La dichiarazione di Calderone al Festival del Lavoro va letta dentro una sequenza precisa: prima il Consiglio dei ministri ha scelto la strada delle leggi delega, poi Parlamento e commissioni hanno separato i dossier in percorsi tecnici distinti, ora il calendario d’Aula misura la possibilità di arrivare ai decreti. Il passaggio centrale collima con il riscontro di ANSA sull’intervento della ministra e soprattutto rende visibile il punto politico che conta: la riforma si gioca nella capacità di coordinare testi diversi senza disperdere il risultato.
Nota redazionale: questa ricostruzione distingue il dato già calendarizzato, il lavoro ancora in commissione e le conseguenze operative attese per ordini, iscritti e studi professionali.
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Lo snodo politico emerso al Festival del Lavoro
Il Festival del Lavoro 2026, svolto a Roma al Centro Congressi La Nuvola dal 21 al 23 maggio, ha offerto al Governo un luogo naturale per ricollocare le professioni dentro la trasformazione del mercato. La scelta del contesto conta: la riforma degli ordini viene presentata nel punto in cui lavoro autonomo, servizi professionali e innovazione tecnologica si toccano ogni giorno. La ministra ha legato il completamento delle deleghe a una linea di continuità istituzionale: l’intervento sugli ordinamenti serve a riaprire un cantiere rimasto fermo nella sua architettura generale dalla riforma regolamentare del 2012.
Il messaggio operativo è più preciso di una semplice dichiarazione di fiducia. Una legge delega sposta il baricentro dalla legge ordinaria di dettaglio ai principi e criteri direttivi affidati al Parlamento, poi consegna al Governo la scrittura dei decreti legislativi. Per questo il vero nodo temporale riguarda la qualità della delega: un testo ampio ma vago produce decreti più esposti a conflitti interpretativi; un testo puntuale permette agli ordini di preparare modifiche regolamentari, piattaforme informatiche, adeguamenti deontologici e formazione con un margine di previsione maggiore.
Perché il 26 maggio pesa sul ddl forense
Il passaggio più vicino riguarda l’ordinamento forense. Il testo C. 2629-A, nato da iniziativa governativa e collegato alla manovra di finanza pubblica, è approdato in Aula dopo l’esame in Commissione Giustizia concluso il 7 maggio 2026. La seduta di martedì 26 maggio prevede il seguito della discussione del provvedimento e delle proposte abbinate, con un valore politico evidente: l’avvocatura diventa il primo comparto a testare la tenuta del metodo scelto per riformare gli ordini.
Il disegno di legge forense contiene tre articoli e costruisce la delega attorno a un termine stretto: entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge il Governo dovrà adottare uno o più decreti legislativi. La proposta è incardinata sul Ministero della Giustizia e prevede il coinvolgimento del Consiglio nazionale forense, con trasmissione alle Camere dei testi corredati da relazione di neutralità finanziaria. Le commissioni parlamentari avranno trenta giorni per il parere, poi resterà possibile intervenire con decreti correttivi entro dodici mesi. Questo schema riduce il tempo politico dopo il voto e concentra la parte più delicata nella scrittura tecnica.
Che cosa contiene la delega sull’avvocatura
La delega forense tocca il cuore dell’identità professionale. Nei criteri direttivi compaiono la tutela dell’indipendenza dell’avvocato, la riserva del titolo, il perimetro delle attività professionali, il segreto, l’assicurazione, la pubblicità , il compenso, la pratica collettiva, le società tra professionisti, le reti, la formazione, le specializzazioni, gli albi, le incompatibilità , gli uffici legali degli enti pubblici, gli organi dell’ordine, l’accesso, l’esame e il procedimento disciplinare. Il punto da osservare riguarda il rapporto tra tutela dell’attività e apertura organizzativa: l’avvocatura chiede protezione del ruolo costituzionale ma deve muoversi dentro modelli di studio più complessi, spesso digitalizzati e organizzati su scala più ampia rispetto alla professione individuale tradizionale.
Il richiamo alla dignità della funzione difensiva ha un effetto concreto sulle regole di mercato. Riserva del titolo, nullità di alcuni accordi con soggetti estranei alla professione e disciplina del mandato servono a impedire che la consulenza legale venga svuotata in contratti commerciali opachi. Allo stesso tempo la riforma dovrà evitare una chiusura difensiva del sistema, perché società tra professionisti e reti sono già strumenti essenziali per gestire contenziosi complessi, compliance, privacy, crisi d’impresa e nuove responsabilità nate dall’uso di tecnologie predittive.
Il testo generale al Senato: perché è più difficile
L’A.S. 1663 è il dossier che richiede la regia più fine. Il testo generale sugli ordinamenti professionali è in Commissione Giustizia al Senato e riguarda agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, consulenti in proprietà industriale, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali e tecnologi alimentari. La lista mostra subito la difficoltà : sotto la stessa delega convivono professioni tecniche, attività consulenziali, funzioni ordinistiche con pesi economici diversi e mercati territoriali non sovrapponibili.
La razionalizzazione generale deve intervenire su accesso, tirocinio, esame di Stato, formazione continua, deontologia, equo compenso, parametri, società professionali, rappresentanza di genere, ricambio generazionale e uso degli strumenti digitali. Il rischio principale nasce dalla tentazione di scrivere criteri uniformi per realtà strutturalmente lontane. Un geologo che opera in una filiera pubblica o ambientale, un consulente del lavoro che presidia adempimenti previdenziali e un giornalista iscritto a un ordine con funzioni deontologiche specifiche hanno bisogni diversi. La delega può funzionare solo se fissa principi comuni e lascia ai decreti un adattamento calibrato sulle singole professioni.
I quattro binari del pacchetto riforme
Il pacchetto nato nel settembre 2025 procede su binari separati: ordinamento forense, testo generale sulle professioni, professioni sanitarie, dottori commercialisti ed esperti contabili. Questa architettura segnala una scelta precisa del Governo. La riforma ordinistica viene scomposta per ridurre il peso politico di un testo unico e per consentire a ciascun comparto di trattare i propri nodi senza attendere la maturazione degli altri fascicoli.
La separazione rende però indispensabile una cabina di coerenza. Accesso alla professione, tirocinio, responsabilità civile, società tra professionisti, formazione e compensi ricorrono in più dossier. Una norma scritta con sfumature diverse tra testi collegati può produrre asimmetrie difficili da giustificare. Il punto concreto per ordini e iscritti sarà proprio questo: ottenere riforme specializzate senza creare un mosaico incoerente di obblighi, definizioni e regimi transitori.
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 Junior Cristarella
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