Fieschi, Bonomi e Tardito nei vicoli


L’edizione genovese va letta come un dispositivo urbano prima ancora che come una mostra. Vedere opere in luoghi non museali è soltanto il primo livello. La questione centrale riguarda il modo in cui il percorso espositivo usa negozi, soglie e portoni come parte del linguaggio curatoriale.

Perimetro verificato: date, sedi, programma pubblico, soggetti organizzatori, presenze artistiche principali e opere indicate nella mappa ufficiale.

Cosa apre oggi nel centro storico

L’Invasione dell’UltrArte apre il 27 maggio 2026 e resta attiva fino al 30 maggio. La formula è gratuita e si sviluppa nel centro storico di Genova lungo un tracciato che parte da via Luccoli, attraversa vico della Casana e raggiunge via XXV Aprile. La scelta del percorso ha una funzione concreta: porta il pubblico in una zona dove attività commerciali, architetture storiche e flusso quotidiano diventano parte dell’esperienza.

La terza edizione consolida una direzione precisa. L’arte esce dal modello della visita concentrata e si distribuisce in una sequenza di soste. Il visitatore legge le opere dentro un contesto urbano vivo, con la strada che influenza tempi, distanze e attenzione.

Il tema: sacro e profano come frizione contemporanea

Il titolo curatoriale Sacro e profano: paradosso contemporaneo non va ridotto a un contrasto iconografico. Qui il sacro diventa ricerca di senso, memoria del rito e persistenza del simbolo; il profano entra come materia quotidiana, consumo, ironia e uso sociale dello spazio. È in questa sovrapposizione che UltrArte trova la propria identità.

La chiave più efficace è la frizione. Un’opera collocata in vetrina si presenta al pubblico fuori dalla distanza protetta del museo. Viene intercettata da chi passa, da chi lavora nel quartiere e da chi raggiunge il percorso sapendo già che la città è parte dell’allestimento. Il tema sacro-profano funziona perché obbliga a guardare oggetti e luoghi con una domanda in più: quale valore resta quando un simbolo entra nella vita ordinaria?

La mappa: vetrine, androni e sede Passo Blu

La mappa dell’evento concentra il percorso su tre assi urbani. In via Luccoli si trovano la maggior parte delle vetrine coinvolte; vico della Casana prolunga il tracciato dentro una dimensione più raccolta; via XXV Aprile chiude l’anello con opere collocate in spazi commerciali riconoscibili.

La parte più interessante è il passaggio dagli esterni agli interni semi-pubblici. Due androni storici di via Luccoli accolgono installazioni artistiche e la sede di Passo Blu IAC APS in piazzetta Tavarone 16r diventa un nodo operativo del percorso. In questo modo l’itinerario usa le vetrine come supporto e costruisce una grammatica di soglie, affacci e spazi attraversabili.

Fieschi e Bonomi: due modi diversi di tenere insieme simbolo e critica

La presenza di Giannetto Fieschi sposta il percorso su una memoria artistica già radicata nella storia genovese. Fieschi, nato a Zogno nel 1921 e morto a Genova nel 2010, è una figura centrale per leggere il rapporto tra segno, corpo e immagine visionaria. Nel tracciato di UltrArte la sua opera compare in via XXV Aprile e dialoga con il tema del sacro senza bisogno di illustrarlo in modo didascalico.

Corrado Bonomi agisce da un’altra direzione. Il suo lavoro porta dentro l’evento una matrice concettuale e ironica che usa oggetti, citazioni e cortocircuiti visivi per smontare i dispositivi del potere. La mappa ufficiale colloca Bonomi sia in via XXV Aprile sia nello spazio Passo Blu: questa doppia presenza rafforza l’idea di un percorso che alterna incontro immediato e lettura più lenta.

