L’appuntamento del 29 maggio ha un valore che va oltre la formazione professionale. Potenza diventa il punto di incontro tra sorveglianza microbiologica, gestione del paziente ospedalizzato con patogeni multiresistenti e lettura ambientale della diffusione dei determinanti di resistenza. È il terreno concreto su cui l’approccio One Health smette di essere formula e diventa organizzazione.
Nota sanitaria: questo articolo ha finalità giornalistica e informativa. Per sintomi, infezioni sospette, terapie antibiotiche o decisioni vaccinali occorre rivolgersi al medico, al pediatra o allo specialista di riferimento.
Il quadro operativo già all’apertura dei lavori
La giornata inizia con la registrazione dei partecipanti tra le 8:00 e le 9:00. Dalle 9:00 alle 9:20 sono previsti i saluti istituzionali di Cosimo Latronico, assessore alla Salute, Politiche per la Persona e PNRR della Regione Basilicata; Domenico Tripaldi, direttore generale per la salute e le politiche della persona della Regione Basilicata; Giuseppe Spera, direttore generale dell’AOR San Carlo e Ignazio Marcello Mancini, rettore dell’Università degli Studi della Basilicata.
La presenza di ospedale, Regione e Università nella stessa apertura rende leggibile la natura dell’incontro. L’antimicrobico-resistenza richiede dati comparabili e decisioni coordinate: il referto microbiologico serve al clinico, la sorveglianza serve alla programmazione sanitaria, il monitoraggio ambientale segnala dove il fenomeno circola fuori dal reparto. L’apertura dei lavori, affidata dalle 9:20 alle 9:30 a Vito Pafundi, colloca subito il laboratorio dentro questa architettura.
La mattina: pazienti ospedalizzati, patogeni MDR e stewardship
La sessione clinica si concentra sui pazienti ospedalizzati con infezione da patogeni MDR, cioè microrganismi multiresistenti. Dalle 9:30 il programma affronta il burden AMR e il PNCAR con P. F. D’Ancona; subito dopo entra nell’evoluzione dei sistemi di sorveglianza europei e nazionali con M. Monaco. Il passaggio tecnico decisivo arriva con la sorveglianza molecolare, affidata a V. Di Pilato, perché permette di riconoscere meccanismi di resistenza che il solo andamento clinico può intercettare tardi.
Alle 11:00 il focus si sposta sulla Basilicata con V. Brancaleone e T. Lopizzo: programma regionale di contrasto all’AMR, infezioni correlate all’assistenza e dati di epidemiologia locale. Questo blocco è il cuore territoriale del convegno, perché lega il fenomeno globale alla domanda che ogni azienda sanitaria deve porsi: quali patogeni circolano nei propri presidi e quale risposta produce la rete dei laboratori.
La seconda parte della mattina entra nella terapia. C. Acierno affronta farmaci in uso e prospettive future; C. Fontana porta il ruolo della microbiologia a supporto della stewardship antimicrobica; B. Viaggi chiude la sessione sulla gestione multidisciplinare del paziente critico. Il filo comune è operativo: l’antibiotico corretto dipende da diagnosi tempestiva, quadro clinico e dati microbiologici utilizzabili nel momento della decisione.
Il pomeriggio porta l’AMR fuori dal reparto
Dopo la pausa, dalle 14:30, il programma cambia scala. La sessione su ambito veterinario e ambientale parte dal contributo dell’approccio One Health al controllo dell’AMR con M. G. Bonomo. Alle 15:00 D. Caniani affronta il ruolo delle acque reflue e dei sistemi di campionamento innovativi: il punto tecnico è che il refluo può diventare una sentinella epidemiologica quando la ricerca di batteri resistenti viene condotta con protocolli affidabili.
Alle 15:30 R. A. Cifarelli presenta il progetto pilota sulla diffusione dell’AMR nelle acque reflue in Basilicata con dati preliminari. Alle 16:00 A. Palma e G. Salvatore completano il quadro sui programmi regionali per la sorveglianza ambientale e veterinaria. La tavola rotonda delle 16:30 serve a collegare questi livelli: ciò che emerge dal campione ambientale deve poter dialogare con il dato clinico e con le scelte di prevenzione.
Il nodo lucano: perché il CEDIA pesa nella filiera della decisione
Il CEDIA, Centrale di Diagnostica Avanzata dell’AOR San Carlo, entra nella giornata come infrastruttura sanitaria e come punto di metodo. La rete indicata nelle comunicazioni pubbliche copre i presidi di Potenza, Melfi, Villa d’Agri, Pescopagano e Lagonegro. In un territorio regionale, questa geometria conta più della singola apparecchiatura: rende il dato microbiologico confrontabile tra ospedali diversi e sostiene decisioni terapeutiche meno isolate.
