In un tempo in cui i ragazzi consumano immagini con la velocità di uno scroll sul telefono, insegnare loro a fermarsi, osservare e raccontare il mondo che li circonda è già un atto rivoluzionario. Perché educare non significa soltanto trasferire nozioni, ma allenare ad un punto di vista.
E forse una delle emergenze più profonde della scuola contemporanea è proprio questa: restituire alle nuove generazioni la capacità di guardare la realtà senza subirla passivamente.
Nasce da qui “La Parola alla Scuola”, il format socio-educativo e audiovisivo ideato da Stefania Petyx e sviluppato dall’Associazione culturale Exagonos ETS, che ne cura l’impianto pedagogico e operativo. Un progetto che intreccia educazione civica, giornalismo partecipativo e linguaggi audiovisivi contemporanei trasformando gli studenti in una vera e propria redazione.
L’iniziativa si inserisce nel percorso di prosecuzione del progetto sperimentale regionale “Dalla Matita al 2D. Animare il Presente, Orientare al Futuro!”, promosso dalla Regione Siciliana nell’ambito dell’orientamento scolastico e delle competenze digitali. In Sicilia sono coinvolte 17 scuole, 306 studenti e già 77 produzioni video realizzate.
Tra gli istituti protagonisti figurano anche l’I.C. G.G. “Ciaccio Montalto” e l’I.C. “Eugenio Pertini”, dove il progetto ha preso forma attraverso un percorso laboratoriale articolato in quattro incontri.
Non semplici lezioni frontali, ma esperienze immersive. Gli studenti osservano il quartiere, raccolgono testimonianze, discutono criticità e punti di forza del territorio, imparano le tecniche dell’intervista, della ripresa video e della costruzione narrativa di un servizio giornalistico.
La domanda da cui tutto parte è apparentemente semplice: cosa vediamo davvero quando guardiamo il luogo in cui viviamo?
Ed è proprio in questa domanda che il progetto cambia prospettiva. Il quartiere smette di essere uno sfondo abituale e diventa un testo da leggere, interpretare, raccontare. I ragazzi iniziano così a confrontarsi sul significato stesso di “notizia”, imparando che raccontare la realtà significa anche assumersi una responsabilità civile.
Nel primo incontro alla “Ciaccio Montalto”, gli studenti hanno lavorato su immagini, esempi e attività pratiche per comprendere come nasce un servizio televisivo.
Il lavoro di gruppo è diventato subito centrale: osservazioni, idee e riflessioni condivise hanno trasformato la classe in uno spazio di confronto attivo.
“L’esperienza ha stimolato lo spirito critico degli studenti e favorito una forte collaborazione tra pari”, ha sottolineato l’istituto.
Anche all’I.C. “Eugenio Pertini” gli studenti sono entrati subito nel vivo dell’esperienza, confrontandosi con i linguaggi audiovisivi e iniziando a leggere il proprio quartiere come spazio da osservare criticamente.
Questo è stato un passaggio fondamentale, perché l’esperienza individuale si trasforma in confronto collettivo. Ogni osservazione raccolta dagli studenti viene condivisa, discussa e messa in relazione con quelle degli altri partecipanti, costruendo così una lettura più ampia e articolata del territorio.
Attraverso la realizzazione di una prima “mappa del quartiere” sono emerse criticità concrete, ma anche risorse, luoghi simbolici e potenzialità spesso invisibili a uno sguardo superficiale. Il lavoro serve proprio a questo: superare la semplice impressione personale e sviluppare una maggiore consapevolezza dello spazio urbano e sociale in cui si vive.
Guidati dal team del progetto, i ragazzi hanno affrontato poi una delle fasi più delicate del percorso: scegliere quale storia raccontare. Non tutte le intuizioni possono trasformarsi in un servizio giornalistico o audiovisivo. Il confronto si concentra quindi sui temi più chiari, verificabili e capaci di suscitare interesse e partecipazione.
Nel corso dell’incontro, gli studenti hanno approfondito anche gli elementi fondamentali del linguaggio audiovisivo: dalle diverse tipologie di inquadratura alle tecniche per realizzare un’intervista efficace, fino alla comprensione dei ruoli di intervistatore, intervistato e operatore video. Un percorso pratico che punta a fornire strumenti concreti di lettura e narrazione della realtà.
Uno dei momenti più intensi del progetto è rappresentato dal cosiddetto “confessionale”, uno spazio individuale in cui ogni ragazzo racconta liberamente emozioni, difficoltà e scoperte vissute durante il percorso.
Non ci sono copioni né ruoli da interpretare. C’è chi parla dell’imbarazzo davanti alla telecamera, chi racconta la paura di sbagliare, chi scopre di avere qualcosa da dire, chi guarda per la prima volta il proprio quartiere con occhi diversi.
È qui che il progetto mostra forse la sua dimensione più autentica: non soltanto imparare a raccontare il territorio, ma imparare a raccontarsi. Il confessionale è diventato così uno strumento di consapevolezza personale oltre che educativa, un archivio di emozioni e trasformazioni che accompagnerà il racconto finale del progetto.
Il percorso, sia per la scuola “Pertini” che per la “Ciaccio Montalto”, si è concluso ieri con l’ultima uscita didattica ognuna nel proprio quartiere.
Gli studenti, hanno realizzato interviste, raccolto testimonianze e osservato da vicino i temi legati alla cura e all’incuria degli spazi urbani.
Un’esperienza concreta di cittadinanza attiva in cui i ragazzi sono diventati piccoli narratori della propria città, capaci di interrogarsi sul rapporto tra comunità, responsabilità condivisa e bene comune. Ma non solo narratori, anche protagonisti: i ragazzi hanno ripulito piccole aree e piantumato nuove piantine fiorite fornite dal Comune di Trapani. Il messaggio è arrivato forte e chiaro: per migliorare le cose, occorre comprenderle, condividere ed agire.
Dietro telecamere e microfoni, però, c’è stato molto di più di un semplice laboratorio scolastico.
C’è stato il tentativo — raro e prezioso — di insegnare ai ragazzi che la realtà non è qualcosa da consumare passivamente, ma uno spazio dentro cui prendere posizione.
E, in un tempo dominato dalla comunicazione rapida, dagli slogan e dall’indifferenza digitale, educare una generazione a osservare, ascoltare e raccontare con consapevolezza è già una forma concreta di cittadinanza.
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redazione@tp24.it (Valentina Colli)
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