Arrivare ad un impegno dell’Italia, sull’esempio di altri paesi europei, per il divieto all’importazione di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato, impedendo una sistematica violazione di diritti e la distruzione dell’economia palestinese, tra espropri, sfollamenti e violenza.
Con questo scopo è stata depositata una nuova proposta di legge, che ha come primi firmatari i leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Partito Democratico: Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni ed Elly Schlein.
Un’iniziativa nata grazie all’impegno di una coalizione di 20 organizzazioni della società civile, che a settembre 2025 hanno lanciato la campagna “Stop al commercio con gli insediamenti illegali”.
«Si tratta di una prima importante tappa lungo un percorso che speriamo possa portare – in Italia e negli stati dell’Unione europea – all’adozione di misure di reale divieto degli scambi commerciali con gli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania (compresa Gerusalemme est)», spiega Paolo Pezzati, coordinatore della campagna e portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia.
«Scambi illegali, secondo il diritto internazionale, che costano miliardi di dollari all’economia palestinese ogni anno, con perdita progressiva di terreni agricoli e pascoli, fonti d’acqua, infrastrutture», aggiunge. E fa sapere che «Paesi come Spagna e Slovenia hanno già adottato legislazioni analoghe, mentre sono vicini a fare altrettanto Olanda, Irlanda e Belgio. Segnali decisivi per una svolta a livello comunitario».
Adesso è quindi «fondamentale che il Governo italiano accolga questa proposta a livello nazionale, allineandosi con quanto richiesto da tempo dalla Corte Internazionale di Giustizia», continua Pezzati. «E contemporaneamente cambi posizione a favore della sospensione dell’Accordo di Associazione Ue-Israele, fino a quando non saranno rispettati i diritti umani. Del resto la proposta franco-svedese di un aumento delle tariffe sulle importazioni delle merci da Israele nel mercato Ue – su cui il ministro degli Esteri Tajani ha dimostrato apertura – sarebbe priva di efficacia. La misura verrebbe infatti immediatamente compensata da nuove sovvenzioni del Governo israeliano alle aziende che operano negli insediamenti illegali».
1 miliardo di euro di importazioni e danni incalcolabili
Nel 2024 il valore delle importazioni in Italia di beni e servizi da Israele è stato di circa 1 miliardo di euro, principalmente di prodotti agricoli e manifatturieri, di servizi legati alla sicurezza e alla sorveglianza digitale.
Impossibile stabilire quanta parte di questi scambi sia ascrivibile ad aziende che operano nel Territorio occupato, data la possibilità di aggirare le politiche europee di etichettatura e differenziazione territoriale, mentre più che evidenti sono le conseguenze per l’economia e per la popolazione palestinese: perdite complessive per miliardi di euro all’anno, un aumento del tasso di povertà dal 12% al 28% negli ultimi 2 anni, disoccupazione raddoppiata da ottobre 2023 e arrivata al 35%.
Si registra anche un’accelerazione degli espropri di aree sempre più vaste, demolizioni, sfollamenti forzati che compromettono l’esistenza stessa delle comunità palestinesi e finiscono per svuotare vaste aree di territorio prontamente occupate dai coloni più violenti.
Solo a marzo una brusca e organizzata escalation della violenza dei coloni israeliani, sostenuti dalle forze militari in tutta la Cisgiordania, ha causato perdite agricole per oltre 4,2 milioni di dollari, dovute alla distruzione di più di 8.000 ulivi, al furto e all’abbattimento di oltre 686 capi di bestiame e alla confisca di oltre 3.441 dunum di terra (pari a 344 ettari).
Nel corso del 2025 sono state inoltre demolite oltre 1.600 strutture, causando migliaia di sfollamenti nelle comunità palestinesi e altre centinaia di abitazioni sono state distrutte da gennaio. Sempre l’anno scorso si sono registrate 240 vittime, di cui 55 minori.
Nel 2026 si sono già verificati oltre 700 attacchi che hanno provocato 44 morti, di cui 11 bambini.
Alla luce di tutto questo è evidente come l’esito del Consiglio degli Affari Esteri di lunedì scorso, pur riconoscendo la rilevanza delle organizzazioni israeliane colpite dalle sanzioni, non scalfisca il quadro di illegalità generale. Il tema infatti non è colpire solamente i coloni violenti, ma smettere di sostenere dal punto di vista economico e finanziario l’intero progetto coloniale di Israele.
Le richieste
Queste, in sintesi, le richieste contenute nella proposta:
- vietare l’importazione e la pubblicizzazione in Italia di beni e servizi provenienti dagli insediamenti israeliani nel Territorio palestinese occupato (sia le merci prodotte interamente o parzialmente negli insediamenti, ovvero che lì hanno subito l’ultima trasformazione o lavorazione significativa; che qualsiasi servizio, derivante da attività svolte in tutto o in parte negli insediamenti);
- definire l’applicazione del divieto attraverso un decreto del ministro degli Esteri che, in accordo con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, stabilisca i criteri e le modalità di verifica dell’origine dei prodotti importati da Israele per identificare quelli provenienti dagli insediamenti;
- dare mandato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di vigilare sul rispetto del divieto e verificare l’origine delle merci;
- che siano gli esportatori israeliani a dimostrare che i loro beni non sono prodotti nel Territorio Palestinese Occupato, contrariamente a quanto avviene ora, prevedendo la possibilità di sequestrare e confiscare i beni in caso di false dichiarazioni.
Una proposta a più voci
Alfio Nicotra, coordinatore dell’esecutivo della Rete italiana pace disarmo, ricorda che «questa proposta di legge nasce dal lavoro unitario delle associazioni della società civile, che hanno costruito un testo concreto e lo hanno affidato alla responsabilità delle forze parlamentari. Si tratta di associazioni che lavorano con la società civile palestinese e con quella israeliana che rifiuta l’occupazione e chiede di fermare il genocidio in corso. La deriva messianica e razzista che spinge il Governo israeliano a superare ogni linea rossa al fine di realizzare l’espulsione dalle loro terre dei civili e ‘depalestinizzare’ la Palestina in modo da annetterla alla ‘grande Israele’, può essere fermata solo da una forte iniziativa della comunità internazionale. Chiediamo all’Italia di smettere di essere muta e complice verso le iniziative illegali del Governo israeliano nel Territorio palestinese occupato verso il massacro della popolazione civile palestinese e i progetti di deportazione in corso».
Anche Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, chiede che «anziché tappeti rossi, a Israele l’Italia imponga linee rosse: come, ad esempio, il divieto d’importare beni e servizi prodotti, attraverso l’apartheid e l’occupazione illegale, nel territorio palestinese, grazie alla violenza sempre più mortale dei coloni sostenuti dallo stato e agli espropri di terra, acqua e altre risorse fondamentali per la vita della popolazione della Cisgiordania occupata. Se l’occupazione è illegale, come stabilito dal diritto internazionale e ribadito dalla Corte internazionale di giustizia, allora è illegale anche l’economia…
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Chiara Ludovisi
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