’Ndrangheta a Tropea (e dintorni), il racconto mediatico su Macrì e le domande ancora aperte



’Ndrangheta a Tropea, il racconto mediatico su Macrì e le domande ancora aperte
Dal nuovo scioglimento del Comune di Tropea per infiltrazioni mafiose, disposto con D.P.R. del 24 aprile 2024, l’ex sindaco Giovanni Macrì, detto Nino, nipote degenere del professore Gaetano Vallone, ha scelto una linea precisa: contestare il provvedimento, difendere pubblicamente la propria amministrazione e trasformare la vicenda in una battaglia giudiziaria, politica e mediatica.

Una battaglia legittima, naturalmente. Ogni amministratore ha il diritto di difendersi nelle sedi competenti e di rappresentare le proprie ragioni davanti all’opinione pubblica. Ma quando una vicenda riguarda lo scioglimento di un Comune per infiltrazioni mafiose, la narrazione non può essere affidata solo al racconto personale, alle interviste compiacenti o alla costruzione di un’immagine pubblica rassicurante. Servono fatti. Servono atti. Servono domande. E soprattutto serve ricordare che la disciplina sullo scioglimento degli enti locali per condizionamento mafioso non è una misura “ordinaria”, ma uno strumento straordinario di tutela dello Stato democratico, più volte valutato dalla giurisprudenza come compatibile con i principi costituzionali. Paragonarla, come fatto in alcune occasioni dall’ex primo cittadino, a sistemi autoritari o a modelli estranei allo Stato di diritto rischia di spostare il confronto dal merito degli atti alla propaganda.

Il ruolo del racconto televisivo
In questa lunga fase successiva allo scioglimento, un ruolo centrale nella narrazione pubblica di Macrì è stato assunto dal circuito mediatico del gruppo Pubbliemme, in particolare dal canale LaC, che negli anni ha dedicato all’ex sindaco numerosi spazi, interviste e approfondimenti. La questione, naturalmente, non è la libertà editoriale di una testata. Ogni organo di informazione è libero di scegliere temi, ospiti e taglio giornalistico. Il punto, però, è un altro: quando un soggetto politico coinvolto in una vicenda amministrativa così rilevante riceve una copertura mediatica ampia, ricorrente e spesso favorevole, è legittimo interrogarsi sulla natura del rapporto tra politica, comunicazione e interessi territoriali.

Già nel 2018, durante la campagna elettorale comunale, LaC dedicò visibilità televisiva a Macrì, allora candidato sindaco. Negli anni successivi, il rapporto tra l’amministrazione comunale e l’area imprenditoriale e comunicativa gravitante intorno al gruppo Pubbliemme sembra essersi ulteriormente consolidato attraverso eventi, presenze pubbliche, collaborazioni, forniture e affidamenti. Nel 2022, ad esempio, il Comune di Tropea patrocinò l’evento “Link – communication meeting”, promosso da Pubbliemme e ospitato nell’anfiteatro del Porto di Tropea, con la partecipazione di figure istituzionali e giudiziarie di rilievo (parliamo di Gratteri, lo sanno anche… i muri). Un evento importante, certamente, ma anche un’occasione che conferma la centralità di quel rapporto pubblico-mediatico nella costruzione dell’immagine della città e della sua amministrazione.

Affidamenti, comunicazione, arredi e rapporti consolidati
Un altro elemento che merita attenzione riguarda il sistema delle relazioni tra Comune, comunicazione, eventi, società private e scelte amministrative. Già nel 2019, durante l’amministrazione Macrì, il Comune di Tropea acquisì elementi di arredo urbano precedentemente rimossi nel Comune di Vibo Valentia, provenienti dall’area imprenditoriale riconducibile al gruppo Pubbliemme. A questo dato si aggiunge un ulteriore profilo: l’amministrazione Macrì avrebbe proceduto anche all’acquisto di arredi d’ufficio. È una circostanza che merita di essere verificata negli atti amministrativi per comprenderne importi, fornitori, modalità di affidamento e motivazioni dell’acquisto.

Non è il singolo acquisto, in sé, a rappresentare automaticamente un problema. Il punto è il quadro complessivo. Quando, negli anni, si sommano rapporti mediatici favorevoli, eventi patrocinati, affidamenti diretti, forniture, incarichi di comunicazione e una narrazione pubblica fortemente orientata alla valorizzazione dell’ex sindaco, diventa legittimo interrogarsi sulla qualità del rapporto tra amministrazione, comunicazione, consenso e interessi privati.

Il Marina Yacht Club del porto di Tropea ha visto la cura di eventi e sviluppo strategico affidata all’agenzia Lob&Partners, indicata in diversi contesti come storico partner del circuito Pubbliemme. La stessa Lob&Partners risulta destinataria di affidamenti diretti da parte del Comune di Tropea nel 2021. Anche Publidema s.r.l., società collegata al mondo della comunicazione e con relazioni commerciali con testate riconducibili all’area Pubbliemme, avrebbe ricevuto affidamenti diretti nel 2023.

Non si tratta, in questa sede, di formulare accuse o di denunciare reati. Si tratta però di porre una questione pubblica: in una città poi sciolta per infiltrazioni mafiose, qual è stato il rapporto tra amministrazione, costruzione del consenso, comunicazione istituzionale, eventi, forniture, incarichi e soggetti privati beneficiari di affidamenti? È una domanda politica. È una domanda amministrativa. Ed è una domanda giornalistica.

Una vicinanza politica e mediatica che viene da lontano
Il rapporto tra Macrì e l’ambiente mediatico vicino a LaC non nasce oggi. Nel 2018, Saverio Caracciolo, fotografo e videoreporter legato a quel circuito comunicativo, si candidò nella lista “Forza Tropea” a sostegno di Giovanni Macrì, ottenendo 82 voti. Anche questo, preso singolarmente, è un dato politico legittimo. Ma inserito in una sequenza più ampia — copertura mediatica, eventi, affidamenti, acquisti, forniture, interviste, narrazione pubblica post-scioglimento — contribuisce a delineare un sistema di relazioni che merita di essere letto con attenzione.

Negli ultimi mesi, dopo lo scioglimento, Macrì è stato più volte ospite di trasmissioni televisive e spazi editoriali riconducibili a LaC. In alcuni casi, il taglio delle interviste è apparso più vicino alla valorizzazione personale che al contraddittorio giornalistico. Emblematico, in questo senso, il modo in cui l’ex sindaco è stato presentato in alcune trasmissioni come figura rappresentativa dell’immagine positiva della Calabria in Italia e all’estero. Ovviamente da giornalisti in versione “zerbino” e spudoratamente complici.

Ma la domanda resta: è possibile raccontare lo scioglimento di Tropea senza entrare nel merito delle contestazioni contenute nella relazione prefettizia? È possibile parlare di “immagine” senza parlare di condizionamento amministrativo? È possibile discutere di futuro senza fare i conti con il passato istituzionale recente?

La questione della cosca La Rosa
Un passaggio particolarmente delicato riguarda alcune dichiarazioni rese da Macrì in televisione, quando si è fatto riferimento alla “presunta cosca” di Tropea. Su questo punto occorre essere molto chiari. Non si può trattare il tema della criminalità organizzata a Tropea come se fosse una suggestione giornalistica o una categoria vaga. Le risultanze giudiziarie hanno accertato da anni l’esistenza della cosca La Rosa, storicamente collegata al potente clan Mancuso di Limbadi. Si tratta di dati emersi in procedimenti giudiziari e consolidati in pronunce definitive, tra cui quelle…


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