Il numero da cui partire è 60,25 milioni, perché corregge una lettura troppo generica del dossier piemontese. La cifra rappresenta investimenti infrastrutturali e va letta dentro una traiettoria rapida: 17 milioni nel 2023, 32,025 milioni nel 2024, poi il salto del 2025. La crescita non racconta solo maggiore spesa; mostra che A2A sta portando sul territorio piemontese una quota più intensa di capex su impianti fisici, linee di trattamento, conversioni energetiche e capacità di accumulo.
Nota di lettura: tutte le cifre sono riferite al perimetro piemontese 2025 e vengono interpretate come dati territoriali, quindi non coincidono con il bilancio consolidato del gruppo.
Ambiente e generazione assorbono quasi tutto il piano
La distribuzione interna dei capex chiarisce il carattere dell’intervento. Ambiente e generazione sommano 59,4 milioni, cioè circa il 98,6% dell’investimento infrastrutturale piemontese. Il dato evita un equivoco ricorrente: la crescita del 2025 non deriva da una spalmatura uniforme su tutte le linee di business, ma da due assi industriali molto concreti. Da un lato il trattamento dei rifiuti e il recupero di materia con produzione di biometano; dall’altro la generazione elettrica collegata a flessibilità di rete e presidio degli impianti di potenza.
La voce ambiente cresce a 36,7 milioni, con un incremento del 123% sul 2024. La generazione arriva a 22,7 milioni. Smart infrastructure si ferma a 0,8 milioni e il mercato a circa 0,1 milioni. Questa sproporzione non indebolisce le voci minori: le colloca nel ruolo di completamento del servizio, mentre il capitale pesante resta agganciato agli asset che modificano capacità produttiva insieme a efficienza impiantistica e autonomia operativa.
I 170,4 milioni generati dicono dove ricade la spesa
Il valore economico generato nel 2025, pari a 170,4 milioni di euro, offre una misura diversa rispetto agli investimenti. Gli ordini ai fornitori arrivano a 143,7 milioni e diventano la leva principale con cui il presidio industriale produce ricadute locali. Il costo del lavoro, fissato a 21,5 milioni, segnala una presenza diretta che non si limita agli asset. I dividendi distribuiti, pari a 3,4 milioni, si sommano agli 1,7 milioni tra imposte, canoni e concessioni e completano la mappa economica del perimetro regionale.
Il confronto con il 2024 va maneggiato con precisione. Gli investimenti infrastrutturali accelerano dell’88%, mentre il valore economico generato risulta inferiore rispetto all’esercizio precedente. Questo scarto indica che il capex del 2025 ha una natura più selettiva e patrimoniale. Una parte della spesa costruisce capacità futura e produce ritorni territoriali lungo un arco più ampio, soprattutto quando riguarda revamping, nuove autorizzazioni, conversioni a biometano e accumuli collegati alla rete.
Cavaglià diventa il nodo industriale più leggibile
Il caso di Cavaglià mostra come il dossier piemontese passi dagli importi agli impianti. Il revamping della selezione plastica risulta completato nell’aprile 2025 e la capacità autorizzata è salita da 50 mila a 60 mila tonnellate annue. Nel corso dell’anno sono entrate 40.759 tonnellate di rifiuti plastici e ne sono state recuperate 35.522. Il rendimento della piattaforma, letto su questi numeri, conferma una funzione industriale precisa: trasformare il conferimento in materia seconda tracciabile, con margini di efficienza che dipendono dalla qualità dei flussi in ingresso.
La stessa area contiene il tassello FORSU, che ha trattato 61.004 tonnellate e prodotto 4,6 milioni di metri cubi di biometano insieme a 13.382 tonnellate di compost. L’autorizzazione all’aumento della capacità da 60 mila a 66 mila tonnellate annue spiega perché l’impianto non va letto come un servizio accessorio. Nel sistema A2A piemontese, Cavaglià mette insieme rifiuto organico, recupero di materia, produzione rinnovabile e riduzione della dipendenza da smaltimenti meno pregiati.
Il dossier industriale si allarga con due partite successive: il progetto per il recupero di LDPE e PP e l’autorizzazione al trattamento di rifiuti tessili, con capacità indicata in 1.500 tonnellate annue. Sono segmenti diversi ma collegati dalla stessa logica: alzare la qualità della selezione e intercettare flussi che richiedono impianti specializzati. In un mercato del riciclo esposto a prezzi variabili delle materie seconde, la capacità di trattare frazioni più complesse diventa un vantaggio operativo.
Asti, Robassomero e Villafalletto completano la filiera del recupero
La lettura territoriale non si esaurisce a Cavaglià. Asti resta il presidio piemontese legato al vetro, con volumi superiori a 100 mila tonnellate nel perimetro richiamato per il 2025. La specializzazione è rilevante perché il vetro ha una filiera industriale corta, sensibile alla qualità della raccolta e alla continuità dei conferimenti. Un impianto stabile riduce passaggi intermedi e rende più prevedibile il ritorno della materia nel ciclo produttivo.
Robassomero lavora invece sul fronte dei rifiuti industriali, con 46.258 tonnellate in ingresso e 18.910 tonnellate indirizzate a recupero. Il programma 2025 include anche la modernizzazione del tank farm, per circa 450 mila euro e il trasferimento a recupero energetico di rifiuti liquidi ad alto potere calorifico. Villafalletto rientra nella filiera CSS, un tassello tecnico che conta perché trasforma frazioni non riciclabili in combustibile solido secondario dentro un tracciato regolato.
Il lato energetico del bilancio piemontese tiene insieme asset molto diversi. Le conversioni degli impianti di Livorno Ferraris e Scalenghe dal biogas al biometano sono completate; il percorso di Suno resta inserito nello stesso disegno. A regime, il pacchetto è indicato in circa 9,5 milioni di standard metri cubi annui. Questa cifra pesa perché il biometano non aggiunge solo produzione rinnovabile: rende più circolare il trattamento dell’organico e avvicina la filiera rifiuti alla filiera energetica.
Chivasso conferma il ruolo di presidio elettrico con 1.626 GWh prodotti dalla centrale a ciclo combinato. Il dato va letto insieme al progetto BESS, il sistema di accumulo a batteria collegato alla flessibilità di rete. In un sistema elettrico con crescente quota rinnovabile, la capacità di modulare energia diventa un fattore industriale. In questa lettura, il Piemonte di A2A supera il ruolo di luogo di produzione e diventa una piattaforma che gestisce equilibrio tra continuità, accumulo e integrazione delle fonti.
Il fotovoltaico aggiunge un profilo di crescita ulteriore. Nel 2025 risultano 12 parchi attivi con circa 5 GWh prodotti e oltre 2 mila tonnellate di CO2 evitate. Il portafoglio di sviluppo supera 120 MWp e può tradursi in circa 200 GWh annui a regime, con il progetto di Tortona da 8,9 MWp tra i passaggi già impostati. Qui la variabile chiave è autorizzativa: la pipeline esiste, il ritmo effettivo dipende dalla velocità con cui i progetti passano da disponibilità tecnica a cantierabilità piena.
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Junior Cristarella
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