Turismo Emilia-Romagna 2025, record e salari bassi


La lettura corretta parte dall’incrocio tra due piani che spesso vengono separati. Da un lato c’è la domanda turistica, cresciuta fino a un nuovo massimo. Dall’altro c’è il settore degli alloggi, che sostiene una parte decisiva della filiera e continua a mostrare salari medi molto bassi.

Nota di lettura: i flussi turistici sono riferiti al 2025. Le retribuzioni e la composizione contrattuale del settore alloggi sono riferite al 2024 perché quello è l’ultimo anno disponibile nei dati Inps utilizzati dall’Osservatorio.

Il record turistico e il punto salariale stanno nello stesso dossier

Nel 2025 l’Emilia-Romagna registra 13.231.732 arrivi e 44.170.468 presenze. La soglia è rilevante perché conferma una crescita ormai stabilizzata dopo la fase più dura della pandemia e consolida la regione tra le destinazioni italiane con maggiore capacità di attrazione. Il dato assoluto conta più della semplice percentuale annua, perché misura il volume effettivo di persone e pernottamenti che hanno attraversato il sistema ricettivo.

La stessa fotografia diventa più severa quando si passa dal movimento turistico al lavoro. Nel comparto degli alloggi, nel 2024, solo il 13,3% dei dipendenti risulta assunto a tempo pieno e indeterminato. La retribuzione media lorda giornaliera dei dipendenti a tempo pieno è pari a 83,1 euro e quella annua arriva a 10.503 euro. La distanza con la media dei settori privati non agricoli, pari a 120,2 euro al giorno e 26.377 euro annui, trasforma il record turistico in una questione distributiva.

La cautela sulle percentuali evita un equivoco tecnico

La serie consolidata regionale, costruita sui dati Istat degli esercizi ricettivi, indica per il 2025 un aumento del 7,77% degli arrivi e del 3,89% delle presenze rispetto al 2024. Il rapporto Ires e Filcams ha valorizzato anche letture di confronto che fotografano con forza il salto del comparto e la trasformazione del perimetro ricettivo. La differenza tra livelli assoluti e variazioni percentuali va tenuta distinta, perché nel 2025 i dati comunali incorporano anche gli altri alloggi privati non gestiti in forma imprenditoriale.

Per questo l’indicatore più solido da fissare è il valore assoluto del 2025. Arrivi e presenze restano su un livello record. La vera domanda economica riguarda il passaggio successivo: quanta parte di questo volume diventa lavoro stabile e salario adeguato. Su questo punto il dato Inps richiamato dall’Osservatorio è netto e non consente letture celebrative.

Bologna supera Rimini sugli arrivi ma la Riviera conserva il primato delle notti

La geografia del turismo regionale cambia in modo misurabile. Nel 2025 il comune di Bologna raggiunge 2.271.428 arrivi e supera Rimini, che si ferma a 1.961.597. Il sorpasso riguarda gli arrivi e fotografa la forza del turismo urbano, spinto da alloggi privati, collegamenti, eventi, fiere e attrattività culturale. Rimini mantiene però il primo posto nelle presenze, con 7.167.669 pernottamenti, davanti a Bologna che ne conta 5.240.124.

Questa doppia leadership racconta due modelli diversi. Bologna intercetta una domanda più mobile e spesso più breve. Rimini continua a trattenere soggiorni più lunghi grazie alla struttura storica della Riviera. La conseguenza pratica è evidente: la regione non ha un solo motore turistico. Ha un asse urbano in espansione e una costa che resta centrale per le notti, pur mostrando segnali di maggiore fatica rispetto alla crescita delle città.

La stagione si allarga ma il lavoro resta ancora costruito sul picco estivo

La distribuzione dei pernottamenti nell’anno segnala una destagionalizzazione parziale. Nel 2019 luglio e agosto concentravano il 43,8% delle presenze annuali. Nel 2025 la quota scende al 40,0%. Il calo non cancella il peso dell’estate, però indica che maggio, ottobre e dicembre stanno guadagnando spazio nella domanda turistica regionale.

Questa trasformazione dovrebbe attenuare la dipendenza dai contratti stagionali più brevi. Nei dati del lavoro emerge invece una transizione incompleta. Il numero medio di giornate retribuite per dipendente negli alloggi è salito da 136,5 nel 2019 a 143,0 nel 2024. L’aumento esiste ma resta troppo contenuto per cambiare la struttura annua del reddito. La crescita delle giornate lavorate spiega parte dell’aumento della retribuzione annua, senza risolvere la fragilità della paga giornaliera.

