L’impero delle macerie: Ucraina, NATO e la guerra che cambia l’Occidente


16 maggio 2026 – ore 15:30 – Premessa – L’attenzione dei media appare ancora concentrata sull’esito dello storico summit di Pechino e sulla crisi in Iran, quest’ultima, al momento, ferma in una situazione di stallo non certo rassicurante. In tale scenario, merita segnalare il costante sfaldamento del governo britannico, con le recenti dimissioni del Ministro della Sanità, il laburista Wes Streeting, il quale, peraltro, ha lanciato contemporaneamente il guanto di sfida alla leadership del premier britannico Keir Starmer, aprendo in tal modo la crisi interna al partito, inevitabile, secondo gli analisti inglesi, dopo la dura sconfitta elettorale del 7 ottobre u.s. La situazione a Londra appare sempre assolutamente meritevole di attenzione, anche nella considerazione che il Regno Unito figura tra i principali Paesi europei favorevoli alla continuazione del conflitto in Ucraina. Inoltre, desidero proporvi brevi stralci di una lunga intervista rilasciata recentemente dal Segretario di Stato Marco Rubio perché gli USA, come ben sappiamo, sembrerebbero intenzionati a rivedere in tempi brevi l’intero assetto militare statunitense in Europa e, verosimilmente, anche la struttura stessa dell’Alleanza Atlantica. Infine, daremo uno sguardo all’Ucraina, dove continuano i bombardamenti, e cercheremo di comprendere il perché di questo irrigidimento russo, l’abile semantica di Kiev, andando anche a sfiorare brevemente gli ultimi sviluppi relativi alla dilagante corruzione che continua ad affliggere la popolazione inerme ucraina.

13 maggio – intervista al Segretario di Stato Marco Rubio a bordo del velivolo presidenziale diretto in Cina

Marco Rubio ha voluto rilasciare una lunga e articolata intervista, link del testo completo in descrizione, nella quale ha voluto soffermarsi a lungo sui rapporti tra Stati Uniti e Cina, quest’ultima definita come “la nostra principale sfida sul piano geopolitico e la relazione più importante da gestire. La Cina è un Paese grande e potente. Continuerà a crescere. Ma avremo interessi che saranno in conflitto con i loro e, per evitare guerre e mantenere la pace e la stabilità nel mondo, dovremo gestirli”.

Tuttavia, Rubio, sollecitato dai giornalisti, ha descritto, in alcuni passaggi che vi propongo, non solo aspetti della strategia americana, ma anche il forte “disappunto” di Washington in merito al mancato supporto di diversi Paesi europei nel conflitto in Iran.

In particolare:

Conflitto in Ucraina

“Non c’è dubbio che la necessità di combattere questa guerra abbia spinto gli ucraini a sviluppare nuove tattiche, nuove tecniche, nuove attrezzature, nuove tecnologie che stanno creando una sorta di guerra asimmetrica ibrida. È impressionante. Non c’è dubbio.

Voglio dire, se si guarda al fatto che i russi perdono cinque volte più soldati al mese rispetto agli ucraini, e l’Ucraina è un Paese più piccolo e anche un esercito più piccolo, sebbene le forze armate ucraine siano le più forti e potenti di tutta Europa, giusto per essere chiari, in questo momento, ovviamente grazie ai molti aiuti ricevuti, ma anche grazie all’esperienza sul campo di battaglia che hanno acquisito.

Per quanto riguarda il conflitto in generale, il Presidente vuole solo che la guerra finisca. Pensa che sia una guerra folle. E ha ragione. Voglio dire, muoiono tantissime persone da entrambe le parti. L’Ucraina impiegherà vent’anni per la ricostruzione. I danni all’economia russa sono straordinari. I russi perdono dai 15.000 ai 20.000 soldati al mese, morti. Non feriti, morti.

