Il passaggio decisivo non riguarda soltanto la restituzione fisica di quattro immobili. Riguarda il cambio di funzione di un presidio nato in emergenza e rimasto sospeso tra memoria pandemica, gestione patrimoniale e valutazioni di spesa pubblica. La nostra lettura degli atti porta a una conclusione lineare: da oggi il fascicolo entra nella fase del ripristino esecutivo.
Il provvedimento: cosa cambia nei padiglioni della Fiera
La delibera approvata dalla Giunta pugliese dispone il ripristino dei quattro padiglioni già utilizzati come presidio sanitario durante l’emergenza Covid. La scadenza operativa è il 30 novembre 2026, data entro la quale gli immobili dovranno tornare nella disponibilità della società proprietaria.
Il provvedimento interviene su una questione rimasta aperta dopo la fase emergenziale: stabilire se conservare una destinazione sanitaria permanente o riportare gli spazi alla vocazione fieristica. La scelta finale privilegia il ritorno alla configurazione originaria perché riduce l’esposizione economica della Regione e risolve il nodo urbanistico emerso nella verifica tecnica.
Il vincolo urbanistico pesa quanto il costo
La relazione specialistica ha attribuito un peso decisivo alle Norme tecniche di attuazione del Piano regolatore di Bari, con riferimento all’articolo 32. La destinazione sanitaria stabile nelle aree fieristiche è stata valutata incompatibile con quel perimetro regolatorio. Questo elemento ha reso fragile ogni ipotesi di trasformazione definitiva.
Questo punto chiarisce un equivoco frequente: la presenza di impianti ospedalieri realizzati in emergenza non produce automaticamente una destinazione sanitaria ordinaria. Un conto è l’uso temporaneo in requisizione emergenziale, altro conto è la funzione permanente di un immobile inserito nel quartiere fieristico.
La comparazione economica: 1,65 milioni contro oltre 17 milioni
Lo scenario approvato prevede il ripristino dei padiglioni con un costo stimato di 1.650.000 euro al netto di IVA. La cifra copre la direzione scelta dalla Regione: rimuovere le opere legate all’emergenza e riportare gli spazi alla configurazione utile alla Fiera.
La strada alternativa, cioè la rifunzionalizzazione a uso sanitario o terziario con uffici amministrativi, avrebbe richiesto investimenti indicativamente superiori a 17 milioni di euro al netto di IVA e arredi. A quel valore si sarebbero aggiunti canoni periodici verso la Fiera oltre a gestione ordinaria, interventi manutentivi, costi energetici e adeguamenti normativi futuri. La distanza tra le due opzioni supera quindi la semplice differenza di cantiere: diventa una scelta di bilancio pluriennale.
Cosa sarà rimosso e cosa potrà restare
Il ripristino comprende la rimozione dei moduli interni e delle opere emergenziali installate per l’ospedale Covid. L’obiettivo è restituire agli immobili una disposizione coerente con l’uso fieristico, senza trascinare nel futuro una struttura sanitaria provvisoria ormai priva della cornice emergenziale che ne aveva giustificato l’allestimento.
Una parte dell’investimento tecnico potrà però restare utile al compendio. La delibera prevede il mantenimento, previo accordo, delle principali infrastrutture impiantistiche e di climatizzazione a beneficio della Fiera. È il punto più concreto della transizione: la funzione sanitaria viene dismessa, mentre alcune dotazioni possono continuare a generare valore per l’immobile.
La sequenza amministrativa che porta alla data di novembre
La decisione del 29 maggio 2026 arriva dopo una fase di proroghe e verifiche. La delibera regionale n. 1661 del 30 ottobre 2025 aveva spostato il termine di riconsegna al 31 gennaio 2026 per approfondire ipotesi di utilizzo e valutare la conservazione di quanto presente nei padiglioni.
Il 30 gennaio 2026 la delibera n. 22 ha fissato un ulteriore termine al 31 maggio 2026, chiedendo un approfondimento sulla compatibilità urbanistica. La nuova deliberazione cambia il baricentro: chiude la fase valutativa e apre quella del ripristino, con una data finale coerente con l’esecuzione degli interventi materiali.
Il procedimento giudiziario resta su un binario separato
Sull’ospedale Covid in Fiera resta aperto il fronte giudiziario relativo alla realizzazione della struttura. Il dato da tenere distinto è questo: il processo riguarda ipotesi di reati contro la pubblica amministrazione e un costo che sarebbe passato dai 9,5 milioni iniziali a 21 milioni. La presunzione di innocenza vale per ogni persona coinvolta fino a sentenza definitiva.
La delibera di ripristino affronta invece il futuro degli immobili. Mescolare i due piani porterebbe fuori strada: da una parte c’è l’accertamento penale sui fatti contestati, dall’altra c’è la gestione patrimoniale di spazi che devono tornare utilizzabili. Il nesso pubblico esiste perché riguarda la stessa infrastruttura, però gli effetti amministrativi della riconsegna procedono con una logica autonoma.
Cosa significa per Regione e Fiera del Levante
Per la Regione l’effetto immediato è la riduzione di un impegno che avrebbe continuato a produrre costi, canoni e obblighi di adeguamento. Per la Fiera del Levante il punto pratico è il recupero di spazi con una configurazione compatibile con l’attività fieristica, pur con la possibilità di trattenere infrastrutture impiantistiche utili.
La data del 30 novembre 2026 non va letta come una formula burocratica. È il confine entro cui dovranno essere eseguiti smontaggi, ripristini e accordi tecnici sulle dotazioni da conservare. La notizia diventa quindi verificabile nel modo più concreto: lo stato materiale dei padiglioni dovrà corrispondere alla decisione assunta in Giunta.
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Junior Cristarella
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