Affitti brevi e imprese cambiano il profilo dell’offerta

Nel settore degli alloggi risultano 5.285 imprese attive al 31 dicembre 2025. La crescita è del 3,5% rispetto all’anno precedente e del 12,1% rispetto al 2019. La forma d’impresa racconta un passaggio importante: nel 2025 prevalgono le ditte individuali al 37,2%, le società di capitale salgono al 32,2% e le società di persone scendono al 29,1%.

La polarizzazione è il tratto da seguire. Da una parte crescono microattività con pochi dipendenti. Dall’altra avanzano soggetti più strutturati e società di capitale. Gli esercizi extra-alberghieri sono aumentati di quasi 5.000 unità dal 2019 al 2025, con una variazione del 39,2%. Anche gli affitti brevi si stanno professionalizzando: gli host con un solo alloggio sono scesi dal 51,7% del 2018 al 45,8% del 2024, mentre chi gestisce almeno cinque alloggi è salito dal 18,5% al 26,1%.

Le retribuzioni negli alloggi restano sotto la soglia di tenuta

La retribuzione media giornaliera a tempo pieno negli alloggi cresce del 7,7% tra 2019 e 2024. Nello stesso periodo l’inflazione misurata dall’indice Nic Italia cresce del 17,4%. La distanza è il punto economico centrale: il salario nominale aumenta, il potere d’acquisto resta compresso. La retribuzione annua del comparto cresce del 14,1% ma il dato dipende anche dall’aumento delle giornate lavorate e resta molto lontano dalla media privata non agricola.

Tradotto in termini di filiera, il settore genera più flussi e ospita più pernottamenti. La qualità economica del lavoro non segue lo stesso ritmo. Il confronto tra 10.503 euro annui negli alloggi e 26.377 euro nella media dei settori privati non agricoli è la misura più chiara dello scarto. La differenza non descrive solo una paga più bassa. Descrive una posizione debole del lavoro dentro un comparto in espansione.

Il territorio non cresce tutto nello stesso modo

La ripartizione delle presenze per provincia conferma lo spostamento verso l’area bolognese e modenese. Rispetto al 2019, Bologna cresce del 42,9% nelle presenze e Modena del 26,2%. Piacenza sale del 18,9% e Ferrara del 10,3%. Rimini conserva la quota maggiore della regione ma nel confronto con il 2019 registra un -4,3%.

Il dato territoriale impedisce letture troppo uniformi. La Riviera resta il bacino più grande, però la sua quota di presenze scende dal 70,1% del 2019 al 64,6% del 2025. I grandi comuni passano dal 17,2% al 22,5%. Il turismo termale arretra dal 2,8% al 2,3%. L’Emilia-Romagna turistica diventa più urbana e meno centrata sul solo modello balneare.

La nostra deduzione: il problema è la catena del valore, non la domanda

La domanda c’è e i numeri lo dimostrano. Il nodo riguarda il modo in cui la catena del valore distribuisce il risultato tra proprietà, gestione, appalti e lavoro dipendente. Quando aumentano arrivi, presenze, alloggi extra-alberghieri e soggetti imprenditoriali, una parte della filiera accumula maggiore capacità economica. Se il salario resta basso e la stabilità riguarda una minoranza, il problema si sposta dalla promozione turistica alla qualità contrattuale.

La deduzione è lineare: il record dei flussi non produce automaticamente buona occupazione. Servono strumenti che colleghino autorizzazioni, appalti, standard di servizio e contrattazione. Nel turismo maturo la reputazione di un territorio si misura anche dalla qualità del lavoro che lo rende possibile. Questo vale per alberghi, alloggi in affitto gestiti in forma imprenditoriale e servizi di pulizia collegati alle camere.

Cosa cambia adesso per imprese, Comuni e lavoratori

Per le imprese ricettive il tema diventa competitivo. Un’offerta che cresce senza qualificare il lavoro rischia di avere più rotazione del personale e più difficoltà a garantire standard costanti. Per i Comuni, soprattutto nelle aree urbane in forte espansione, la crescita degli affitti brevi richiede strumenti di monitoraggio più fini sul rapporto tra ricettività, abitare e servizi locali. Per i lavoratori, il punto è trasformare più giornate e più domanda in reddito annuo effettivo.

Il confronto regionale dovrebbe concentrarsi su due leve concrete. La prima è la contrattazione di secondo livello, capace di legare una parte del valore turistico alle condizioni di chi lavora. La seconda è la qualità degli appalti, in particolare nei servizi di rifacimento camere e nelle attività a maggiore intensità di manodopera. Il dossier Ires e Filcams consegna alla politica regionale una questione molto precisa: i numeri del turismo sono già alti, ora va misurata la loro ricaduta sociale.


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 Junior Cristarella

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