Abbiamo ricostruito il fascicolo partendo dagli atti che regolano davvero la misura: stanziamento, sportello digitale, bando 2024/2025, decreto di chiusura anticipata e passaggio nazionale dal Conto Termico 2.0 al Conto Termico 3.0. La notizia del giorno vale meno se letta come semplice rifinanziamento; vale di più se letta come correzione amministrativa di una misura che aveva già saturato la dotazione.
Dati aggiornati al 5 maggio 2026, ore 17:28. La misura riguarda le pratiche già inserite nella coda del bando Incentivi Camini. Per nuove domande, cittadini e imprese dovranno attendere atti applicativi o eventuali aperture successive.
Sommario dei contenuti
Cosa cambia subito: la Regione finanzia la coda già formata
Il nuovo stanziamento da 1.100.000 euro ha una destinazione precisa: liquidare pratiche di cittadine e cittadini già in lista d’attesa. In termini amministrativi significa che l’ufficio competente può riprendere lo scorrimento delle istanze nell’ordine in cui sono arrivate, verificare i fascicoli ancora sospesi e portare a pagamento quelli che superano i controlli. La misura produce effetti soltanto sui fascicoli già presentati.
Il dettaglio decisivo è la parola liquidazione. Indica denaro destinato a chiudere pratiche che hanno già attraversato il primo imbuto della piattaforma regionale e che attendono copertura finanziaria. Da oggi i tempi dipendono dalla posizione in graduatoria cronologica e dalla completezza dei documenti caricati; un fascicolo incompleto resta vulnerabile a richieste di integrazione.
Perché si è creata la lista d’attesa
La coda nasce da una domanda più alta della dotazione. Il servizio digitale regionale aveva già comunicato il 4 marzo 2025 l’esaurimento delle risorse destinate alla sostituzione degli impianti termici civili alimentati a biomassa legnosa, inserendo le istanze non evase in lista d’attesa e mantenendo come criterio l’ordine cronologico. Il passaggio successivo è arrivato con il decreto dirigenziale 416 del 27 giugno 2025, che ha chiuso in anticipo lo sportello dopo la ricognizione della dotazione, già consumata con la liquidazione di 892 istanze.
La ricostruzione mostra una sequenza lineare. Prima la misura funziona e consuma i fondi disponibili, poi la Regione prende atto della saturazione, quindi chiude lo sportello per evitare una coda senza copertura certa. Nel settembre 2025 era già arrivato un ulteriore stanziamento regionale da 1.500.000 euro per finanziare pratiche in attesa; i 1.100.000 euro del bilancio 2026 si inseriscono nello stesso meccanismo di scorrimento. La differenza sta nella fase: ora il compito amministrativo consiste nel trasformare istanze rimaste sospese in pagamenti effettivi.
Il perimetro tecnico del bando 2024/2025
Il bando 2024/2025 era rivolto alle persone fisiche residenti in un Comune campano. Ogni richiedente poteva presentare al massimo due istanze e l’incentivo regionale funzionava come somma aggiuntiva rispetto al contributo riconosciuto dal GSE per lo stesso intervento. Questa architettura spiega perché il fascicolo regionale dipende dal passaggio nazionale sul Conto Termico: dopo quel riconoscimento, la Regione può integrare il contributo entro il tetto delle spese ammissibili.
L’intervento finanziabile riguarda la sostituzione di un impianto esistente, funzionante e registrato nel Catasto degli Impianti Termici comunale o provinciale, quando il catasto è attivo nel territorio. La vecchia apparecchiatura poteva essere un caminetto aperto, una stufa a legna, pellet o biomassa solida oppure una caldaia a biomassa con classificazione ambientale inferiore o uguale a 3 o 4 stelle. Il nuovo impianto doveva salire a una classe non inferiore alle 5 stelle, oppure essere sostituito con pompa di calore o sistema ibrido entro la potenza termica nominale di 35 kW.
Gli importi massimi: perché il mix degli impianti decide quante pratiche si chiudono
Il contributo regionale ha valori diversi. Nel bando la scala era differenziata in base al generatore installato: 2.000 euro per le stufe 5 stelle, 4.000 euro per i termocamini 5 stelle, 5.000 euro per caldaie 5 stelle e sistemi ibridi, 6.000 euro per le pompe di calore. Il cumulo con Conto Termico e altre agevolazioni non può superare il 100% della spesa ammissibile, quindi l’importo teorico può ridursi se la spesa già coperta dal GSE lascia meno spazio al contributo regionale.
Da qui discende una lettura utile dello stanziamento. Se tutti i fascicoli finanziati riguardassero pompe di calore al massimo regionale, 1.100.000 euro coprirebbero circa 183 pratiche. Con sole stufe il numero salirebbe a 550; con caldaie o sistemi ibridi si collocherebbe attorno a 220; con termocamini arriverebbe a 275. La realtà sarà un mix, perciò il numero finale delle posizioni sbloccate dipenderà dalla composizione della coda e dagli importi effettivamente riconoscibili dopo il controllo contabile.
Documenti e controlli: il collo di bottiglia è anche documentale
Chi è in lista d’attesa deve leggere il nuovo stanziamento come una possibilità concreta, ma la pratica resta legata al fascicolo digitale. La piattaforma richiede la scheda contratto rilasciata dal GSE, il dettaglio delle spese sostenute, un IBAN italiano, il certificato ambientale del generatore a biomassa quando il nuovo impianto resta su biomassa, il libretto d’impianto e i codici di targatura o catasto. Alla parte tecnica si aggiunge la dichiarazione di conformità dell’installatore ai sensi del D.M. 37/2008.
La verifica dell’impresa incaricata è un passaggio spesso sottovalutato. Il bando richiede la visura camerale, l’abilitazione coerente con l’impianto installato e l’attestato di qualifica FER del responsabile tecnico. Per pompe di calore o sistemi che coinvolgono gas fluorurati serve anche il patentino F-Gas dell’impresa. Questo spiega perché due pratiche entrate nello stesso periodo possono avere tempi diversi: una coda cronologica decide l’ordine di accesso al fondo, la qualità documentale decide quanto velocemente quel turno diventa liquidazione.
Il passaggio al Conto Termico 3.0 cambia lo sfondo nazionale
Il vecchio bando campano nasceva in concorso con il Conto Termico allora operativo. Oggi il quadro nazionale è cambiato: il D.M. 7 agosto 2025 sul Conto Termico 3.0 è entrato in vigore il 25 dicembre 2025 e il GSE ha disciplinato il passaggio dal precedente Conto Termico 2.0. Per le pratiche già trasmesse prima di quella data continua a contare la disciplina transitoria, mentre le future aperture dovranno allinearsi al meccanismo aggiornato.
Questa distinzione evita un equivoco pratico. Le risorse regionali del 2026 sbloccano pratiche nate dentro il percorso del bando 2024/2025 e collegate a una scheda GSE già determinante per l’ammissibilità. L’ampliamento verso imprese e ristorazione dovrà invece dialogare con il Conto Termico 3.0, che ha una platea più ampia e regole più aggiornate sugli interventi di piccola dimensione per efficienza energetica e produzione di energia…
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Junior Cristarella
Source link

