scelta rischia di creare almeno un ulteriore scontento. Provando comunque a fare una specie di toto-presidente, andando quindi per esclusione e seguendo quella grammatica non scritta, ma molto reale della politica, qualche riflessione si può anche azzardare.

La Lega, che già esprime il sindaco, potrebbe non avere interesse alla poltrona, anche per responsabilità della tenuta generale del sistema di governo. Stesso ragionamento, ma senza l’onere della responsabilità, per la lista di Antonio Scaccia, che può già contare sul vicesindaco. Resta in campo la lista Ottaviani, che la presidenza del Consiglio l’aveva ottenuta a inizio consiliaturae potrebbe legittimamente puntare alla riconferma.

Poi c’è sicuramente Fratelli d’Italia. Ma adesso il quadro in aula è profondamente cambiato, il gruppo consiliare si è ridimensionato parecchio, e potrebbe addirittura perdere anche Fanelli. A quel punto FdI resterebbe con solo due consiglieri, che esprimono due assessori in giunta.

Le ambizioni di Identità Frusinate, ipotesi-Marzi

Marco Ferrara

Fari puntati quindi su Identità Frusinate. Perché Ferrara è già vicepresidente del Consiglio e un pensiero alla Presidenza lo sta sicuramente facendo. E’ difficile non collegare alcune sue recenti rivendicazioni sul rispetto del ruolo del consigliere comunale, (una sorta di acuta e sottile campagna elettorale) alla volontà, certamente legittima, di esercitare un peso nella futura partita della Presidenza. Così come appare legittima anche l’ambizione della civica di Gianfranco Pizzutelli.

Domenico Marzi

Insomma: tanti hanno una ragione per chiedere. Pochi hanno voglia di rinunciare. Ed è proprio in questa prospettiva che potrebbe trovare creditol’ipotesi più politica di tutte: quella di un presidente “di garanzia”. Un nome come l’ex sindaco Domenico Marzi avrebbe un peso specifico enorme.Esperienza, autorevolezza, capacità di mediazione. Una figura capace non solo di rasserenare il clima, ma anche di blindare il sostegno alla ricandidatura di Mastrangeli nel 2027. Perché il punto vero è proprio questo. La subordinata imprescindibile.

Una scelta chiave

La scelta del prossimo presidente del Consiglio non servirà soltanto a chiudere una casella istituzionale e a garantire una “tranquilla” fine consiliatura (a Frosinone una specie di ossimoro). Servirà, soprattutto, a capire chi sosterrà Mastrangeli tra 12 mesi nella corsa ad indossare la fascia tricolore.

Riccardo Mastrangeli

E qui il sindaco dovrà dimostrare qualcosa in più della straordinaria capacità di galleggiamento. Dovrà trasformarsi in federatore politico. Compito non semplice, per come stanno le cose. Trovare una “quadra neutra” sulla Presidenza del Consiglio, capace quindi di mettere tutti d’accordo, senza provocare un Vietnam politico, per Mastrangeli sarà come provare a scalare l’Everest in infradito.

Per questo torna alla mente una celebre citazione di Igor Ivanovic Sikorsky, l’ingegnere russo appassionato di  progettazione aeronautica, creatore e proprietario di una società aerospaziale: “Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare.”


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