La certificazione ISO 15189:2022 richiamata per il laboratorio segnala l’attenzione a qualità, competenza tecnica e gestione del processo analitico. Nel contrasto all’AMR il laboratorio fornisce il risultato analitico e costruisce un pezzo della sorveglianza. Se l’identificazione del patogeno e il profilo di sensibilità arrivano in modo affidabile, il clinico può restringere la terapia empirica, evitare pressioni selettive inutili e proteggere le molecole da preservare.
Perché One Health qui diventa organizzazione
L’approccio One Health è utile solo quando produce interoperabilità tra settori. Nel caso dell’antimicrobico-resistenza, la catena da governare parte dalla prescrizione in reparto e arriva alla pressione antibiotica negli allevamenti, passando per reflui, acque superficiali, controllo delle infezioni e formazione degli operatori. La scelta del San Carlo di ospitare un confronto con professionisti sanitari, Università e agenzie ambientali crea un lessico comune dove di solito esistono archivi separati.
Il PNCAR 2022-2025 colloca questo orientamento dentro una cornice nazionale: sorveglianza coordinata dell’antibiotico-resistenza, uso appropriato degli antibiotici, prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza e monitoraggio ambientale. Il valore del convegno lucano sta nel far convergere questi capitoli in una giornata unica, con un passaggio locale preciso sui dati della Basilicata.
I dati che spiegano l’urgenza del dossier
Il quadro nazionale resta severo. Nel 2024 le resistenze in Italia per gli otto patogeni sotto sorveglianza mantengono livelli elevati, con miglioramenti per alcune combinazioni e criticità ancora marcate. La Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi è indicata al 24,0%, in calo rispetto al 26,5% del 2023; l’Enterococcus faecium resistente alla vancomicina raggiunge invece il 34,9%. Nelle terapie intensive le percentuali di resistenza restano più alte per patogeni chiave come K. pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter spp.
Il lato prescrittivo conferma che la questione supera il perimetro dell’ospedale. Nel 2024 quasi quattro cittadini su dieci hanno ricevuto almeno una prescrizione antibiotica e il consumo complessivo per uso sistemico e non sistemico è stato indicato in 49,1 DDD per 1000 abitanti die, con una spesa di 1.501,4 milioni di euro. A livello europeo, le stime riportano oltre 35mila decessi annui nell’UE e nello Spazio economico europeo attribuiti direttamente a infezioni da batteri resistenti. Il quadro globale aggiunge un indicatore netto: una infezione batterica confermata in laboratorio su sei, tra quelle comuni analizzate nel 2023, risultava resistente agli antibiotici.
Questi elementi, verificati su Istituto Superiore di Sanità, AIFA, ECDC e OMS, spiegano perché il convegno del San Carlo insiste su diagnostica, stewardship e sorveglianza ambientale nello stesso impianto. La nostra lettura è lineare: ogni ritardo nel dato di laboratorio allunga l’esposizione a terapie empiriche, ogni prescrizione evitabile aumenta pressione selettiva e ogni rete di monitoraggio frammentata riduce la capacità di prevenire focolai.
ECM, accesso e platea professionale
L’evento è accreditato con 6 crediti ECM ed è riservato a un massimo di 120 partecipanti. La partecipazione richiede iscrizione; il programma precisa che gli uditori sono esclusi. Per ottenere i crediti occorre frequentare il 90% delle ore di formazione, compilare il questionario di valutazione e superare la prova di apprendimento.
La platea professionale è coerente con il disegno One Health: biologi, farmacisti ospedalieri e territoriali, infermieri, infermieri pediatrici, medici chirurghi delle discipline indicate dal programma, tecnici della prevenzione, tecnici sanitari di laboratorio biomedico e veterinari. L’iscrizione è gratuita per soci AMCLI e studenti di medicina o farmacia; per i non soci AMCLI è prevista una quota di 30 euro IVA inclusa.
La conseguenza pratica per la sanità lucana
Per la Basilicata, il passaggio più concreto riguarda la trasformazione del laboratorio in piattaforma di governo clinico. Quando i dati locali su patogeni MDR, infezioni correlate all’assistenza e sorveglianza ambientale vengono letti insieme, la Regione può orientare protocolli, formazione e priorità di prevenzione con maggiore precisione. Il convegno può accelerare l’allineamento tra chi misura il fenomeno e chi deve modificare le pratiche, creando le condizioni perché la riduzione delle resistenze diventi obiettivo tracciabile.
Il collegamento con il nostro approfondimento su PNCAR e vaccini aiuta a leggere la continuità del dossier: prevenzione, uso prudente degli antibiotici e reti di laboratorio sono parti dello stesso sistema. La giornata del San Carlo aggiunge il tassello lucano, con il CEDIA come snodo operativo e con le acque reflue come estensione della sorveglianza oltre il perimetro ospedaliero.
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Junior Cristarella
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