manifesto e lavori a Roma


Abbiamo ricostruito Renaissance in Economics 2026 partendo dal dato che orienta tutto il resto: la conferenza romana ha trattato il manifesto come infrastruttura di ricerca e non come semplice dichiarazione di principio. La sequenza dei lavori mostra una scelta precisa: portare nello stesso perimetro accademico economia comportamentale, indicatori di benessere, sviluppo, genere, cooperazione, impresa responsabile e amministrazione condivisa.

Verifica chiusa alle 00:31 del 16 maggio 2026. L’articolo tiene conto dell’apertura a Tor Vergata, della seconda giornata a Roma Tre e delle sintesi disponibili dopo la chiusura dei lavori del 15 maggio.

Sommario dei contenuti

Il quadro operativo: due sedi, una traiettoria unica

Il perimetro ufficiale è formato da due giornate accademiche e da una fase tecnica di preparazione. Il 13 maggio Roma Tre ha ospitato il workshop pre-conferenza su indicatori compositi, resilienza e benessere; il 14 maggio i lavori si sono aperti al Dipartimento di Economia e Finanza di Roma Tor Vergata, in via Columbia 2; il 15 maggio la conferenza si è spostata al Dipartimento di Scienze Politiche di Roma Tre, in via Chiabrera 199.

L’organizzazione ha un profilo ibrido: NeXt Economia, Federcasse BCC, Confcooperative, Tor Vergata e Roma Tre compongono il nucleo promotore. I patrocinî di AISRe, AISSEC, Economists for Peace & Security, SIEDS, SIEPI e STOREP legano la conferenza alle società scientifiche; il supporto di CIMET, Fondo Sviluppo, Fondazione Giorgio Fuà e Gioosto.com sposta il baricentro anche verso reti applicative. Il quadro coincide con la scansione pubblicata da Adnkronos, usata qui come riscontro della sequenza organizzativa già verificata sui materiali dell’evento.

La collocazione nel programma del Festival Nazionale dell’Economia Civile, in calendario a Firenze dall’1 al 4 ottobre 2026, dà alla conferenza romana un valore di anticipo metodologico. A Roma si sono definiti temi e lessico; a Firenze quel lessico entrerà in una cornice più larga di discussione pubblica.

Perché il manifesto è il vero oggetto dei lavori

Il Manifesto for the New Economy lavora su un passaggio tecnico: sostituire l’economia come modello astratto dell’agente isolato con un’economia capace di misurare relazioni, istituzioni, responsabilità e impatti. La conferenza ha portato questo schema dentro sessioni scientifiche e tavole di discussione, trasformando principi generali in domande di ricerca.

I sei assi del manifesto ordinano il campo. Il primo supera l’homo economicus e valorizza preferenze prosociali, fiducia e cooperazione. Il secondo rilegge l’impresa attraverso governance orientate agli stakeholder. Il terzo mette in discussione il PIL come indicatore sufficiente di benessere. Il quarto spinge oltre la politica economica calata dall’alto e apre a cittadinanza attiva e partecipazione. Il quinto chiede interdisciplinarità e missione sociale della ricerca. Il sesto introduce la dimensione macro e mesoeconomica coerente con i valori del manifesto, con particolare attenzione all’intelligenza relazionale.

Questa architettura trova un riscontro puntuale nella scheda diffusa da AISRe, che sintetizza i pilastri della call e li collega a sostenibilità, benessere multidimensionale, innovazione sociale e politiche pubbliche. La nostra lettura aggiunge il dato di fondo: il manifesto diventa rilevante quando consente di distinguere ciò che è misurabile da ciò che resta slogan.

I numeri: call, università e sessioni lette senza equivoci

La dimensione scientifica va letta con precisione perché i numeri circolati in momenti diversi non fotografano lo stesso oggetto. Prima dell’apertura, il perimetro indicava 260 ricercatrici e ricercatori provenienti da 62 università e una programmazione fino a 48 sessioni scientifiche. Questo dato misura la capacità della call di attrarre comunità accademiche e contributi strutturati.

La soglia dei 260 partecipanti scientifici e delle 62 università è stata riscontrata da LaPresse e Sky TG24; ANSA ha confermato la formula degli oltre 260 paper presentati e delle 62 università. A lavori conclusi, la sintesi raccolta da Repubblica ha fissato il consuntivo in quasi 300 interventi da 60 Paesi e 46 sessioni. La nostra ricostruzione separa i piani: 260 e 62 descrivono la base scientifica della call, mentre quasi 300 e 46 descrivono la resa finale delle giornate, includendo interventi, panel e assestamenti del programma effettivo.

Questa distinzione è importante anche per valutare il peso dell’evento. Una conferenza scientifica non si misura soltanto dal numero dei relatori; conta la coerenza tra paper, temi e sessioni. Nel caso romano, la densità più significativa sta nella distribuzione dei contributi lungo i pilastri del manifesto: comportamento economico, cooperazione, impresa, welfare, sviluppo locale, macroeconomia civile e misurazione del benessere.

Il 14 maggio a Tor Vergata: dal manifesto alla prova delle discipline

La prima giornata ha collocato il manifesto davanti alle comunità scientifiche. Dopo le sessioni parallele del mattino e i saluti istituzionali del rettore Nathan Levialdi Ghiron e dell’assessora capitolina Monica Lucarelli, il programma ha aperto la discussione plenaria con la tavola dei presidenti delle società economiche. La presenza di Leonardo Becchetti come introduzione e di figure come Raul Caruso, Roberto Cellini, Enrica Chiappero, Marcella Corsi e Federico Perali ha dato alla sessione una funzione di legittimazione disciplinare.

Il passaggio successivo ha portato l’economia comportamentale al centro della discussione, con Uri Gneezy nella lectio civilis introdotta da Giuseppe Attanasi. Il punto teorico è concreto: incentivi, fiducia e percezione del comportamento altrui determinano scelte economiche quotidiane. Inserire questa prospettiva nella conferenza significa dichiarare che la nuova economia passa dalla psicologia delle decisioni e dalla qualità delle interazioni reali.

Nel pomeriggio il tema dello sviluppo ha assunto il valore di banco di prova. La sessione su Is There A Development Economics Anymore?, con Carlo Pietrobelli, Ravi Kanbur, Phoebe Koundouri e Giulio Guarini, ha spostato l’attenzione dalle definizioni alle disuguaglianze globali e ai limiti dei paradigmi standard. Poco dopo, il confronto su Beyond GDP ha messo insieme Sandrine Dixson-Declève, Mario Biggeri, Robert Costanza ed Enrico Giovannini. Qui il tema consiste nella costruzione di metriche capaci di orientare decisioni pubbliche e investimenti, al di là della semplice sostituzione retorica di un indicatore.

Il 15 maggio a Roma Tre: uguaglianza, guerra e grammatica della cooperazione

La seconda giornata ha scelto Roma Tre come spazio di passaggio dalle categorie generali alle fratture sociali. Dopo i saluti di Giorgio de Marchis, Emilia Fiandra ed Enrico Sergio Levrero, la plenaria di Bina Agarwal su sviluppo ed equità di genere ha portato il discorso economico dentro il rapporto tra accesso agli asset, potere decisionale e disuguaglianze. L’impianto è utile perché sposta l’equità dal terreno…


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 Junior Cristarella

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