Rifiuti contaminati venduti come green: 12 in carcere


Il fascicolo Carbone delle Alpi va letto come un’inchiesta sulla trasformazione amministrativa del rischio. La sostanza materiale resta una cenere contaminata, il valore economico cambia quando quella cenere viene presentata come risorsa, prodotto finito o componente di una filiera sostenibile.

Garanzia di metodo: il procedimento è nella fase delle indagini preliminari. Le misure cautelari indicano la gravità del quadro valutato dal Gip e non anticipano l’esito del processo. Per ogni persona coinvolta vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Sommario dei contenuti

Il quadro di oggi: 12 in carcere, 19 indagati e 3 società

La misura eseguita oggi riguarda 12 persone destinatarie di custodia cautelare in carcere su un totale di 19 indagati e 3 società. Il reato cardine contestato nel perimetro dell’indagine è il traffico illecito transnazionale di rifiuti, affiancato dalla frode nell’esercizio del commercio e da ulteriori ipotesi collegate alla gestione dei materiali. Il dato numerico, verificato nella nostra ricostruzione, collima con quanto indicato da ANSA nelle ore successive alla conferenza stampa.

La composizione delle misure restituisce il carattere internazionale del fascicolo: cinque altoatesini, tra i quali due dirigenti dell’Agenzia provinciale per l’ambiente di Bolzano, tre cittadini austriaci, due tedeschi e due croati. Questa geografia non descrive una semplice somma di spedizioni oltre confine. Indica una catena con ruoli differenziati: produzione del residuo, trasporto, trattamento apparente, vendita e normalizzazione documentale.

Il camion croato fermato nel 2022 e la svolta documentale

La prima frattura nel sistema arriva nel 2022 a Prato alla Drava, in Alto Adige. Un autocarro con targa croata trasportava ceneri da piro-gassificazione e i Carabinieri notarono incongruenze nella documentazione. Il sequestro del mezzo aprì il passaggio decisivo: dal controllo stradale si arrivò all’attivazione del NOE e poi alla ricostruzione di una filiera transnazionale. La cronologia tecnica coincide con la ricostruzione territoriale de l’Adige, che ha collocato proprio quel controllo al confine come innesco dell’indagine.

La forza investigativa di quel controllo sta nella natura del documento. Nei traffici di rifiuti il formulario, la scheda tecnica e la qualificazione commerciale pesano quanto il materiale trasportato. Se la carta sposta una cenere dal campo del rifiuto al campo del prodotto, la filiera cambia costo, responsabilità e destinazione. L’inchiesta si è concentrata proprio su questa trasformazione, perché il presunto illecito non nasce solo dal movimento fisico delle ceneri: prende forma quando il movimento viene reso presentabile al mercato.

Che cosa sono le ceneri al centro del fascicolo

Le ceneri da piro-gassificazione sono residui di un processo termico che trasforma materiale organico o biomassa in gas utilizzabile a fini energetici. Il punto tecnico riguarda la qualità del residuo che esce dall’impianto più della tecnologia in sé. Quando nelle ceneri sono presenti IPA, cioè idrocarburi policiclici aromatici e diossine in concentrazioni incompatibili con un uso sicuro, il residuo resta nel campo della gestione ambientale vincolata.

La nostra analisi considera centrale questo passaggio: la sostenibilità dichiarata di una filiera energetica non rende automaticamente sostenibile ogni suo scarto. Gli inquinanti organici persistenti sono rilevanti perché possono resistere nell’ambiente e accumularsi lungo catene di esposizione diverse. Il quadro tecnico è coerente con le schede e gli indicatori pubblicati da ISPRA su IPA, diossine e furani, utili a distinguere il dato ambientale dalla comunicazione commerciale.

Dal rifiuto al mercato: bricchette, ammendanti, mangimi e additivi

Il salto contestato dagli investigatori è netto: le ceneri contaminate sarebbero state trasformate in prodotti dal profilo rassicurante. Le bricchette per barbecue portano il rischio vicino alla cottura dei cibi. Gli ammendanti e i fertilizzanti entrano nel linguaggio dell’agricoltura. I mangimi chiamano in causa un ulteriore livello di cautela, perché collegano la materia a una possibile filiera alimentare. Gli additivi per calcestruzzo, cemento e asfalto spostano il residuo nelle opere e nei materiali da costruzione.

Questa pluralità di destinazioni è la parte più significativa del caso. Una sola cenere, se sottratta al corretto smaltimento, può assumere identità commerciali diverse e produrre utilità economiche in mercati che tra loro non comunicano. La diramazione indicata nel fascicolo trova un riscontro convergente anche nella comunicazione dell’Arma dei Carabinieri, che ha richiamato bricchette, ammendanti, additivi e quote di CO2.

Il nodo delle quote CO2: perché è un dettaglio decisivo

Le quote di CO2 rendono il caso più delicato di una normale frode merceologica. Se un residuo pericoloso viene trattato come elemento di una produzione virtuosa, il vantaggio non si limita alla vendita del prodotto finale. Può entrare anche nella contabilità ambientale dell’impresa, generando un beneficio reputazionale e finanziario. Qui la nostra deduzione è lineare: l’eventuale profitto illecito può formarsi dalla somma tra costo di smaltimento evitato, prezzo di vendita e vantaggio climatico dichiarato.

Questa impostazione spiega perché l’indagine abbia coinvolto la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Trento. Il traffico organizzato di rifiuti richiede stabilità operativa, ripetizione delle condotte e capacità di inserirsi nei canali dell’economia legale. La componente CO2 aggiunge una superficie di rischio: il mercato della transizione ecologica diventa vulnerabile quando la prova materiale dello scarto viene sostituita da una qualificazione amministrativa compiacente.

Lasa, Versciaco e il ruolo degli impianti altoatesini

Nel perimetro dell’inchiesta figurano due impianti altoatesini indicati nelle ricostruzioni investigative: Versciaco e Lasa. Per Lasa è stato disposto il sequestro preventivo con affidamento ad amministrazione controllata. La misura congela il punto in cui il residuo industriale viene generato, classificato e avviato verso passaggi successivi oltre a incidere su un bene produttivo.

La mappa locale è essenziale perché l’Alto Adige appare come una porta di accesso al sistema europeo della filiera. Da lì le ceneri potevano muoversi verso operatori esteri e rientrare nel circuito economico con un’altra identità. I dettagli su Lasa, Versciaco e sui controlli svolti in Veneto, Lombardia, Austria, Croazia e Germania trovano conferma nel quotidiano Alto Adige, con un elemento che per noi pesa più della geografia: le verifiche analitiche avrebbero rilevato IPA oltre i limiti e presenza di diossine nei derivati.

Il fronte APPA Bolzano: quando il controllo diventa materia d’indagine

Il passaggio più sensibile…


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Junior Cristarella

Source link

Di