Hantavirus. Il Ministero della Salute adotta il principio di massima cautela: 42 giorni di sorveglianza attiva per tutti i contatti ad alto rischio. Schillaci: “In Italia nessun pericolo”


Il Ministero della Salute ha diffuso una circolare dettagliata per coordinare la risposta nazionale al focolaio di Hantavirus delle Ande (ceppo Andes) scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius. Il documento, firmato digitalmente l’11 maggio 2026 dal Direttore generale della Prevenzione Sergio Iavicoli e dal Capo del Dipartimento della Prevenzione, della Ricerca e delle Emergenze Sanitarie Maria Rosaria Campitiello, aggiorna le definizioni operative dei casi e dei contatti, definisce le strategie di testing e rafforza le indicazioni per gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf).

La circolare arriva dopo lo sbarco della nave nel porto di Granadilla a Tenerife lo scorso 10 maggio e il rimpatrio dei passeggeri verso i rispettivi Paesi di origine, tra cui l’Italia. Il Ministero della Salute ha già attivato il raccordo continuo tra il livello internazionale ed europeo – partecipando ai meccanismi di coordinamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del Regolamento Sanitario Internazionale, del Sistema Europeo di Allerta e Risposta Rapida (EWRS) e del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie – e il livello nazionale.

 “Oggi in Italia non c’è alcun pericolo”. È quanto ha dichiarato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo al Tg1 per fare il punto sulla situazione e rassicurare i cittadini.

Il ministro ha sottolineato come le aziende sanitarie siano impegnate nella prevenzione e nella tutela della salute, seguendo “i protocolli nazionali e internazionali” e garantendo “la massima sicurezza”.

Schillaci ha poi affrontato il tema della paura diffusa, inevitabilmente legata al ricordo della pandemia da Covid-19. “Questo è normale – ha spiegato – però è un virus molto diverso, conosciuto da tanti anni, che ha una bassa contagiosità e quindi siamo assolutamente tranquilli”.

Il ministro ha quindi ribadito la prontezza del Servizio sanitario nazionale. “Ci siamo attivati subito – ha detto – abbiamo un Servizio sanitario nazionale che io difendo sempre, di grande efficienza ed efficacia, legato a tutta la qualità dei suoi operatori. Siamo pronti ovviamente, ma vogliamo tranquillizzare tutti”.

Quanto alle quattro persone attualmente in isolamento in Italia, Schillaci ha precisato che i risultati dei test “ancora non li abbiamo”. Le quattro persone, ha aggiunto, “stanno bene, sono asintomatiche e sono seguite con attenzione dalle autorità”.

Aggiornamento epidemiologico: nove casi e tre decessi
La circolare aggiorna i dati del focolaio. Il 2 maggio 2026 è stato segnalato all’Oms un cluster di passeggeri affetti da gravi patologie respiratorie a bordo della MV Hondius. A bordo si trovavano 147 persone tra passeggeri ed equipaggio, provenienti da 23 Paesi, mentre 34 persone erano già sbarcate in precedenza presso l’Isola di Sant’Elena.

All’11 maggio sono stati segnalati in totale nove casi, di cui tre decessi (tasso di letalità del 33%). Dei nove casi, sette sono stati confermati in laboratorio come infezioni da hantavirus, tutti identificati come virus Andes, mentre gli altri due casi – non essendo al momento disponibile una diagnosi di laboratorio – sono stati considerati probabili.

Il caso indice ha sviluppato sintomi il 6 aprile 2026. La prima diagnosi di hantavirus è stata effettuata su un suo contatto stretto il 26 aprile 2026. La prima diagnosi specifica di virus Andes è stata effettuata il 2 maggio 2026 su un ulteriore caso correlato.

Due voli di evacuazione medica da Capo Verde sono atterrati nei Paesi Bassi il 6 e il 7 maggio, con a bordo tre passeggeri della nave (due casi confermati sintomatici e un caso sospetto). Quattro pazienti risultano ricoverati: uno in terapia intensiva a Johannesburg (Sudafrica), due nei Paesi Bassi e uno a Zurigo (Svizzera). Il caso sospetto trasferito in Germania è risultato negativo sia al test PCR che a quello sierologico e non è più considerato un caso.

Sintomatologia: rapido peggioramento e decorso fulminante
La circolare descrive in dettaglio la sintomatologia dei casi appartenenti al focolaio. L’esordio è spesso aspecifico, con cefalea e lievi disturbi gastrointestinali, in particolare diarrea, talvolta associati a febbre e sintomi respiratori iniziali. Nelle prime 24-48 ore si è osservato un rapido peggioramento con comparsa di astenia, vertigini, tachipnea e riduzione della diuresi, segni suggestivi di coinvolgimento sistemico e iniziale compromissione multiorgano.

Nell’arco di pochi giorni, diversi pazienti hanno presentato un’evoluzione fulminante verso insufficienza respiratoria acuta, con ipossiemia refrattaria all’ossigenoterapia e instabilità emodinamica fino allo shock. In alcuni casi, il decorso è stato ancora più rapido: sintomi gastrointestinali lievi seguiti entro 24 ore da polmonite severa evoluta rapidamente in sindrome da distress respiratorio acuto (Ards) e morte. In altri, il quadro è stato inizialmente dominato da febbre, dispnea e segni radiologici di polmonite, con progressione entro 48 ore verso iperpiressia, vomito, vertigini, incontinenza urinaria e dolore toracico, richiedendo supporto ventilatorio e ricovero in terapia intensiva per shock e Ards.

Valutazione del rischio: “Molto basso per la popolazione generale”
L’Oms valuta come basso per la popolazione mondiale il rischio derivante da questo evento, mentre considera moderato il rischio per i passeggeri e l’equipaggio della nave. L’Ecdc ha valutato molto basso il rischio per la popolazione generale dell’UE/SEE.

La circolare sottolinea che il principale serbatoio naturale del virus Andes è Oligoryzomys longicaudatus, un roditore diffuso nelle regioni meridionali del Sud America, non presente ad oggi in Italia. In Italia sono stati segnalati solo pochi casi sporadici di infezione da hantavirus, correlati a esposizione avvenuta all’estero o in aree transfrontaliere.

La Rete di esperti Dispatch, riunitasi l’8 maggio, ha concordato sulla valutazione del rischio proposta dall’Ecdc, ma ha evidenziato che “non è completamente trascurabile il rischio di trasmissione interumana comunitaria” , anche alla luce dell’eterogeneità delle misure di sanità pubblica che saranno adottate dai singoli Stati di origine dei passeggeri rimpatriati. La circolare sottolinea quindi la necessità di “mantenere un approccio di massima cautela e rafforzare le attività di sorveglianza sanitaria”.

Le definizioni operative dei casi
La circolare recepisce le definizioni dell’Ecdc e dell’Oms, adottando un approccio “il più possibile inclusivo ai fini dell’individuazione di un caso sospetto”.

Un caso sospetto è definito come chiunque abbia condiviso o transitato su un mezzo di trasporto sul quale ci sia stato un caso confermato o probabile di virus Andes, oppure chiunque sia stato in contatto con un passeggero o membro dell’equipaggio della MV Hondius a partire dal 5 aprile, e presenti almeno uno dei seguenti sintomi: febbre acuta (o anamnesi di febbre), dolori muscolari, astenia, brividi, mal di testa, vertigini, sintomi gastrointestinali (nausea, vomito, diarrea, dolore addominale) oppure sintomi respiratori (tosse, respiro corto, dolore toracico, difficoltà respiratoria).

Un caso probabile è una persona che presenta i segni e sintomi compatibili con un caso sospetto e ha un collegamento…


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