La conferenza di presentazione al Circolo della Vela di Bari ha fissato la struttura della XXV edizione e ha chiarito la natura dell’anniversario. La scelta centrale riguarda il metodo: il festival costruisce una traiettoria che parte dalle piazze pugliesi e arriva ai grandi dossier del nostro tempo, senza ridurre il libro a semplice pretesto di calendario.
Aggiornamento utile per i lettori: il calendario generale è già leggibile, la scansione completa per singola giornata resta in evoluzione. Per questo la ricostruzione distingue tra date certe, presenze annunciate e assetto operativo da completare.
Sommario dei contenuti
Date corrette, anteprime e ordine reale del calendario
Il primo dato da mettere in sicurezza riguarda le date. Polignano a Mare copre quattro serate, 8, 9, 10 e 11 luglio 2026. Vieste ospita la seconda finestra dal 21 al 25 luglio, con cinque giornate consecutive. A queste due tappe si sommano gli appuntamenti di avvicinamento: Irsina il 19 giugno, nel quadro di Basilicata Regione Amica e Vieste il 25 giugno con Parla con Dru. Chiacchiere e canzoni di Drusilla Foer.
Questa distinzione evita un equivoco pratico. Le due tappe estive producono nove giornate di calendario e il percorso allargato include prologhi e aperture già inseriti nella strategia della XXV edizione. Per chi deve organizzare viaggio, pernottamento o presenza in piazza, la lettura più affidabile resta questa: Polignano apre il cuore del festival a luglio, Vieste lo chiude, giugno serve a portare il progetto dentro una geografia più ampia del Sud.
Perché Chaplin diventa il codice editoriale del 2026
Discorso all’umanità funziona come codice di montaggio dell’intero programma. La scelta di Chaplin orienta la lettura verso un punto preciso: il festival lega la conoscenza alla responsabilità pubblica. Guerre, crisi democratiche, solitudini digitali e accelerazione tecnologica vengono trattate come problemi culturali prima ancora che come argomenti da palinsesto.
Il valore dell’impianto sta nella sua coerenza. L’intelligenza artificiale entra accanto alla filosofia morale, la legalità dialoga con la democrazia, l’ambiente viene affiancato alla scienza e la narrativa resta la forma più leggibile delle fratture collettive. La nostra analisi conferma una scelta rara nei festival generalisti: l’anniversario viene usato per stringere il programma attorno a una domanda civile, evitando la dispersione tipica delle grandi parate di nomi.
Polignano, il ponte di Lama Monachile e il segno dell’apertura
L’apertura ufficiale è fissata per 8 luglio alle 19 sul ponte di Lama Monachile, luogo simbolico di Polignano a Mare. Il concerto dell’Orchestra della Città Metropolitana di Bari ha una durata annunciata di circa 30 minuti e sarà accompagnato dalla presenza istituzionale del presidente della Regione, del sindaco metropolitano di Bari, del sindaco di Polignano e della direttrice artistica Rosella Santoro.
La scelta del ponte conta più del cerimoniale. Lama Monachile è il punto in cui la città diventa immagine pubblica, passaggio fisico e luogo di riconoscimento. Aprire lì significa riportare il festival alla sua radice di evento in piazza: la cultura esce dalla sala chiusa e occupa lo spazio urbano, con una grammatica leggibile anche per chi arriva senza conoscere il programma.
Vieste chiude con Ditonellapiaga e consolida la seconda casa del festival
La chiusura a Vieste è affidata a Ditonellapiaga, in un formato che unisce talk e live acustico. La scelta intercetta un pubblico diverso da quello delle presentazioni tradizionali e permette al festival di tenere insieme parola, canzone d’autore contemporanea e cultura pop.
Vieste, entrata stabilmente nel progetto dal 2021, nel 2026 appare meno come semplice estensione garganica e più come seconda piattaforma editoriale. La città concentra legalità, testimonianza civile, attualità e chiusura performativa. Questo equilibrio conferma il cambio di scala: Polignano resta origine e immaginario, Vieste diventa il luogo in cui il festival misura la propria capacità di allargare pubblico e responsabilità territoriale.
Gli ospiti internazionali e la traiettoria estera dell’edizione
Il parterre internazionale annunciato segue una logica di lettura del presente più che una semplice logica di prestigio. Eshkol Nevo porta la narrativa israeliana dentro un tempo segnato dal trauma mediorientale e presenta Nostalgia, romanzo d’esordio ora riletto alla luce del nuovo scenario aperto dopo il 7 ottobre. Geoff Dyer arriva con Compiti a casa, memoir in cui origine working class, educazione e identità europea diventano materia letteraria. Javier Castillo intercetta il pubblico globale del thriller con Il sussurro del fuoco, titolo in uscita in Italia il 7 luglio, proprio all’altezza dell’avvio pugliese.
Il filo che tiene insieme questi nomi è meno evidente della loro notorietà. Nevo lavora sulla frattura della memoria e Dyer sulla formazione dell’identità; Castillo porta il thriller dentro un pubblico globale che riconosce nella suspense una forma di lettura delle paure collettive. Inserirli nella stessa edizione consente al festival di attraversare il romanzo d’autore e la narrativa ad alta circolazione, con la scrittura memoriale come area di passaggio.
Intelligenza artificiale, Floridi e il passaggio dalla paura al governo degli effetti
Il 9 luglio l’asse tecnologico passa da Luciano Floridi, chiamato a discutere l’intelligenza artificiale a partire da La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell’intelligenza artificiale. Il dialogo con Giuseppe De Bellis rende il confronto più giornalistico che accademico, scelta importante per un pubblico di piazza.
La chiave di Floridi consente di spostare l’AI fuori dalle semplificazioni. Il punto riguarda l’azione artificiale: sistemi che producono effetti reali su lavoro, educazione, politica, informazione e relazioni, anche quando nessuna coscienza umana viene replicata. Nel contesto del festival, questo intervento pesa perché collega tecnologia e democrazia, evitando di trattare l’innovazione come oggetto separato dalla vita collettiva.
Legalità e democrazia: Vieste come presidio civile
La sezione legalità concentra alcuni nomi che definiscono il perimetro istituzionale dell’edizione: Matteo Piantedosi, Marta Cartabia, Nicola Gratteri, Pietro Grasso, Franco Gabrielli e Roberto Saviano. Il ritorno di Saviano ha un valore specifico: nel 2006 arrivò al festival con Gomorra e vent’anni dopo la sua presenza richiama il rapporto tra letteratura civile, testimonianza e potere criminale.
Vieste rende questa sezione più concreta. Nel Gargano la parola legalità diventa materia territoriale: tocca aree che conoscono pressione criminale, fragilità amministrative e bisogno di presidi culturali riconoscibili. Il festival qui assume una funzione che supera l’incontro con l’autore: costruisce uno spazio pubblico in cui sicurezza…
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Junior Cristarella
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