La Direzione generale dei detenuti e del trattamento del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria-Dap ha emanato una nuova circolare sulle attività trattamentali negli istituti di media sicurezza. Il provvedimento arriva a distanza di poco più di sei mesi dalla direttiva del 21 ottobre 2025, a firma Ernesto Napolillo, che faceva passare per Roma tutte le autorizzazioni per lo svolgimento delle attività in carcere per gli istituti in cui sono presenti sezioni di alta sicurezza, collaboratori di giustizia o detenuti al 41-bis e riguarda anche attività destinate ai ristretti di media sicurezza.
Con questo nuovo provvedimento il Dap presenta gli esiti del monitoraggio nazionale condotto sulla fase sperimentale degli ultimi mesi. La circolare, inoltre, restituisce ai provveditori regionali un ruolo centrale nella programmazione e nel coordinamento delle attività da realizzare negli istituti di competenza, «nell’ottica di garantire maggiore uniformità ed efficacia sul territorio nazionale». Tra le principali novità introdotte, è previsto un sistema di report periodici ogni quattro mesi, finalizzato a verificare l’andamento delle attività trattamentali e a rafforzarne la qualità e l’impatto. Accanto all’attività di monitoraggio, il provvedimento prevede anche un percorso di valorizzazione delle iniziative virtuose, che saranno selezionate e diffuse come modelli replicabili, con l’obiettivo di promuovere le migliori pratiche all’interno negli altri territori.
Occorre coinvolgere gli attori che realizzano le attività nelle strutture
Giulia Casarin, vicepresidente Legacoopsociali con delega al carcere dice: «È una circolare attesa, che esprime un’intenzionalità di rilevazione di dati, ma non dice nulla di come poi sarà realizzata. Sarebbe l’occasione di coinvolgere gli attori che realizzano queste attività nelle strutture, altrimenti diventa una relazione annuale sulle best practices che potrebbe perdere di senso, di efficacia nel riuscire a creare una contaminazione tra i territori».
L’intervento regolatorio, «seppur centralizzando la valutazione di merito dell’organizzazione degli eventi territoriali, ha sostanzialmente prodotto un rafforzamento complessivo della governance del settore trattamentale, incidendo positivamente sulla capacità programmatoria degli istituti e sulla stabilità dei flussi decisionali», si legge nella circolare. «Lo spostamento di competenza dal Prap (Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ndr) alla Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha rappresentato uno strumento di cruciale importanza nell’ottica di interventi per favorire e massimizzare il livello qualitativo e quantitativo delle attività trattamentali».
Il Dap intende «ritrasferire in sede decentrata il potere di rilascio dei nulla-osta»
Nel documento si legge che «la fase di monitoraggio relativa all’applicazione delle disposizioni dipartimentali introdotte nel 2025 ha evidenziato un bilancio ampiamente positivo dell’azione amministrativa». E si afferma che è intendimento della Direzione generale dei detenuti e del trattamento «ritrasferire in sede decentrata il potere di rilascio dei nulla-osta per gli eventi di carattere educativo, culturale e ricreativo destinati ai detenuti appartenenti al circuito di media sicurezza, dando contestualmente avvio a un nuovo modello di verifica dei risultati, capitalizzazione e diffusione delle buone prassi».
La chiarezza sui “flussi decisionali”
«Le circolari del Dap del 21 ottobre e dell’1 dicembre 2025 avevano messo abbastanza in allarme tutto il Terzo settore che concorre alla risocializzazione delle persone in detenzione perché non era nemmeno chiara, ab origine, l’intenzione di una sperimentazione così circoscritta e perché si temeva un impatto sulle tempistiche del rilascio dei nulla osta, da parte dell’amministrazione centrale», ribadisce Casarin.
«Se questa dinamica, che si è verificata da ottobre in poi, ha permesso a livello centrale di avere un po’ più chiari certi “flussi decisionali”, come vengono definiti nella circolare, e l’effettuazione di una mappatura più consistente e sistematica delle attività che vengono fatte, è senz’altro un elemento positivo. Però è una circolare un po’ parziale. Ci racconta dei numeri».
Aumento della partecipazione agli eventi di oltre 6.700 detenuti
Eccolo qualche numero. «Nel periodo di vigenza delle circolari della Direzione generale dei detenuti e del trattamento, in materia di trattamento si è registrato rispetto agli anni 2023 e 2024, un significativo incremento del numero complessivo degli eventi e delle iniziative trattamentali, pari al 19,67%, accompagnato da un aumento della partecipazione annua alle stesse di ulteriori 6.707 detenuti.
Sarebbe l’occasione di coinvolgere gli attori che realizzano queste attività nelle strutture, altrimenti diventa una relazione annuale sulle best practices che potrebbe perdere di senso, di efficacia nel riuscire a creare una contaminazione tra i territori
Giulia Casarin, vicepresidente Legacoopsociali con delega al carcere
Risulta «particolarmente eloquente il trend di crescita della quota di popolazione detenuta coinvolta in attività trattamentali che si attestava all’88% nel 2023, per poi salire al 90% nel 2024 e superare infine il 94% nel 2025». Nel periodo compreso tra ottobre 2025 e aprile 2026, «per i detenuti appartenenti al circuito di media sicurezza, la Direzione generale dei detenuti e del trattamento ha rilasciato il 100% dei nulla-osta richiesti per eventi destinati a soggetti detenuti allocati in media sicurezza».
Evitare una narrazione unilaterale
Casarin la definiva poco fa parziale, questa circolare, «perché esprime un’intenzionalità di rilevazione di dati, ma non dice nulla di come poi sarà realizzata. Siccome vengono richiamate anche nel documento la “trasparenza” e la “circolarità” delle informazioni, sarebbe proprio questa l’occasione di lavorarci insieme, per evitare una narrazione unilaterale». Nella circolare si sottolinea la volontà di «garantire un costante dialogo bi direzionale tra l’Ufficio centrale e i singoli istituti».
«Il rischio della rilevazione di dati della diffusione delle best practices non tiene conto di tanti fattori che rendono quelle esperienze delle best practices», continua Casarin. «Ogni contesto detentivo ha le sue specificità, soprattutto umane e relazionali, questo è un elemento che rischia di venir poco valorizzato. Quindi, la parzialità c’è nelle intenzioni e anche nel target di riferimento, nella circolare non si fa riferimento all’alta sicurezza».
Tra incertezza e preoccupazione
Tutte le attività che sono esercitate in carcere «dalla cooperazione sociale e da altri soggetti sono fondamentali, a maggior ragione per chi sta nell’alta sicurezza e ha una prospettiva di pena anche importante davanti», continua. «È una circolare che probabilmente è frutto anche della pressione che, da tante parti, è stata esercitata. Sembra spiegare ex post la circolare di ottobre che accentrava al Dap la decisione di rilasciare i nulla osta per le attività educative, culturali e ricreative. Ma rimangono ancora delle incertezze e delle questioni che non vengono affrontate che sembrano rimanere fuori da questa nuova “governance”, citata nella circolare», prosegue Casarin.


