Argentario segreto tra fenicotteri, fortezze e spiagge da non perdere — idealista/news


Sembra un’isola, ma è un promontorio agganciato alla costa da due sottili strisce di sabbia. Tra una laguna che si tinge di rosa per i fenicotteri e un mosaico di calette rocciose, il Monte Argentario concentra mare, storia e natura in pochi chilometri. Qui si incontrano mulini sull’acqua, fortezze spagnole, resti romani e un borgo legato alla fine di Caravaggio. E non mancano sorprese: un lungomare firmato da un grande designer, un palio che rievoca gli attacchi dei corsari, un giardino d’arte contemporanea unico in Italia. 

Dove si trova l’Argentario e come arrivare

Il Monte Argentario si colloca nella Maremma del sud, al confine con il Lazio, di fronte alle isole del Giglio e di Giannutri. È collegato alla terraferma da due tomboli sabbiosi, la Giannella e la Feniglia, che chiudono la laguna di Orbetello come due parentesi naturali. La Statale Aurelia (SS1) corre parallela al litorale: da nord si esce in zona Albinia-Porto Santo Stefano/Porto Ercole, da sud si percorre lo stesso asse in direzione opposta.

Chi arriva in treno utilizza la stazione Orbetello-Monte Argentario sulla linea tirrenica, con autobus e taxi per i due porti. Per l’aereo, gli scali di Roma, in particolare Fiumicino, sono i più comodi: da lì conviene proseguire su rotaia o in auto. Un ponte, la Diga Leopoldina, collega direttamente Orbetello al promontorio, rendendo semplici anche gli spostamenti locali.

Laguna di Orbetello: fenicotteri, mulini e macchia

Prima dei borghi colpisce la laguna, un bacino salmastro che dall’alto appare come uno specchio lucido con Orbetello al centro. La riserva WWF sul lato nord è una tappa chiave per il birdwatching: oltre ai fenicotteri, nelle stagioni di passo si osservano cavalieri d’Italia, aironi bianchi maggiori, falchi pescatori e cormorani. Il fondo ospita spigole, orate, muggini e anguille, base di lavorazioni storiche come la bottarga, ancora considerata eccellenza locale.

La cornice è la macchia mediterranea, tra ginepri, mirti e lecci. A sud, la Riserva della Feniglia alterna una lunga spiaggia sabbiosa a una pineta dove trovano rifugio daini, cinghiali e volpi. Sull’acqua resiste l’immagine-simbolo del mulino spagnolo, ultimo dei nove costruiti in epoca senese: un cilindro in pietra che si raggiunge a piedi dal centro, suggestivo soprattutto al tramonto.

Spiagge e calette: dalla Feniglia a Cala del Gesso

L’Argentario offre un doppio volto balneare. Da un lato la Feniglia, comoda e profonda, con stabilimenti alternati a tratti liberi e un fondale che digrada dolcemente. Dall’altro, piccole insenature rocciose dove l’acqua vira al verde e al turchese, ideali per chi ama maschera e pinne. 

Cala del Gesso si raggiunge con un sentiero in discesa di circa venti minuti e ripaga con fondali limpidi; Cala Piccola, sul versante occidentale, è più raccolta e spettacolare nei colori.

Borghi e fortezze sul mare

La posizione strategica dell’Argentario ne ha fatto per secoli un avamposto conteso. Tracce visibili restano nelle architetture militari che dominano baie e colline e nel disegno urbano dei borghi marittimi.

Porto Ercole

Affacciato su una baia raccolta, Porto Ercole è incorniciato da Forte Filippo, la Rocca e, più in alto, Forte Stella. Il centro storico, tra vicoli stretti e case colorate, custodisce nella chiesa di Sant’Erasmo le tombe dei governanti spagnoli. 

Sull’arco d’accesso con Torre dell’Orologio un’iscrizione ricorda la morte di Caravaggio qui, nel 1610, durante la fuga.

Porto Santo Stefano

Sul versante opposto, Porto Santo Stefano è il principale scalo per Giglio e Giannutri. Il lungomare disegnato da Giorgetto Giugiaro scorre davanti a bar e negozi, mentre alle spalle si alza la Fortezza Spagnola del XVII secolo, un massiccio baluardo in pietra. 

All’interno si visitano il Museo dei Maestri d’Ascia, dedicato agli artigiani degli scafi in legno, e la sezione “Memorie Sommerse” con reperti dai fondali dell’arcipelago, dai carichi delle navi romane al relitto arcaico del Campese.

Forte Stella

Arroccato sopra Porto Ercole, deve il nome alla sua geometria: una prima cinta a quattro punte abbraccia una struttura a sei punte. Edificato tra Cinquecento e Seicento in epoca spagnola con il coinvolgimento di Cosimo I de’ Medici, serviva per la segnalazione ottica con le altre torri. 

Oggi ospita spesso mostre temporanee e offre viste ampie sulle baie e sul profilo del Giglio.

Archeologia a Cosa e musei di Orbetello

Spostandosi verso Ansedonia si incontra la colonia romana di Cosa, fondata nel 273 a.C. Le mura poligonali, estese per circa un chilometro e mezzo e scandite da torri e tre porte, danno il senso della sua potenza. Sull’acropoli si concentravano templi ed edifici pubblici con vista sul porto; il Museo Archeologico Nazionale di Cosa conserva materiali dall’Arce, dal Foro, dalle domus e dalla necropoli, con una sezione dedicata al porto e a ricerche sviluppate anche con l’American Academy in Rome dagli anni Ottanta.

All’interno di Orbetello, lungo le mura di Levante, il Museo Archeologico cittadino occupa dal 2004 un’ex polveriera del 1692, legata anche alle vicende risorgimentali: qui Garibaldi si rifornì di munizioni prima della spedizione dei Mille, dopo l’azione a Talamone. In esposizione si trovano corredi etruschi, strumenti, armi e oggetti votivi dall’età villanoviana a quella romana, con spicco per monili in oro a sbalzo, specchi in bronzo, decorazioni dalle porte del tempio ellenistico di Talamone e il celebre frontone etrusco di ascendenza greca.

Arte, acquari e sorprese nei dintorni

Pochi chilometri a nord, a Capalbio, il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle apre un capitolo inatteso. Ventidue sculture monumentali dedicate agli Arcani maggiori, con strutture in ferro e cemento rivestite da mosaici di specchi, vetri di Murano e ceramiche, creano un percorso immersivo. L’artista vi lavorò per 17 anni, coinvolgendo altri creativi e la comunità locale: dal 1998 la visita è una passeggiata tra natura e arte contemporanea.

Tornando sulla costa, a Porto Santo Stefano l’Acquario Mediterraneo della Costa d’Argento racconta gli ecosistemi locali in 17 vasche (7 panoramiche) per circa 50 mila litri totali di sola acqua di mare. Si osservano cernie, murene, cavallucci, polpi, piccoli squali costieri come gattucci e gattopardi, aragoste, banchi di anthias, tanute e ricciole, oltre a gorgonie e praterie di Posidonia. 

Articolo visto su (travel.thewom.it) Sembra un’isola ma non lo è: l’angolo più selvaggio della Toscana tra una laguna rosa e calette da sogno


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