Come togliere l’odore di candeggina in casa — idealista/news


La candeggina è un alleato prezioso per chi vuole ambienti davvero igienici, poiché elimina batteri, muffe e agenti patogeni con grande efficacia. Il rovescio della medaglia è però quel suo odore acre e persistente che si insinua nelle stanze e fatica a dissolversi: per chi soffre di allergie o asma, la situazione può diventare anche un problema di salute. Sapere come togliere l’odore di candeggina in casa è quindi una competenza pratica che vale la pena acquisire; i rimedi sono spesso già presenti in dispensa, e funzionano davvero.

Perché la puzza di candeggina persiste a lungo in una stanza

Il principio attivo della candeggina è l’ipoclorito di sodio, che al momento dell’applicazione – e nelle ore seguenti – innesca il rilascio di gas clorurati nella stanza, tra cui cloro molecolare e cloramine. A differenza di altri odori domestici, questi composti non evaporano rapidamente ma tendono a fissarsi sulle superfici trattate, e a restare in sospensione nell’aria per ore. La durata della puzza di candeggina dipende principalmente da tre variabili:

  • quanto prodotto è stato usato;
  • quanto era concentrato;
  • quanto è stato ventilato l’ambiente durante e dopo la pulizia.

Un errore molto comune è sciogliere la candeggina in acqua calda, poiché il calore spinge il cloro a evaporare molto più in fretta, rendendo l’odore più intenso e difficile da gestire: l’acqua fredda è sempre la scelta corretta.

Rimedi naturali per eliminare l’odore di candeggina in casa

Esiste una serie di rimedi semplici e naturali che aiutano ad assorbire o neutralizzare l’odore di candeggina, se il semplice arieggiamento degli spazi non è sufficiente: si tratta di prodotti comuni spesso già presenti in cucina o in dispensa, e ognuno di essi ha un meccanismo d’azione diverso.

Bicarbonato di sodio: l’assorbiodori per eccellenza

Il bicarbonato di sodio è noto e apprezzato per la sua capacità di catturare i cattivi odori presenti nell’aria in modo graduale e non invasivo: sistemarne una piccola quantità di bicarbonato in una ciotola e tenerla nella stanza interessata è sufficiente per ottenere un effetto progressivo sull’odore ambientale.

Se il cloro si è depositato sulle superfici, passare un panno appena inumidito con una miscela di acqua e bicarbonato può attenuarne la presenza, anche se non agisce sui vapori ancora in circolazione.

Aceto bianco per neutralizzare i fumi nell’aria

L’aceto bianco è un buon alleato contro gli odori persistenti, ma va usato con criterio: non deve entrare mai in contatto con la candeggina, perché la reazione chimica tra i due prodotti genera cloro gassoso, molto dannoso per le vie respiratorie.

Il metodo più sicuro consiste nel versare dell’aceto puro in una o più ciotole e distribuirle nella stanza: evaporando lentamente nell’ambiente, contribuisce ad attenuare progressivamente la puzza.

Succo di limone per mani e superfici

Il limone trova applicazione nella pulizia di diverse superfici e nella neutralizzazione degli odori sgradevoli, grazie alla presenza dell’acido citrico nel suo succo; nel caso della candeggina, il suo ruolo è principalmente quello di deodorante.

Sulle mani è particolarmente efficace: si strofinano con la polpa del frutto appena tagliato, poi si risciacquano con acqua a temperatura ambiente; in alternativa, la buccia di limone – strofinata direttamente sulla pelle e lasciata asciugare all’aria – lascia un profumo gradevole e duraturo, da fissare poi con una crema idratante.

Fondi di caffè per catturare la puzza

Il caffè, in chicchi macinati o in polvere, è un assorbiodori efficace e spesso sottovalutato; i chicchi appena macinati hanno un profumo più intenso del caffè solubile e risultano più performanti. Basta posizionare una ciotola di caffè su una superficie rialzata – come un mobile o uno scaffale – per favorire la diffusione del profumo nell’aria. I fondi funzionano bene anche sulle mani: strofinati sulla pelle dopo il lavaggio, lasciano la pelle morbida e profumata. 

Il risciacquo per togliere l’odore di cloro dal pavimento

Uno degli errori più frequenti consiste nel non risciacquare bene – o affatto – dopo aver utilizzato la candeggina per lavare i pavimenti e i sanitari: i residui rimasti sulle superfici continuano a liberare vapori nell’ambiente, prolungando la presenza dell’odore. Il risciacquo va fatto con abbondante acqua fredda o al massimo tiepida: l’acqua troppo calda aggraverebbe la situazione, riattivando l’evaporazione del cloro.

A risciacquo completato, è fondamentale asciugare subito con un panno pulito: rimuovere l’umidità residua è il passaggio che mette fine alla catena di rilascio del cloro.

Carboni attivi per attenuare l’odore di candeggina sui muri

I carboni attivi sono tra i materiali più usati per il controllo degli odori in spazi chiusi: la loro efficacia si basa su una struttura interna ricca di micropori capaci di trattenere le molecole odorose che vi transitano attraverso, in un fenomeno noto come adsorbimento; in commercio si trovano in pratiche bustine o filtri, pensati proprio per eliminare i cattivi odori dai muri delle stanze e in generale degli ambienti chiusi.

Va precisato però che i carboni attivi non sono in grado di eliminare tutti i composti chimici rilasciati dalla candeggina che possono essere assorbiti da pareti e superfici, e non sostituiscono una buona ventilazione; anche i purificatori d’aria dotati di filtri a carbone attivo possono dare un contributo, ma restano uno strumento complementare alla ventilazione.

Per quanto tempo bisogna arieggiare la stanza dopo l’uso di candeggina

Dopo aver usato candeggina, il metodo più efficace per neutralizzarne l’odore resta comunque arieggiare la casa: aprire le finestre su lati opposti della stanza crea una corrente d’aria che accelera il ricambio; un ventilatore orientato verso l’esterno può potenziare ulteriormente l’effetto, spingendo fuori l’aria carica di odore. I tempi minimi raccomandati variano in base alla situazione:

  • pulizia ordinaria con finestre presenti: almeno 30 minuti;
  • spazi piccoli o poco ventilati: 1-2 ore;
  • con bambini e persone affette da asma o allergie respiratorie: almeno un’ora di assenza dal locale trattato.


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 Gabriella Dabbene

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