Sono pubblici i numeri ufficiali dell’azzardo del 2025: 165,3 miliardi è la raccolta totale, cioè tutto il denaro puntato dai giocatori e dalle giocatrici in un anno. Una cifra in crescita del 5% rispetto al 2024. Di questi, ben 100,881 miliardi riguardano solo l’azzardo online, mentre 11,4 miliardi (-0,74% rispetto al 2024) è quanto rientrato nelle casse dello Stato. Le perdite nette di chi ha azzardato invece superano i 20 miliardi.
Le slot machine, ancora il “gioco” fisico più diffuso, registrano una flessione rispetto agli anni passati, in particolare la raccolta delle Awp è scesa a 14,9 miliardi rispetto ai 22,9 del 2019, segnando un cambiamento strutturale nei consumi. Infatti il grosso dell’azzardo si è spostato definitivamente sul digitale, trainato dai giovani tra i 25 e i 34 anni.
Guardano agli altri principali “giochi” fisici: Gratta e Vinci hanno registrato 12,9 miliardi di raccolta; il Lotto: 8,2 miliardi, il Superenalotto: 1,7 miliardi e la Lotteria Italia: 48 milioni di euro. La Regione dove si gioca di più è la Lombardia, seguita da Campania e Lazio. I volumi più contenuti si registrano in Valle d’Aosta e Molise.

Nel 2025 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (Adm) ha effettuato 31.391 controlli e ha oscurato più di 1.038 siti illegali L’azzardo resta infatti uno dei canali privilegiati per il riciclaggio, l’usura e il controllo economico dei territori. Gli ultimi dati raccolti da Libera parlano di almeno 147 clan coinvolti nel settore dal 2010, distribuiti in 16 Regioni. I margini di guadagno per l’illegale restano elevatissimi: fino a 8 o 9 euro per ogni euro ‘giocato’. Si stima infatti che il valore generato dalle scommesse illegali si aggiri intorno ai 20 miliardi.
Il 2025 è stato anche l’anno in cui sono cambiate alcune regole sulla trasparenza del gioco online. Sono state infatti eliminate le cosiddette skin, ossia siti secondari che moltiplicano l’offerta di azzardo con poca trasparenza. Ogni concessionario può ora gestire solo un portale ufficiale, con il proprio marchio e logo ben visibili.
Buone notizie? Non proprio!
Val la pena andare a fondo di questi numeri, entrarci dentro, cercare di vedere cosa c’è dietro e guardare nella direzione che ci stanno indicando. Sono numeri che urlano sottovoce, sovrastati dal rumore della pubblicità e dei testimonial. Sono numeri esplosivi che sbuffano, soffocati dal fumo negli occhi del ‘gioco responsabile’. Sono numeri chiari, espliciti, incontrovertibili, eppure, se non vengono guardati dal vicino, toccati, soppesati, messi in controluce, restano cifre come tante, slegate dalla vita quotidiana. Numeri aleatori come la ‘sorte’ a cui ancora ci si appella quando si azzarda. Invece questi numeri sono veri e propri fatti che ci riguardano tutti. Perché ci dicono quanto e come ci stiamo impoverendo: economicamente e socialmente.
L’azzardo è una pandemia che è stata normalizzata. È come se nel 2020 avessimo considerato il Covid una semplice influenza. Allora, cosa ci dicono questi numeri? Lo abbiamo chiesto, anzi visto insieme a Massimo Masetti del comitato scientifico di Avviso Pubblico.
Spendiamo più in azzardo che in sanità
Dai 157,4 miliardi di euro spesi dagli Italiani in azzardo nel 2024 siamo passati ai 165,3 miliardi nel 2025. Questi soldi equivalgono «a più del 7,5% del prodotto interno lordo del nostro Paese che significa più di quello che spendiamo per la Sanità (6,2% del Pil, ossia circa 138 miliardi di euro); che significa più di quello che spendiamo per l’Istruzione dalla scuola materna all’università (52 miliardi praticamente un terzo della spesa in azzardo); che significa più del valore dei bilanci annuali di tutti i 7.901 Comuni italiani che insieme valgono 77 miliardi. Quindi, facendo una media, si spende in azzardo più del doppio del bilancio di ogni singolo Comune. Tutto questo significa anche che ogni singolo cittadino dagli 0 ai 100 anni nel 2025 ha speso in azzardo circa 2.770 euro». Anche se non ha scommesso, grattato nessun biglietto delle lotterie istantanee o inserito denaro in una slot machine.


