«Prima si valutava il malato, ora si valuta la persona. Prima la disabilità era vista e trattata come una conseguenza diretta della patologia e letta in termini di riduzione della capacità lavorativa, ora la disabilità è vista come l’interazione tra una persona con problemi di salute e fattori ambientali sfavorevoli, con uno sguardo che considera la persona nella sua vita concreta, nelle relazioni, nella partecipazione sociale, nei desideri e nei sostegni necessari». Angelo Cerracchio, neurologo con un lungo trascorso in Anffas, oggi coordinatore del gruppo “Benessere e salute” dell’Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità e consulente del ministero per le Disabilità, non ha dubbi nell’individuare quale sia il cambiamento più grosso in atto quando si parla di nuova valutazione della condizione della disabilità prevista dalla Legge delega al Governo in materia di disabilità e poi introdotta con il decreto legislativo 62/2024.
Dal 1° gennaio 2025 della nuova valutazione di base viene sperimentata, per tre condizioni specifiche – la sclerosi multipla, il diabete mellito di tipo 2 e il disturbo dello spettro dell’autismo – in nove province d’Italia. Altre 11 province si sono aggiunte alla fine di settembre 2025 e altre ancora nel 2026. Dal 1° gennaio 2027 la nuova valutazione di base sarà attiva in tutto il Paese. Un tema di grande attualità, che sarà affrontato durante la 21ª edizione di “Europe in Action”, un appuntamento fondamentale nel panorama del dibattito internazionale sui diritti delle persone con disabilità, organizzato da Anffas e Inclusion Europe, che si terrà a Vicenza dal 25 al 27 maggio 2026.

«Dal 1° gennaio 2027 in tutta Italia ci sarà un primo grande cambiamento: la valutazione sarà gestita sempre e comunque dall’Inps», spiega Cerracchio. Oggi infatti il sistema è frammentato: in alcune regioni o in alcune province le valutazioni sono già in capo all’Inps, mentre in gran parte del Paese sono ancora gestite dalle Asl, con successive verifiche da parte dell’Istituto. «In alcuni casi poteva esserci addirittura una doppia valutazione. Ora invece ci sarà un’unificazione del percorso e una velocizzazione delle procedure».
Più semplice e più veloce
La semplificazione parte dall’inizio dell’iter. Finora, dopo l’invio telematico del certificato medico introduttivo da parte del medico certificatore, la persona – da sola o tramite un patronato – doveva presentare anche una domanda amministrativa, entro 90 giorni. Con la riforma non sarà più necessario: «Tutto l’iter parte direttamente con l’invio del certificato medico. Questo comporta un vantaggio in termini di tempo e ha come effetto una maggiore rapidità per l’accesso ai servizi e alle prestazioni economiche a cui la persona ha diritto. Diritto che parte dal mese successivo all’invio del certificato introduttivo da parte del medico certificatore».
Ma anche più costoso
Alla prova dei fatti, però, questa nuova procedura ha mostrato diverse criticità: in particolare la prevista firma digitale dei medici certificatori (che era stata prevista affinché il certificato potesse entrare nel fascicolo sanitario elettronico della persona) si è rivelata un ostacolo non di poco conto, su cui il ministero è stato costretto a fare retromarcia, mentre le persone con disabilità e le loro famiglie hanno denunciato un assurdo e incomprensibile innalzamento dei costi del certificato introduttivo, step indispensabile per avviare il procedimento, fino a 150-250 euro, a seconda dei medici. Insomma, il nuovo certificato introduttivo all’atto pratico si sarebbe rivelato più complicato e più costoso: «In realtà il certificato medico introduttivo per avviare l’accertamento della condizione di disabilità esiste dal 2010. Oggi certamente il medico deve inserire qualche dato in più, come il domicilio della persona, ma il sistema è informatizzato e facilita la compilazione. Inoltre il medico non deve più indicare tutte le diverse richieste legate alla legge 104, all’invalidità civile, all’accompagnamento o all’inclusione scolastica e lavorativa. La richiesta ora è unica: si richiede la condizione di disabilità e automaticamente la commissione valuterà tutti i benefici previsti dalle diverse norme».
Trovo ingiustificato l’aumento dei costi del certificato medico introduttivo, perché la procedura non è più complessa. Anche i medici delle aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e Irccs per le malattie rare possono presentarlo: in questo caso è gratuito
Il tema dei costi però esiste. «Io lo trovo ingiustificato, proprio perché la procedura non è più complessa e considerando che non è più richiesta nemmeno la firma elettronica. Ma poiché non è una prestazione compresa nei Lea, i costi stanno ai singoli medici. Diciamo che oggi sono differenti a seconda dei medici e delle aree geografiche: dagli 80 euro della Campania e della Basilicata ai 250 euro di alcune province del Nord», ammette Cerracchio. Tuttavia anche su questo la riforma introduce una possibilità nuova, di cui si parla ancora pochissimo: «Non solo i medici di medicina generale o i medici dei patronati possono fare il certificato, ma anche i medici in servizio presso le aziende sanitarie locali, le aziende ospedaliere e gli Irccs per le malattie rare, su richiesta della persona, possono inoltrare direttamente il certificato all’Inps. E in questo caso il certificato è assolutamente gratuito». Il problema, aggiunge, è che «siamo in ritardo nell’attivazione di questo servizio, ma si sta iniziando a parlarne».
Stop alle revisioni
Un altro cambiamento fondamentale è relativo alle revisioni, storico paradosso del nostro sistema: “che senso ha richiamare a revisione persone con diagnosi irreversibili?”, ci si è chiesti per anni. Tutti ricordiamo la campagna di revisioni straordinarie che volle il Governo Monti nel 2012 per stanare i “falsi invalidi”. «Le revisioni in futuro saranno previste solo in casi eccezionali, nei casi in cui a livello prognostico c’è la possibilità non di una guarigione – ovvio – ma di un recupero dele compromissioni funzionali». Cerracchio cita il caso dell’autismo: «Per i disturbi dello spettro autistico di livello 2 o 3, per esempio, una volta avuta la diagnosi, la persona non potrà più essere richiamata a revisione. Quel tipo di situazione non può più accadere».
L’operatore sociale nella commissione
Una terza novità riguarda la composizione delle commissioni. «Prima le commissioni erano differenti, oggi invece la commissione è unica e al suo interno c’è anche un operatore sociale: uno psicologo o un assistente sociale. È un cambiamento di prospettiva molto importante». Perché il vero cuore della riforma – insiste Cerracchio – non è amministrativo: «È culturale». Che cosa significa, è presto detto: «Viene superato il concetto secondo cui la disabilità è una conseguenza diretta della malattia e quindi oggetto esclusivo di accertamento medico-legale. La riforma recepisce i principi della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità e introduce nuovi strumenti di valutazione, a partire…
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Sara De Carli
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