La lettura del confronto tra sindacato e assessorato richiede un punto fermo: il giudizio positivo dell’Ugl acquista peso perché cade dopo una sequenza di atti già avviati. La vera verifica riguarda ora la capacità della macchina territoriale di portare le misure dentro la vita quotidiana delle famiglie.
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Il confronto Ugl-Regione: perché pesa sul welfare calabrese
Il confronto riunisce Donato Malvasi, consigliere nazionale della Federazione pensionati e vicesegretario confederale Ugl di Cosenza, con l’assessore regionale Pasqualina Straface e consegna una valutazione politica chiara: l’impianto delle politiche sociali regionali viene riconosciuto come positivo proprio nella fase in cui l’amministrazione deve tradurre programmazione, risorse e procedure in servizi accessibili.
Il dato rilevante sta nel perimetro del giudizio. L’Ugl guarda alla continuità dei servizi sociali territoriali, al sostegno verso le persone vulnerabili, alle famiglie in difficoltà, agli anziani fragili e alle misure legate alla povertà. Dentro questa cornice la valutazione si concentra sul disegno amministrativo che assegna agli Ambiti territoriali sociali un ruolo di cerniera tra cittadini, Comuni e strutture accreditate.
Perché il consenso sindacale arriva in questa fase
La tempistica spiega molto. Tra aprile e maggio 2026 la Regione ha messo in fila provvedimenti che rendono più leggibile il passaggio dalla pianificazione alla gestione. L’aggiornamento del Piano regionale di supporto alle fragilità, l’attivazione del pacchetto sui buoni servizio e il lavoro sui raccordi sociosanitari indicano una direzione precisa: spostare il welfare dalla logica del trasferimento indistinto alla presa in carico collegata a prestazioni riconoscibili.
Questa impostazione produce un effetto immediato sul piano amministrativo. Ogni misura richiede avvisi pubblici, istruttorie, graduatorie, convenzioni con i gestori e tracciamento della spesa. Il consenso sindacale va letto quindi come una conferma sul metodo adottato, con una condizione implicita molto concreta: la qualità finale dipenderà dalla velocità con cui gli Ambiti riusciranno a rendere fruibili i servizi.
Buoni servizio: 9,5 milioni e un test operativo per gli Ambiti
La misura più immediata è il Buono servizio per il contrasto alla povertà. La dotazione programmata è di 9,5 milioni di euro nel biennio, articolata in una prima annualità da 5 milioni e in una seconda annualità da 4,5 milioni. Il perimetro dei destinatari guarda ai nuclei familiari calabresi con Isee fino a 25.000 euro impegnati nell’assistenza a una persona anziana fragile, a un minore, a una persona con disabilità o a un adulto in condizione di svantaggio.
La struttura dello strumento è il punto tecnico più importante. Il buono ha una funzione vincolata all’acquisto di prestazioni presso servizi residenziali, semiresidenziali, centri diurni e strutture accreditate. La famiglia sceglie il servizio tra quelli convenzionati e l’Ambito territoriale sociale riconosce il valore economico al soggetto gestore, con un passaggio che rende più controllabile la destinazione della spesa pubblica.
La cornice finanziaria: FSE+ e fondi ordinari hanno funzioni diverse
La lettura corretta della fase calabrese passa dalla distinzione tra canali finanziari. Il Programma regionale FESR FSE+ 2021-2027, nella componente dedicata a una Calabria più inclusiva, sostiene interventi sociali e sociosanitari con una dotazione FSE+ superiore a 158 milioni di euro. Dentro questa cornice vengono collocate misure mirate come i buoni servizio e alcune azioni del Piano fragilità.
I fondi ordinari hanno un’altra funzione: garantiscono la continuità dei livelli sociali essenziali e dei servizi territoriali. La Regione ha anticipato quasi 30 milioni di euro su Fondo nazionale politiche sociali e Fondo regionale politiche sociali, preservando interventi come dimissioni protette, supervisione degli operatori e percorsi familiari collegati al programma P.I.P.P.I.. Qui si vede la differenza tra investimento progettuale e tenuta ordinaria della rete.
Famiglie e anziani fragili: cosa cambia nella presa in carico
Per una famiglia che assiste una persona fragile, la novità pratica sta nella possibilità di collegare il bisogno a un servizio riconosciuto e pagato attraverso una procedura pubblica. Il passaggio è rilevante perché riduce il rischio di frammentazione: la domanda entra nell’Ambito, viene valutata secondo criteri comuni e sfocia in una prestazione scelta dentro una rete accreditata.