Pensiamo dunque a quello che avremmo potuto fare con quasi 3mila euro e proviamo a visualizzare la distanza che separa l’ammontare della spesa in azzardo rispetto a quella per la sanità e per l’istruzione. Bene. A questo punto siamo pronti per un altro dato di consapevolezza: la cifra spesa per il gioco d’azzardo nel 2025 equivale ad oltre 7 volte l’entità finanziaria dell’ultima manovra di bilancio per il triennio 2026-2028 che è pari a 22 miliardi di euro.
La beffa per lo Stato
Lo Stato resta il primo croupier che ad ogni Governo legalizza sempre più “giochi”, perché desidera fare cassa. Parliamo ovviamente di erario, quindi di tasse, dato che i “giochi” legali sono tassati.
Nel 2025 però «all’aumento della spesa non è corrisposto un aumento dell’entrata. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli-Adm aveva dichiarato di puntare per il 2025 a una raccolta fra i 168 e i 170 miliardi che avrebbe permesso di avere la medesima entrata erariale dell’anno precedente». In sostanza lo Stato spera che la persone giochino e spendano: «Nei documenti ufficiali si parte sempre dallo stesso presupposto: il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha come obiettivo mantenere invariato il gettito erariale, tenendolo sugli 11,8 miliardi come è successo nel 2024. Ma perché questo accada, è necessario che sempre più persone “giochino”». Come mai? «L’azzardo online aumenta ogni anno ed è molto meno tassato rispetto a quello fisico». Invece è successo che l’erario ha incassato nel 2025 “solo” 11, 4 miliardi.


Verrebbe allora da pensare che hanno giocato meno persone. E invece no, la beffa è che «hanno giocato più persone, anche se non tanti quanti se ne aspettava il Mef, inoltre all’aumentare delle cifre giocate è diminuita l’entrata erariale». Per capire meglio questo paradosso dobbiamo fare un balzo dentro l’azzardo online.
I giochi fisici, in particolare le slot machine che sono fra i giochi di maggior successo, sono pesantemente tassati «per cui chi azzarda sempre più spesso va online, dove le vincite sono più frequenti. Stiamo parlando del payout, ossia della percentuale restituita ai giocatori sotto forma di vincite» anche se di scarsa entità. «Il gioco telematico oggi in Italia vale 100 miliardi e 881 milioni di euro, ossia quasi il 61% della raccolta totale. Stiamo andando dunque verso un rapporto 70-30% tra online e fisico. Un trend che ormai è inarrestabile».
Chi vince davvero
A guadagnarci sul serio è la filiera: anzitutto i concessionari, poi i gestori. I concessionari – «che nel 2025 hanno guadagnato 9,8 miliardi» – sono società o enti privati autorizzati dallo Stato, attraverso Adm, per gestire l’offerta di giochi d’azzardo leciti sul territorio italiano e anche online. C’è però un altro paradosso. «I grandi concessionari dell’azzardo non hanno sede in Italia: Sisal è stata comprata da Flutter che è inglese, Lottomatica non è più italiana da tempo, è di proprietà irlandese… Quindi i loro guadagni tendenzialmente non vengono reinvestiti nel nostro Paese. Oltre a non pagarci le tasse ovviamente. Perciò gli unici soldi che lo Stato prende sono quelli dei cittadini che azzardano, non quelli dei concessionari».
Ma chi sono i giocatori e le giocatrici che finanziano lo Stato? La…
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Antonio Mola
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