È una guerra terribile. Noi siamo pronti, il Presidente è pronto, il suo team è pronto a facilitare una soluzione diplomatica alla guerra. Purtroppo, negli ultimi mesi abbiamo perso un po’ di slancio per una serie di motivi: gli ucraini si sentono sempre più sicuri della loro posizione sul campo di battaglia; hanno superato l’inverno; i russi sono un po’ ottimisti perché il prezzo del petrolio è aumentato.

Ma speriamo che, sia per la dichiarazione di Vladimir Putin sia per qualsiasi altra cosa, presto si arrivi a un punto in cui entrambe le parti riprendano il dialogo. E noi siamo pronti a svolgere il ruolo di mediatori e a portare a una conclusione. Credo che siamo l’unico Paese al mondo in grado di farlo. Se qualcun altro vuole provarci, lo faccia pure, ma entrambe le parti continuano a dirci che siamo gli unici a poterlo fare.

In definitiva, il Presidente vuole che la guerra finisca. E se c’è qualcosa che lui può fare e che noi possiamo fare per contribuire alla sua conclusione, lo faremo”.

Elementi di strategia

“L’America si impegnerà nel mondo. Non si tratta di chiudersi in se stessi. Ma ci impegneremo nel mondo in base a ciò che è positivo per l’America, a ciò che è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Ciò che stiamo facendo rende il Paese più sicuro, più protetto, più prospero? Se sì, è nel nostro interesse nazionale. Se no, potrebbe essere una cosa positiva, ma non sarà in cima alla lista delle priorità.

Ecco, credo che sia in questo ambito che si manifesta il suo impegno (Trump) a livello globale. Non si occupa di ogni conflitto e di ogni argomento. Certo, abbiamo un’opinione in merito. Magari cerchiamo di fare qualcosa marginalmente. Ma lui si impegna e dedica il suo tempo a questioni internazionali che hanno un impatto diretto sulla sicurezza e sulla prosperità del popolo americano.

Se c’è un luogo nel mondo in cui le imprese americane possono prosperare e quindi contribuire alla nostra economia, il Presidente si interessa. Se si tratta di scambi commerciali a beneficio delle nostre fabbriche e dei nostri lavoratori, il Presidente si interessa. Se si tratta di una minaccia alla nostra sicurezza nazionale, che sia attuale o futura, il Presidente non lascerà la questione in sospeso; si impegna”.

La NATO

“Io sono sempre stato un sostenitore della NATO durante tutta la mia carriera al Senato. E uno dei motivi per cui ho sostenuto la NATO è stato perché ci ha dato il diritto di utilizzare basi. Ci ha permesso di avere basi in Europa che avremmo potuto usare in caso di emergenza, ad esempio in Medio Oriente, da dove avremmo potuto far decollare aerei da qualche Paese europeo per proteggere i nostri interessi nazionali in Medio Oriente o, per esempio, in Africa.

E quindi, quando i partner della NATO ti negano l’uso di quelle basi – quando la ragione principale per cui la NATO è un bene per l’America ci viene negata dalla Spagna, per esempio – allora qual è lo scopo dell’Alleanza? Inizia a diventare una cosa del tipo: “sono alleati quando vogliono esserlo…”.

E, a dire il vero, ci sono Paesi della NATO che ci sono stati di grande aiuto. Per citarne uno in particolare, il Portogallo. Hanno detto di sì prima ancora che glielo chiedessimo, prima ancora che glielo spiegassimo…

Altri, come la Spagna, si sono comportati in modo atroce, semplicemente orribile. Quindi credo che ci siano domande molto legittime da porsi sulla NATO, e cioè: qual è lo scopo di far parte di un’alleanza il cui vantaggio per noi è il diritto di utilizzare queste basi se, in un momento di conflitto come quello che abbiamo avuto con l’Iran, possono negarci l’uso di quelle basi? Quindi perché siamo lì? Solo per proteggerli e non per promuovere il nostro interesse nazionale? Questa è una domanda molto legittima alla quale dobbiamo dare una risposta.”


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 Stefano Silvio Dragani

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