Il dato tecnico più rilevante è la distanza tra il primo grado e il secondo: nel marzo 2025 i giudici avevano ritenuto Calderon l’autore materiale dell’esecuzione, nel maggio 2026 la Corte d’Assise d’Appello ritiene che quella attribuzione personale non regga nel giudizio di secondo grado. Il fatto storico resta nel fascicolo con la stessa gravità: una esecuzione in pieno giorno, un solo colpo di pistola, una scena ripresa da telecamere e una città criminale attraversata da equilibri instabili.
Avvertenza giudiziaria: questa ricostruzione distingue fatti processuali e posizioni delle parti. Calderon è assolto in appello per l’omicidio Piscitelli; ogni sviluppo successivo passerà dalle motivazioni della sentenza e dall’eventuale vaglio della Cassazione.
Il dispositivo dell’8 maggio: assoluzione piena e primo grado ribaltato
La Prima Corte d’Assise d’Appello di Roma, presieduta da Vincenzo Capozza, ha pronunciato l’assoluzione di Calderon con una formula che nel linguaggio penale ha un peso preciso: per non avere commesso il fatto. Questa espressione riguarda l’identità dell’autore attribuita all’imputato e supera la semplice insufficienza retorica del dubbio pubblico. Nel processo di secondo grado la Corte ha escluso che il materiale valutato consentisse di confermare la responsabilità personale di Calderon per l’omicidio Piscitelli.
Il ribaltamento è netto perché il primo grado aveva chiuso con l’ergastolo. La Procura generale aveva chiesto di mantenere quella pena e di aggiungere il riconoscimento del metodo mafioso, già escluso dalla Terza Corte d’Assise. L’appello ha preso una direzione opposta: nessuna conferma della condanna e nessun aggravamento del quadro giuridico. Da qui nasce la portata della decisione, che sposta il caso dalla certezza del primo verdetto alla verifica della motivazione d’appello.
Che cosa significa davvero “per non avere commesso il fatto”
La formula assolutoria va letta con precisione. L’omicidio di Piscitelli rimane un fatto giudiziario definito nella sua materialità: l’ex capo degli Irriducibili della Lazio venne raggiunto da un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019, nel Parco degli Acquedotti, mentre si trovava su una panchina. Il punto risolto in appello riguarda Calderon: per questa Corte, l’imputato non può essere indicato come l’uomo che sparò.
Questa distinzione evita l’equivoco più frequente. Il processo d’appello non riscrive la scena dell’agguato, incide sull’attribuzione dell’azione a un soggetto specifico. Di conseguenza, il delitto resta senza un responsabile condannato in questo procedimento e il fascicolo sui mandanti mantiene un peso ancora maggiore. Se manca l’esecutore giudiziario, la catena fra ordine, preparazione ed esecuzione perde il suo anello più visibile.
La scena del Parco degli Acquedotti: un’esecuzione costruita per sorprendere
La dinamica materiale resta una delle parti più studiate del fascicolo. Piscitelli era seduto su una panchina nel tardo pomeriggio, in un’area pubblica e frequentata. L’uomo armato arrivò alle spalle, con abbigliamento compatibile con quello di un runner, sparò un colpo ravvicinato e si allontanò. Il parco aveva un valore operativo: ambiente quotidiano, rischio ridotto di allarme preventivo per la vittima, possibilità di fuga attraverso percorsi urbani già osservabili dalle telecamere.
La scelta di un luogo così esposto spiega perché l’omicidio sia stato subito letto come fatto capace di parlare agli equilibri criminali romani. Un agguato discreto avrebbe protetto il gruppo esecutivo; un agguato in pieno giorno produceva invece una comunicazione di forza. La nostra lettura, basata sulla sequenza processuale, è che proprio questa doppia dimensione abbia reso il fascicolo così complesso: la prova dell’esecuzione materiale appariva visibile, la prova dell’identità dell’autore doveva reggere su elementi tecnici e dichiarativi molto più fragili.
Da dove partiva il primo grado: indizi, contesto criminale e movente
La condanna del 25 marzo 2025 era fondata su una lettura unitaria del fascicolo. Le motivazioni di primo grado, oltre quattrocento pagine, avevano ritenuto attendibili gli elementi raccolti sul contesto di criminalità organizzata, sul movente e sull’identificazione dell’imputato. In quella ricostruzione Calderon era descritto come killer professionale al servizio del gruppo riconducibile a Leandro Bennato e Giuseppe Molisso.
Il movente individuato in primo grado ruotava attorno a un conflitto per denaro e dominio criminale. Il fascicolo collocava Piscitelli in una trattativa con Alessandro Capriotti, detto il Fornaro, per una somma di 300mila euro collegata a una partita di 14 chili di cocaina. La lite sul pagamento, aggravata dal rifiuto di un orologio indicato come acconto, veniva letta come innesco immediato. Il ragionamento dei primi giudici andava oltre quel punto: eliminare Piscitelli avrebbe anche indebolito la fazione criminale a cui era collegato.
Il punto fragile dell’impianto: identificare il runner armato
L’assoluzione d’appello concentra l’attenzione sulla prova dell’identità. In primo grado avevano pesato il video dell’esecuzione, le immagini della fuga, la fasciatura visibile sulla gamba del killer e la comparazione antropometrica con l’imputato. Il fascicolo valorizzava anche il riferimento a un tatuaggio coperto da una benda e alcune conversazioni intercettate con Rina Bussone, ex compagna di Calderon.
Qui sta il passaggio decisivo. Una telecamera può fissare una condotta, una sagoma o un tragitto; trasformare quei dati in identificazione personale richiede una catena tecnica solida. Se un segmento di quella catena viene ritenuto debole, inutilizzabile o non conclusivo, l’intero impianto sull’autore materiale diventa vulnerabile. In attesa delle motivazioni, la deduzione più prudente è questa: la Corte d’Appello ha ritenuto che la somma degli indizi non superasse la soglia necessaria per confermare l’ergastolo.
Rina Bussone: perché la testimonianza pesa e resta da maneggiare con rigore
Rina Bussone è una figura centrale per capire il fascicolo, proprio perché la sua posizione non può essere trattata come un racconto televisivo autosufficiente. Ex compagna di Calderon e collaboratrice di giustizia, era già entrata nel processo attraverso dichiarazioni e intercettazioni. Le motivazioni di primo grado avevano segnalato un limite: il nucleo della narrazione sulla presunta confessione non aveva retto integralmente al vaglio del contraddittorio, pur essendo stato riscontrato in alcune parti.
Questo dettaglio spiega la cautela richiesta dopo l’intervista a Belve Crime. Nel nostro archivio avevamo già isolato quel passaggio nell’articolo dedicato a Belve Crime su Rai 2 e alla presenza di Bussone, pubblicato prima della sentenza d’appello. Oggi il girato televisivo assume un valore metodologico: può diventare materiale da acquisire e verificare,…
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Junior Cristarella
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