Ben 216 le persone accolte nel corso del 2025 dalla Fondazione Asilo Mariuccia – Fam, grazie al lavoro dei suoi 79 collaboratori e 28 volontari: 57 donne con bambini vittime di violenza, 109 bambini, 50 minori stranieri non accompagnati e provenienti dal circuito penale minorile, appartenenti complessivamente a 31 nazionalità diverse.
Inclusione lavorativa
Sono alcuni dei dati del bilancio sociale 2025 presentato dalla Fondazione, in un incontro moderato dal caporedattore di VITA Giampaolo Cerri. Tra i risultati più significativi emerge quello relativo all’inclusione lavorativa: delle 37 ospiti inserite in percorsi di formazione, 24 donne, pari al 65% (2 su 3), hanno trovato un’occupazione, in particolare nei settori dell’assistenza privata e familiare, nella ristorazione e nel commercio.
I risultati di Fam – che si conferma punto di riferimento in Lombardia nell’accoglienza delle persone più fragili – raccontano un modello che accompagna le persone dall’emergenza all’autonomia, attraverso formazione, supporto psicologico, inserimento lavorativo e inclusione sociale.

C’è un’Italia che resiste allo spopolamento, rigenera i territori e trasforma il turismo in occasione di incontro. È l’Italia dei “paesi-persona”. Nel nuovo numero di VITA magazine raccontiamo 100 esperienze da conoscere e da visitare.
NELL’ITALIA DEI PAESI-PERSONA
In particolare sul fronte femminile questi risultati dimostrano come l’indipendenza economica rappresenti uno degli strumenti più efficaci per ricostruire una vita libera dalla violenza, restituendo alle donne la possibilità di scegliere il proprio futuro e quello dei propri figli.
Dal 1902 un’opera di rigenerazione
E forse non è un caso che nelle prime pagine del Bilancio sociale 2025 si riportino le parole della poetessa Ada Negri pronunciate in occasione dell’inaugurazione di Asilo Mariuccia nel 1902 «La prima pietra di un’opera di rigenerazione, ben lontana e diversa dalle antiche manifestazioni di carità».


Come ha sottolineato la presidente Emanuela Baio: «Ogni donna che accogliamo arriva con una storia diversa, ma tutte condividono lo stesso bisogno: poter ricominciare. Metterla al sicuro è il primo passo, ma non è sufficiente. Il nostro compito è accompagnarla verso una nuova autonomia, personale, abitativa, lavorativa ed economica, perché solo quando una donna torna a essere libera di scegliere può dirsi davvero concluso il percorso di uscita dalla violenza».
«I risultati del bilancio sociale ci confermano che questo obiettivo è possibile quando, accanto alle persone, si costruisce una rete capace di sostenerle nel tempo e di restituire opportunità concrete di futuro», ha concluso Baio.


“La forza delle reti per un vero cambiamento”, questo il titolo del Bilancio sociale 2025 da cui emerge il consolidamento di un approccio innovativo e progettuale che ha promosso la collaborazione con i diversi attori del sistema sociale, tra cui istituzioni, enti del Terzo settore, imprese, fondazioni, associazioni e realtà civiche per unire competenze, esperienze e strumenti nuovi.
I risultati del Centro Antiviolenza Ersilia Bronzini
Il bilancio sociale fotografa anche un intenso anno di attività del Centro Antiviolenza Ersilia Bronzini: inaugurato a giugno 2024, ha accolto e sostenuto 200 donne – prevalentemente tra i 30 e i 44 anni (37%). Nel solo 2025 il Centro ha ricevuto 116 richieste di aiuto, attivato 15 percorsi di supporto psicologico, realizzato 27 consulenze legali e accolto 8 donne e 13 minori nelle due case rifugio a indirizzo segreto gestite dalla Fondazione.
Numeri che testimoniano una domanda di aiuto sempre più significativa e confermano quanto sia fondamentale poter contare su servizi capaci di accompagnare le donne lungo tutto il percorso di uscita dalla violenza.
Andare oltre l’emergenza in un percorso verso l’autonomia
«Quando una donna ci contatta, raramente cerca soltanto un luogo sicuro» rivela Sofia Leda Salati, responsabile del Centro Antiviolenza Ersilia Bronzini. «Chiede di non essere giudicata, di non sentirsi più sola e di poter immaginare un futuro diverso per sé e per i propri figli. Per questo il nostro lavoro non si esaurisce nell’emergenza: attraverso l’ascolto, il sostegno psicologico e legale, l’orientamento al lavoro e il lavoro di rete costruiamo, passo dopo passo, un percorso di libertà e autonomia. Ogni storia ha tempi diversi, molte donne arrivano a noi dopo anni di isolamento sociale, paura e violenza e tutte meritano la possibilità di ricominciare».
Il quadro che emerge dalla Fondazione riflette una realtà nazionale ancora complessa. Secondo i dati Istat, il 31,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni – circa 6 milioni e 400 mila persone – ha subito nel corso della propria vita una forma di violenza fisica o sessuale. Parallelamente, tra le oltre 36.400 donne che hanno intrapreso nel 2024 un percorso di uscita dalla violenza, quasi una su due (45,5%) non è economicamente autonoma. È proprio su questo fronte che Fondazione Asilo Mariuccia concentra da anni il proprio impegno: trasformare la protezione in un percorso di autonomia, attraverso il sostegno educativo, psicologico, abitativo e lavorativo.


Una rete integrata di case rifugio, comunità e alloggi in autonomia
Per rispondere a bisogni sempre più articolati, negli anni la Fondazione Asilo Mariuccia ha costruito una rete integrata di servizi che oggi comprende: un Centro Antiviolenza, due case rifugio a indirizzo segreto, cinque comunità educative per nuclei mamma-bambino e minori stranieri non accompagnati tra Milano e la provincia di Varese, diciotto appartamenti per l’autonomia mamma-bambino, tre alloggi per la semi-autonomia rivolti a minori soli dai 17 anni e cinque appartamenti in housing sociale in collaborazione con il comune di Corbetta.
Nell’immagine in apertura un momento della presentazione del Bilancio sociale di Fam che si è tenuto a Milano – tutte le foto da Ufficio stampa
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Antonietta Nembri
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