Il posto di Luca Tardito nell’edizione 2026

Il passaggio dedicato a Luca Tardito è il nodo emotivo dell’edizione. Il programma presenta un omaggio alla sua figura e indica che l’eventuale ricavato dalla vendita delle sue opere sarà devoluto all’Ospedale Gaslini. La scelta dà al percorso una dimensione ulteriore: la presenza dell’artista supera la memoria professionale e si traduce in un gesto di destinazione pubblica.

Questo elemento cambia anche il modo di leggere la gratuità dell’evento. L’accesso resta libero per il pubblico ma alcune opere conservano un possibile esito solidale. La mostra diffusa assume così una funzione doppia: fruizione culturale immediata e continuità concreta oltre i quattro giorni di apertura.

Piazza San Matteo: le performance del 28 maggio

Il 28 maggio il baricentro si sposta in piazza San Matteo. Alle 16:30 è previsto Good Gold Days di Anja Calas; alle 18:30 arriva Corpo in bianco di Performer Espressione Applicata. La scelta della piazza introduce un registro diverso rispetto alle opere in vetrina: la performance richiede attenzione e impone un tempo comune a chi guarda.

Dentro il disegno complessivo, le performance servono a rendere visibile ciò che le vetrine suggeriscono. Il corpo dell’artista e quello del pubblico occupano lo stesso spazio. La città diventa luogo di azione, pausa e osservazione condivisa.

L’ArTour finale: perché conta la visita con gli artisti

Sabato 30 maggio il percorso si chiude con l’ArTour, visita alle vetrine allestite insieme agli artisti. È il momento in cui la mostra diffusa smette di essere soltanto un itinerario autonomo e diventa racconto guidato. La differenza è sostanziale: il pubblico può collegare la scelta del luogo, la tecnica usata e il senso dell’opera ascoltando chi ha partecipato alla costruzione del percorso.

Per un evento site-specific questo passaggio è decisivo. L’opera vive in relazione con lo spazio e lo spazio entra nel significato del percorso. L’ArTour consente di leggere gli abbinamenti tra negozi e artisti come decisioni curatoriali, non come collocazioni casuali.

Perché questa edizione pesa per Genova

UltrArte interviene in un punto sensibile della città: il centro storico come spazio di passaggio, commercio, memoria architettonica e fragilità urbana. La mostra diffusa lavora su una leva semplice e potente. Invece di chiedere al pubblico di raggiungere l’arte in un luogo separato, inserisce le opere dentro traiettorie che esistono già.

La conseguenza pratica riguarda anche gli esercenti. Una vetrina che ospita un’opera cambia funzione per alcuni giorni; resta spazio commerciale ma diventa anche soglia culturale. Il negozio mantiene identità e aggiunge un ruolo pubblico. In un centro storico attraversato da tensioni tra residenza, turismo e tenuta delle attività indipendenti, questo passaggio ha un valore operativo.

Come leggere il percorso senza perdersi i passaggi importanti

La visita funziona meglio se non viene affrontata come una passeggiata generica. Il punto di partenza naturale è via Luccoli, dove l’inaugurazione concentra l’attenzione iniziale e dove si trovano diversi affacci del percorso. Da lì conviene seguire l’anello verso vico della Casana e poi verso via XXV Aprile, mantenendo la mappa ufficiale come riferimento.

La regola di lettura è osservare il rapporto tra opera e luogo. In una vetrina conta la distanza dalla strada; in un androne pesa la luce; in uno spazio associativo cambia il tempo di permanenza. UltrArte chiede al visitatore di rallentare quanto basta per capire perché una determinata opera sia stata collocata proprio lì.

Il collegamento con il nostro archivio su Genova e l’arte

Il percorso di UltrArte arriva in una settimana in cui Genova conferma una forte densità culturale anche sul fronte del patrimonio. Nel nostro archivio abbiamo ricostruito il caso della Circoncisione di Rubens, con il monitoraggio microclimatico e fotogrammetrico avviato nella Chiesa del Gesù. Sono due storie diverse ma raccontano una stessa città: da un lato il restauro scientifico di un capolavoro barocco, dall’altro l’arte contemporanea che usa la strada come superficie di relazione.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di