sostenibilità e innovazione: la visione di Marco Guazzoni, Vibram


Integrare la sostenibilità nella strategia industriale ed economica delle imprese non solo non è più una scelta di campo, ma rappresenta un percorso che muove su un tracciato segnato in modo inscindibile dalle strategie di innovazione. La strategia di sviluppo di una azienda coincide infatti sempre più frequentemente anche con la strategia verso le Twin Transition.

Sulla base di questa convinzione abbiamo voluto raccogliere la testimonianza di Marco Guazzoni, Sustainability Director di Vibram, partendo da una visione aziendale che vede il digitale e il green sempre più strettamente connessi e capaci – insieme – di trasformare la performance tecnica in un valore ambientale e sociale misurabile.

Sostenibilità e innovazione

In particolare, l’innovazione è da sempre il cuore pulsante di Vibram, azienda italiana di riferimento nel settore delle suole ad alte prestazioni per il mondo della calzature, e guarda oggi con sempre maggiore attenzione alle prospettive offerte dall’intelligenza artificiale, non solo per l’efficienza dei processi quotidiani, ma anche per la ricerca avanzata. Dalla misurazione puntuale tramite LCA (Life Cycle Assessment) alla visione del futuro in chiave di Digital Product Passport, l’obiettivo sarà sempre più quello di puntare a garantire una trasparenza totale, per permettere ai consumatori di diventare sempre più consapevoli. Un lavoro e un percorso questo che punta alla creazione di un sustainability management che, oltre ai temi della compliance burocratica, deve disporre di maggiori risorse e competenze per contribuire alla trasformazione dei prodotti e delle aziende.

Cosa significa per un’azienda come Vibram integrare la sostenibilità nella strategia industriale e quale ruolo svolge l’innovazione digitale in questo processo?

La sostenibilità è parte integrante della strategia, nel senso che gli obiettivi dell’azienda hanno al proprio interno anche la strategia di sostenibilità. Il posizionamento prioritario in particolare riguarda i temi dell’innovazione a livello di tecnologia e di performance e li indirizziamo avendo ben presenti e chiari tutti i criteri di sostenibilità.

Il tema della digitalizzazione è a sua volta integrato in questo modello, nello specifico per quanto attiene proprio al principio della Twin Transition. La digitalizzazione rappresenta per un percorso di innovazione che, pur non avendo sempre e solo risvolti sulla sostenibilità, rappresenta un fattore abilitante. In particolare, per quanto riguarda la gestione dei sistemi di produzione, delle macchine e dei processi. A questo riguardo ci tengo a evidenziare i miglioramenti ottenuti a livello di efficienza nella produzione, di efficienza energetica, di riduzione degli sprechi che si sono raggiunti grazie agli investimenti legati a Industry 4.0 e 5.0.

Come è cambiato il “rapporto con i dati”? In particolare, come è cambiata la disponibilità e l’affidabilità dei dati relativi alle performance di sostenibilità?

C’è stata una importante evoluzione: inizialmente eravamo guidati prevalentemente dalla compliance e dalla governance (nello specifico per il bilancio di sostenibilità), ma abbiamo scelto di andare oltre, primariamente per arricchire il patrimonio di conoscenze sui temi della sostenibilità in tutte le sue dimensioni. Oggi vedo uno spostamento dall’attenzione sulla sostenibilità relativa all’azienda a una attenzione sulla sostenibilità relativa al prodotto. In questo senso noi abbiamo iniziato molti anni fa un percorso importante con l’LCA (Life Cycle Assessment), che ci ha permesso non solo di avere numeri e comparazioni, ma di identificare strategicamente le grandezze più significative per creare metriche concrete e percorsi di miglioramento.

sostenibilità e innovazione

Cosa vi aspettate per il futuro, in questo senso?

L’evoluzione che mi aspetto è nel segno del Digital Product Passport. La convinzione di fondo riguarda il fatto che il consumatore compra sostanzialmente un prodotto, non l’azienda, e se disporrà di informazioni chiare, semplici e comparabili avrà la possibilità di effettuare scelte consapevoli.

Nello stesso tempo però la tecnologia deve anche proteggere il know-how aziendale in questo passaggio e condivisione di dati. LCA è la strada giusta: fornisce l’impatto e le indicazioni d’uso senza svelare i segreti della formula.

Come potete descrivere la vostra operatività in relazione alla produzione e all’utilizzo di dati riferiti alle performance di sostenibilità?

A livello operativo, lavoriamo ancora molto con Excel; sebbene i sistemi ERP forniscano una base automatizzata molto utile e molto importante, molti aspetti ambientali non sono ancora gestiti da sistemi flessibili. In particolare, il dato sul quale c’è ancora molto lavoro da fare riguarda la dimensione sociale. Mentre per la parte ambientale le metriche sono consolidate, per l’ambito umano, ovvero per tutto quanto attiene alla valutazione e valorizzazione delle competenze, delle pari opportunità, della meritocrazia, c’è ancora del lavoro da svolgere per codificare queste dimensioni in numeri scientifici e oggettivi. Questa parte della sostenibilità è ancora in buona misura rappresentata attraverso un racconto qualitativo, ma anche queste dimensioni dovranno trovare spazio nei modelli di rendicontazione futura.

La filiera delle calzature in cui opera Vibram è tipicamente frammentata e globale: come utilizzate il digitale per garantire tracciabilità e trasparenza?

Vibram è una realtà B2B, siamo un attore di filiera e viviamo la tracciabilità in una sorta di doppia direzione: in ingresso e in uscita. In concreto, riceviamo centinaia di questionari dai clienti e abbiamo la necessità di sistematizzare i dati per gestire un patrimonio di conoscenze che possa effettivamente rappresentare il nostro impegno sui temi della sostenibilità e che ci permetta nello stesso tempo anche di leggere e capire l’impegno dei nostri partner.

In questo senso sosteniamo l’importanza dell’LCA come standard internazionale per analizzare e paragonare le performance di prodotto. Va aggiunto che con i nostri fornitori strategici creiamo una relazione personale: ogni anno mostriamo loro i dati raccolti, confrontandoli con i nostri e con la media dei terzisti. Non è un ranking “competitivo”, ma un confronto trasparente per capire dove e come migliorare.

In questa fase stiamo utilizzando un software che sfrutta l’Intelligenza Artificiale per analizzare questi dati, ma siamo ancora in una fase intermedia per certi aspetti sperimentale.

Senza entrare nel dettaglio, possiamo vedere meglio come sta evolvendo  per voi l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale?

Come anticipato, dobbiamo sottolineare che ci troviamo in una fase sperimentale dove utilizziamo Microsoft Copilot con una modalità ristretta al perimetro di dati aziendali primariamente per proteggere il nostro know-how. L’obiettivo attuale è verificare le opportunità di migliorare o accelerare i processi per i dipendenti, ma la nostra ambizione è quella di utilizzare l’AI anche nell’ambito della R&D, per esplorare e sperimentare formule nuove che possano soddisfare determinate performance. Il tutto con una riduzione riducendo dei tempi rispetto ai test fisici che richiedono mesi.

In questo senso vedo una similitudine tra l’attuale situazione dell’Intelligenza artificiale e la situazione della sostenibilità di qualche anno fa. Abbiamo vissuto una fase in cui la sustainability era un mainstream “di moda” e dove…


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 Mauro Bellini

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