La parte più delicata riguarda gli anziani fragili. Il sostegno economico da solo lascia scoperti bisogni come accompagnamento, socialità, assistenza diurna, sollievo al caregiver e continuità con i servizi sanitari. La Regione punta su strumenti che avvicinano la presa in carico al domicilio e ai presidi territoriali, con servizi che dovranno essere leggibili anche per chi ha poca familiarità con bandi e procedure digitali.
Disabilità e Progetti di vita: il raccordo tra Ats, Asp e Inps
Il dossier disabilità va letto dentro la sperimentazione dei Progetti di vita. Dopo l’avvio nel territorio di Catanzaro, la fase sperimentale è stata estesa alle cinque province calabresi. La Regione lavora a un raccordo operativo tra Ambiti territoriali sociali, Aziende sanitarie provinciali e competenze Inps, con attenzione a PUA, UVM e PAI. Tradotto: punto unico di accesso, valutazione multidimensionale e piano assistenziale devono parlare la stessa lingua.
Il collegamento con il livello nazionale è diretto. Nel nostro approfondimento sul Piano nazionale per la non autosufficienza abbiamo ricostruito la fase di registrazione del piano statale da 3 miliardi per il triennio 2025-2027. In Calabria la questione concreta è l’aggancio tra quella cornice nazionale e la capacità locale di trasformare valutazioni, piani individuali e servizi in percorsi realmente esigibili.
Autismo: servono dati stabili oltre ai progetti già avviati
Sull’autismo il nodo amministrativo è particolarmente netto. La Calabria ha avviato percorsi come Passi in avanti, con centri polifunzionali a Cosenza e Crotone, una dotazione di 1,6 milioni di euro, 45 destinatari coinvolti, oltre 7.100 ore di attività laboratoriali e inserimenti in percorsi professionalizzanti. Questo segmento mostra che l’intervento può assumere forma concreta quando la programmazione individua destinatari, sedi e attività.
La criticità strutturale resta la conoscenza stabile del fabbisogno. Liste d’attesa, disomogeneità territoriali e carico familiare impongono una lettura integrata tra sanitario, sociale, scuola e Terzo settore. Per questo la prospettiva di un tavolo regionale permanente e di un registro dedicato diventa la condizione per programmare servizi proporzionati alla domanda reale.
Centri per la famiglia: 1,17 milioni per trasformare sportelli in presidi di comunità
I Centri per la famiglia sono un altro tassello della stessa architettura. La Regione ha assegnato 1.179.556,85 euro a 15 Ambiti territoriali sociali, con risorse provenienti dal Fondo nazionale politiche famiglia 2024. La logica è rafforzare strutture di prossimità che intercettino bisogni educativi, prevenzione delle dipendenze, alfabetizzazione digitale dei minori e invecchiamento attivo.
La durata delle attività è fissata in dodici mesi e l’avvio è collegato alla sottoscrizione delle convenzioni. Il particolare conta perché consente di misurare l’effettiva capacità amministrativa: la disponibilità del fondo conta solo se si traduce rapidamente in personale, orari di apertura, percorsi riconoscibili e strumenti di accesso chiari per le famiglie.
La lezione del Dopo di Noi: spendere bene è parte della tutela
Il capitolo Dopo di Noi offre il controllo di realtà più severo. Nella ricognizione sugli Ambiti erano emerse risorse residue e somme inutilizzate relative alle annualità 2016-2018, con quasi 3 milioni di euro a rischio restituzione. Questo precedente chiarisce perché l’attuazione sia decisiva quanto la programmazione.
La tutela delle persone con disabilità richiede progetti di autonomia, abitare leggero, inclusione e tecnologie assistive. Ogni ritardo amministrativo riduce l’effetto concreto della misura. Da qui la necessità di un monitoraggio ravvicinato sugli Ambiti: il solo impegno dei fondi lascia incompleta la tutela quando manca un percorso verificabile e rendicontabile.
Il punto amministrativo: la Regione indirizza, gli Ambiti realizzano
La ricostruzione conduce a una conclusione operativa. L’assessorato regionale può costruire piani, anticipare fondi e definire modelli di intervento; la trasformazione reale passa però dagli Ats. Sono loro a pubblicare avvisi, raccogliere domande, istruire posizioni, stipulare convenzioni e liquidare prestazioni.
Il giudizio positivo dell’Ugl coglie la direzione politica della fase. La prova successiva sarà nei tempi di apertura degli sportelli, nella chiarezza delle graduatorie, nella qualità delle convenzioni e nella capacità di ridurre le differenze tra territori. È lì che il welfare smette di essere disegno istituzionale e diventa servizio.
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Junior Cristarella
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