la prevenzione è una strategia complessa


Polmoniti, sepsi, meningiti e altre forme invasive continuano infatti a incidere in modo significativo proprio nelle fasce di popolazione più vulnerabili, rendendo essenziale una strategia preventiva solida, continuativa e appropriata. In questo quadro, un punto importante di riflessione risiede nel fatto che oggi la prevenzione antipneumococcica possa contare su più strumenti e su una maggiore possibilità di modulare la protezione in base ai bisogni del paziente.

È questa, più che la novità tecnologica in sé, la vera evoluzione da osservare: una prevenzione che diventa più articolata e, proprio per questo, potenzialmente più adatta ai diversi profili di rischio.

Il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2023-2025 richiama la necessità di rafforzare l’offerta ai gruppi più esposti e di mantenere alta l’attenzione sulle malattie prevenibili, dentro una logica di appropriatezza e di equità. In questa cornice, anche l’ampliamento delle opzioni vaccinali contro lo pneumococco diventa un’estensione delle possibilità a disposizione del sistema sanitario e dei professionisti. Per i pazienti fragili questo aspetto è particolarmente rilevante. La vaccinazione antipneumococcica non è un atto isolato né una scelta standard uguale per tutti, ma parte di un percorso di presa in carico che deve tenere insieme rischio individuale, storia clinica, dati epidemiologici, organizzazione dei servizi e capacità di accompagnare il paziente in modo chiaro. In questo senso, la disponibilità di strumenti diversi può rappresentare un’opportunità, perché consente di costruire risposte più mirate.

Quando esistono più opzioni vaccinali ma con caratteristiche differenti, la loro presenza può arricchire la capacità del sistema di proteggere meglio le persone più vulnerabili. La complementarietà, dunque, va letta come ricchezza e opportunità, sempre però dentro scelte fondate su criteri clinici, epidemiologici e organizzativi. Spetta infatti ai clinici e alle istituzioni, anche regionali, valutare come utilizzare nel modo più opportuno gli strumenti disponibili, tenendo conto delle caratteristiche della popolazione, della circolazione dei sierotipi, dei modelli organizzativi e delle evidenze via via disponibili.

Le differenze che possono emergere tra territori non sono necessariamente il segno di una contrapposizione, ma possono riflettere la volontà di adattare la prevenzione ai bisogni concreti dei pazienti fragili. In questo senso, la sfida non è scegliere una soluzione unica da applicare indistintamente, ma costruire una strategia coerente, leggibile e condivisa. La forza della prevenzione primaria contro lo pneumococco sta proprio in questo: nella capacità di mettere insieme più competenze, più livelli decisionali e più strumenti, per offrire ai pazienti più esposti una protezione quanto più possibile adeguata.

È dentro questa visione che si inseriscono le riflessioni di Carlo Signorelli, Silvio Tafuri, Tecla Mastronuzzi e Catia Rosanna Borriello: quattro punti di vista diversi ma convergenti su un aspetto essenziale. Di fronte allo pneumococco, la forza della prevenzione primaria non sta in una soluzione unica valida per tutti, ma nella capacità di mettere a sistema strumenti diversi, competenze diverse e livelli diversi di responsabilità per costruire la protezione più appropriata per ogni paziente.

Carlo Signorelli: attenzione alle disomogeneità regionali

In questa cornice s’inserisce la riflessione di Carlo Signorelli, Ordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffele di Milano, che invita a leggere la scelta di Regione Lombardia di prevedere entrambe le proposte vaccinali come strumenti diversi da collocare in una strategia coerente. Nei pazienti fragili, il punto decisivo è integrare innovazione, copertura sierotipica e sostenibilità organizzativa, evitando che la complessità si traduca in nuove disomogeneità regionali.

Professor Signorelli, oggi con il fatto di avere disponibili due vaccini contro lo Pneumococco si rischia di raccontarli come alternativi, ma non coprono gli stessi sierotipi: dal punto di vista della sanità pubblica, nei pazienti fragili ha più senso ragionare in termini di sostituzione o di complementarità?

Nei pazienti fragili la logica della complementarità è sicuramente coerente con gli obiettivi di sanità pubblica anche se ciò pone problemi organizzativi e maggiori costi, che è un tema importante oggi. PCV20 e V116 (PCV21) non sono sovrapponibili e coprono sierotipi diversi: considerarli alternativi rischia di ridurre la protezione complessiva. Nei soggetti a più alto rischio, la sequenzialità dei due vaccini – secondo indicazioni cliniche e programmatiche da valutare in ambiti tecnici – potrebbe consentire una copertura sierotipica più ampia e quindi una migliore prevenzione delle forme invasive.

L’arrivo di un nuovo vaccino cambia davvero il paradigma della vaccinazione antipneumococcica nell’adulto, oppure il punto decisivo resta capire come integrarlo senza perdere la copertura garantita dal precedente su altri sierotipi?

L’arrivo di V116 (PCV21) non rappresenta tanto un cambio di paradigma quanto un’evoluzione delle protezioni disponibili. Il punto decisivo non è sostituire PCV20, ma integrare in alcune circostanze il vaccino V116 (PCV21) in modo razionale, evitando di perdere la protezione verso sierotipi già coperti. La strategia vaccinale diventerebbe quindi più articolata e richiede una valutazione attenta del profilo epidemiologico regionale e locale e clinico dei pazienti adulti.

Guardando al futuro, questa differenziazione tra vaccini rischia di aumentare l’eterogeneità regionale oppure può diventare l’occasione per costruire criteri nazionali più chiari per i soggetti fragili?

Questa differenziazione può avere un duplice effetto. In assenza di indirizzi chiari, rischia di accentuare l’eterogeneità regionale. Tuttavia, rappresenta anche un’opportunità per definire criteri più omogenei, basati su evidenze epidemiologiche e principi di appropriatezza, soprattutto per la gestione dei soggetti fragili. La sfida sarà trasformare la complessità in una strategia condivisa ed efficace su tutto il territorio nazionale.

Silvio Tafuri: i criteri di scelta della regione puglia

Prospettive richiamate anche da Silvio Tafuri, Ordinario di Igiene all’Università di Bari, che richiama l’attenzione su un punto decisivo: nei pazienti fragili la scelta vaccinale non può essere guidata solo dalla novità, ma deve considerare carico di malattia, sierotipi circolanti e limiti della sorveglianza. Da qui l’interesse per una logica di complementarità tra le due opzioni vaccinali.

Professor Tafuri, sul piano scientifico il punto centrale è che il nuovo vaccino aggiunge alcuni sierotipi nell’adulto ma non copre tutti quelli presenti nel “vecchio”: è questo il motivo per cui, nei fragili, la logica della complementarità appare oggi particolarmente interessante?

Partiamo da un’idea: il grosso carico, in termini di incidenza, ma soprattutto di ospedalizzazione e mortalità per patologia pneumococcica invasiva nell’adulto, riguarda proprio i soggetti che hanno delle condizioni di minore riserva funzionale, fondamentalmente, per la quale li chiamiamo fragili.

Sono soprattutto i soggetti immunodepressi, per la verità: quindi i soggetti, per esempio, che hanno una…


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