Rifiuti Roma, tre ordinanze per gli impianti Ama


La fotografia reale del ciclo rifiuti romano in queste ore va letta dai flussi in uscita, prima ancora che dai cassonetti. Quando un impianto o una destinazione esterna riduce la capacità di ricezione, la raccolta su strada rallenta perché i mezzi devono trovare nuovi sbocchi, attendere finestre di conferimento o scaricare in aree intermedie autorizzate. Le ordinanze appena firmate intervengono esattamente su questo punto: creano un cuscinetto tecnico per impedire che il blocco a valle si traduca in accumulo stabile nei quartieri.

Nota di metodo: questa ricostruzione distingue gli atti amministrativi già efficaci, le conseguenze operative immediate e le deduzioni tecniche che derivano dalla sequenza dei provvedimenti.

La decisione: capacità interna per reggere la raccolta

Le ordinanze 25, 26 e 27 del 2026 formano un pacchetto unico. La prima rende più elastico il funzionamento del sito di viale dei Romagnoli, la seconda aumenta lo stoccaggio istantaneo nei tre impianti Ama coinvolti, la terza consente due linee mobili di trattamento a Rocca Cencia e Ponte Malnome. Il perimetro temporale è definito: massimo 60 giorni, con misure nate per attraversare una fase critica senza trasformare l’emergenza in assetto ordinario.

Il punto amministrativo da trattenere è il ruolo commissariale. Gualtieri agisce come sindaco e come Commissario straordinario di Governo per il Giubileo, cioè dentro un canale decisionale che permette interventi rapidi sugli impianti strategici. Questa doppia veste spiega perché i provvedimenti non si limitano a una raccomandazione ad Ama: modificano autorizzazioni e modalità operative in siti precisi, con prescrizioni ambientali allegate.

Perché il blocco a valle si vede sui cassonetti

La raccolta urbana funziona solo se ogni anello successivo riceve il materiale nei tempi programmati. Il camion che svuota un contenitore deve poter conferire a un centro di trasferenza, a un trattamento meccanico o a una destinazione finale. Quando questo sbocco si contrae, il mezzo rientra più lentamente in giro e l’effetto diventa visibile in strada: sacchetti accanto ai contenitori pieni, giri di raccolta compressi, priorità assegnate alle zone con maggiore pressione sanitaria.

La lettura corretta quindi parte dal retrobottega impiantistico. Il problema segnalato da Ama riguarda la temporanea indisponibilità di più destinazioni, non una singola interruzione locale. La risposta commissariale costruisce una riserva di manovra dentro Roma per separare due momenti che in condizioni normali viaggiano insieme: prelievo dei rifiuti dal territorio e avvio verso trattamenti o smaltimenti successivi.

Il cuscinetto tecnico: 25mila tonnellate autorizzate

L’ordinanza sullo stoccaggio autorizza una soglia istantanea aggiuntiva pari a 15mila tonnellate a Rocca Cencia, 5mila tonnellate a Ponte Malnome e 5mila tonnellate in viale dei Romagnoli. Sono volumi temporanei, riferiti a rifiuti urbani indifferenziati e a materiali derivati dalla triturazione, riconducibili ai codici EER 20.03.01 e 19.12.12.

La formula tecnica conta più della cifra assoluta. Lo stoccaggio viene inquadrato nelle operazioni R13 e D15, cioè deposito preliminare o messa in riserva in attesa di ulteriori passaggi. Il rifiuto può essere gestito sfuso o pressofilmato; le aree devono restare compatibili con pavimentazioni e contenimenti adeguati. In termini pratici, quei 25mila tonnellate agiscono come supporto temporaneo: evitano che il mancato ricevimento degli impianti esterni blocchi il primo servizio, quello che i cittadini vedono sotto casa.

Rocca Cencia e Ponte Malnome: le linee mobili

Il secondo asse operativo riguarda le lavorazioni. A Rocca Cencia e Ponte Malnome vengono autorizzate due linee mobili con trituratore DOPPSTADT Inventhor e tamburo vagliante SM720, con eventuale pressofilmatura dei materiali prodotti. Ogni linea ha una capacità di picco indicata fino a 300 tonnellate al giorno e un limite massimo di trattamento fino a 18mila tonnellate nell’arco di validità del provvedimento.

La tritovagliatura riduce il rifiuto indifferenziato in frazioni gestibili, separando una parte più fine da una parte grossolana. La pressofilmatura compatta e avvolge il materiale, rendendo più ordinato lo stoccaggio e più semplice il trasferimento successivo. La scelta di impianti mobili produce un vantaggio immediato: aumenta la capacità senza attendere cantieri lunghi. La contropartita è nei controlli, perché lavorazioni rapide in aree già sensibili devono tenere sotto controllo odori, aerosol, dispersioni e percolati.

Viale dei Romagnoli: tre assetti per evitare fermate operative

Il sito di viale dei Romagnoli 1167 riceve una flessibilità specifica. L’ordinanza consente di usare tre configurazioni alternative, così l’impianto può adattarsi al tipo di flusso disponibile e alla capacità effettiva di uscita verso le destinazioni successive. Nel primo assetto lavorano la linea TV1 con pressofilmatura di sovvallo e sottovaglio, più la linea TPF1 di trito-pressofilmatura. Nel secondo assetto la TV1 pressofilma il sovvallo e gestisce il sottovaglio sfuso, ancora con supporto TPF1. Nel terzo assetto opera la sola TPF1.

Questa parte resta meno visibile al cittadino e incide molto sulla continuità del servizio. Un impianto rigido si ferma quando il flusso in ingresso non coincide con l’unico assetto autorizzato; un impianto configurabile può assorbire variazioni di carico e qualità del rifiuto. L’obbligo di trasmettere rendiconti mensili sulle quantità trattate per configurazione diventa quindi un indicatore da seguire: mostrerà quali assetti sono stati realmente usati e quanto la flessibilità ha alleggerito la pressione sulla raccolta.

La catena degli sbocchi esterni che si è chiusa

Il dossier tecnico allegato agli atti segnala una sequenza ampia di criticità. Le capacità programmate con Ecosystem e SAF hanno perso affidabilità per circa 160mila tonnellate di flussi attesi; Ecologia Viterbo ha ridotto la ricezione di scarti; Deco, collegata al gruppo Acea, ha sospeso i conferimenti dal 9 febbraio; Lomellina Energia e Feronia risultano indisponibili per nuovi flussi; San Vittore Lazio ha ridotto temporaneamente l’accettazione di CSS per manutenzione programmata. A questa parte nazionale si aggiunge una difficoltà logistica sui trasferimenti marittimi verso Cipro, Turchia e Nord Europa, con minore capacità di assorbimento anche da parte di cementifici esteri in aree vicine a contesti di conflitto.

Questa ricostruzione spiega perché la misura romana non va letta come intervento su un impianto solo. Il ciclo della Capitale dipende ancora da una rete di sbocchi distribuiti fuori città e fuori regione. Quando più destinazioni si riducono nello stesso periodo, il margine di sicurezza scompare rapidamente. Il dettaglio tecnico trova riscontro nei provvedimenti commissariali e collima, sui passaggi essenziali, con le verifiche di Fanpage.

Il passaggio con la Regione e il…


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 Junior Cristarella

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