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Perché Draghi e la Lega litigano sul catasto: il nodo politico e quello delle tasse sulla casa

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Giorgetti glissa con un «chiedetelo a lui (Salvini, ndr)», Garavaglia solleva dubbi di merito e di metodo sulla riforma fiscale e poi rilancia con un incerto «penso sia il catasto». Ci pensa Salvini in conferenza stampa a spiegare perché la Lega era assente al Cdm del 5 ottobre e perché non ha partecipato al varo da parte del governo alla legge delega sulla riforma fiscale: «Tassare la casa in questo momento sarebbe una follia». Eppure quasi una settimana prima Draghi era stato molto chiaro: non ci sarà nessuna stangata sulla casa, la riforma del valore fiscale degli immobili non avrà un impatto sulle tasche degli italiani: «Tutti pagheranno la stessa cosa, come prima», aveva detto a chiare lettere il premier. «Nessuno pagherà di più, nessuno di meno». A ribadirlo anche il ministro dell’Economia, Daniele Franco, nel corso dell’audizione del 6 ottobre sulla Nadef: «La misura sul catasto è un esercizio di mappatura che sarà reso disponibile nel 2026 e quindi non ha alcun effetto immediato». Il premier aveva già fatto inserire in tal senso un’apposita postilla nella delega, come chiedeva Forza Italia. Più rassicurazione di così è impossibile.

Lo strappo politico

Quello di Salvini appare dunque uno strappo politico. Una reazione stizzita e forse non troppo meditata, che arriva infatti poche ore dopo dalla batosta elettorale della Lega, che ha visto alle amministrative un’emorragia di voti e perdere male a Milano (dove oltre la conferma di Sala, tutti e nove i municipi sono passati in mano al Centrosinistra), ma anche in città importanti come Napoli e Bologna, mentre affanna a Torino e non riesce a vincere al primo turno a Trieste. Insomma, qualcosa che sembra un cambio di strategia in extremis per recuperare un elettorato che sta migrando dalla Lega (di governo) all’opposizione meloniana.

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L’ok alla delega fiscale (senza i voti della Lega)

In verità, settimane prima una parte consistente del partito di via Bellerio aveva già messo in chiaro che non avrebbe mai accettato la riforma del catasto inserita nella delega fiscale. Matteo Salvini, però, a poche ore dalla chiusura delle urne aveva assicurato sulla tenuta del governo Draghi, come a dire: anche se in disaccordo resteremo leali. Finché all’ora di pranzo del day after elettorale inizia a circolare la bozza della delega fiscale, con la revisione del catasto. Tutto si “consuma” nel giro di poche ore. Alle 14 si riunisce la cabina di regia, che la Lega abbandona dopo un’ora (alla riunione c’è il ministro Garavaglia, ma non Giorgetti). Quando a palazzo Chigi prende il via la riunione del Cdm, i ministri della Lega non ci sono e alle 16, senza i voti del partito di via Bellerio, si dà il via libera alla delega fiscale.

Il botta e risposta tra Draghi e Salvini

Durante il Cdm il leghista Claudio Borghi aveva twittato: “Se quello che si legge nella bozza della legge delega sul fisco è vero e contiene Iva e catasto significa semplicemente che tutto il lavoro e le trattative fatte in Parlamento sono state bellamente ignorate”. Così, fonti leghiste fanno sapere che alla base della decisione di disertare il Cdm ora non c’è solo il problema della riforma del catasto ma si è aggiunto un problema di metodo: l’aver ricevuto la bozza solo a ridosso del Cdm. Tocca allora al premier presentarsi davanti ai giornalisti e riconoscere pubblicamente che l’atteggiamento leghista «pone un problema serio», per poi spiegare di essere in attesa delle parole di Salvini. Draghi chiarisce anche che la legge delega non è l’ultima parola e dunque ci sarà confronto. Poi puntualizzare che la Lega condivideva i principi della delega ed erano state fornite informazioni sufficienti. La risposta arriva il giorno dopo, 6 settembre, con Salvini che mostra ai cronisti i documenti della delega varata dal governo e ribatte: «La Lega non ha votato la delega fiscale perché al comma 32 dell’articolo 7 c’è scritto, alla lettera A, che è previsto un aumento possibile delle tasse sulla casa con queste parole (…) e alla lettera B prevede «meccanismi di adeguamento periodico dei valori patrimoniali e della rendita delle unità immobiliare urbane». Per Salvini si tratta di «una patrimoniale». Poi, un po’ stizzito, lascia i giornalisti con un ultimo: «Contiamo che il Parlamento, che può intervenire, modifichi questi passaggi e tolga qualsiasi ipotesi di riforma del catasto e di patrimoniale sulla casa dalla delega fiscale».

«Non è una patrimoniale»

Intanto, Draghi dal vertice Ue del 6 ottobre in Slovenia risponde all’accusa di Salvini: in questa verifica di valori «non c’è una patrimoniale». «Perché nascondersi dietro l’opacità e calcolare le tasse sulla base di numeri che non hanno senso?», si chiede il premier. «Sono numeri che sono stati verificati vent’anni fa, moltiplicati per un numero, 160, che è il frutto di un negoziato. Non è meglio fare luce, essere trasparenti? E poi la decisione se far pagare o meno è una decisione assolutamente diversa ma intanto facciamo chiarezza».

La riforma del catasto

Un’operazione trasparenza che comunque agita la Lega e non solo (“Forza Italia si opporrà ad ogni possibile aumento delle tasse. Tanto più di quelle sulla casa. Ci fidiamo dell’impegno preso da Mario Draghi”, aveva scritto sui social Antonio Tajani, pochi minuti dopo la nota ufficiale del Cdm). Come spiegato dal Corriere nei giorni scorsi, l’obiettivo del governo è rivedere le rendite del mattone, cioè il metro in base ai quali si calcolano le tasse, che però, come ribadito da Draghi, non cambieranno, limitandosi a un’operazione di tipo statistico (che tra l’altro richiederà anni perché i valori catastali di tutti gli immobili siano aggiornati e portarli ai prezzi reali di acquisto). Quale sarebbe il pericolo nascosto nell’operazione? Se dall’oggi al domani si adeguassero i dati scritti nei registri con quanto viene deciso dal mercato, ogni proprietario di immobili vedrebbe in media raddoppiare il parametro su cui si calcolano le sue imposte. In soldoni: il rischio è che l’Imu sulla seconda casa e l’imposta di registro vedano un balzo di oltre il 100% in città come Roma e Milano. Per impedire tutto questo, insieme alla rivalutazione dei valori delle case, bisogna cambiare i parametri della tassazione, per esempio abbandonando il conteggio dei vani per quello dei metri quadrati dell’appartamento. Cambiare la classificazione però cercando di non variare il gettito, col Fisco che continui a incassare quanto adesso (circa 40 miliardi di euro l’anno), considerando poi che le casse dello Stato beneficerebbero di nuove entrate grazie alla lotta all’evasione (si parla di quasi 6 miliardi di euro). Insomma, a perderci sarebbero solo gli evasori e Draghi ha dato la sua parola. Ma per il partito dei condoni e della pace fiscale, per ora soprattutto a parole, non sarà facile farlo digerire al suo elettorato.

Source

“https://www.corriere.it/economia/finanza/21_ottobre_06/perche-draghi-lega-litigano-catasto-nodo-tasse-casa-00be5d00-2670-11ec-80e1-1715b255e4f7.shtml”
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